Il prosecco italiano patrimonio dell’UNESCO e qualcuno ha da ridire..

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di Gianluca Bitelli

Sono ben 55 i siti patrimonio dell’UNESCO presenti in Italia: https://www.repubblica.it/ambiente/2019/07/07/news/unesco_i_55_siti_italiani_patrimonio_dell_umanita_-230622212/

Un numero altissimo che conferma ancora una volta la maestosa bellezza del nostro paese, il più bello del mondo (almeno secondo l’UNESCO).

Solitamente l’iscrizione di un nuovo sito all’interno della lista dei patrimoni dell’umanità è motivo di gioia ed orgoglio per una nazione che vede riconosciuta la propria unicità a livello mondiale.

In Italia però, può succedere che anche un evento di questo tipo diventi oggetto di discussione.

Pochi giorni fa l’UNESCO ha diramato a Baku la lista aggiornata e tra i nuovi siti patrimoni dell’umanità.

Le colline di Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene in Veneto ne fanno parte.

In queste colline il prosecco, nello specifico la Glera una delle quattro varietà del disciplinare DOCG, è coltivato da più di 100 anni.

In queste aree la viticoltura ha un ruolo fondamentale nella conservazione paesaggistica.

Insomma, il riconoscimento dell’UNESCO sembra proprio essere il giusto premio per una zona unica nel mondo.

Questo successo però non ha reso felici tutti quanti.

L’Associazione Guide Turistiche Italiane ed altre figure di rilievo hanno visto in questo premio una mera manovra di business in cui non fosse possibile identificare nessun obiettivo di sviluppo sostenibile.

Di fatto, negli ultimi anni, il successo del Prosecco in giro per il mondo ha portato all’allargamento dell’areale di produzione di questo spumante, portando all’inclusione del Friuli e di altri comuni del Veneto.

La diffusione intensiva di questa monocoltura è stata additata come la responsabile della degradazione del suolo.

Inoltre si ritiene che vigneti autoctoni ed altre colture tradizionali siano state espiantate a causa del Prosecco.

Inoltre, al Prosecco sono da sempre associati metodi di coltivazione che prevedono l’uso di macchinari pesanti e prodotti di sintesi chimica, non certo quella che si definirebbe tutela del territorio.

Per quanto queste accuse possano avere uno sfondo di verità, il discorso a mio avviso rischia di essere un po’ generalista.

Il solo fatto che nella zona di produzione del Prosecco ci siano aziende che non hanno a cuore la salute del proprio terreno, non può trasformare l’intera produzione di questa varietà in un male per il pianeta.

Se questo fosse vero lo stesso discorso potrebbe essere fatto per la zona del Langhe-Roero e Monferrato.

Però nel 2014 nessuno aveva osato attaccare l’inserimento di quest’area nella lista dell’UNESCO.

A questo si aggiunge il fatto che l’area riconosciuta patrimonio dell’UNESCO, Conegliano e Valdobbiadene, è una zona in cui il Consorzio della DOCG lavora da anni per la tutela del territorio ed in cui l’equilibrio tra superficie boschiva e vitata è sempre stato mantenuto invariato.

In questi due comuni, la coltivazione del Prosecco rappresenta una pratica tradizionale in cui non sono mai stati riscontrati eccessivi impatti ambientali.

La critica è fondamentale e serve sempre in un processo di miglioramento.

Il problema è che ci si perda in futili discussioni che non servono a nessuno e tanto meno ad un paese già in difficoltà.

Viviamo in uno dei paesi più belli del mondo e, fortunatamente, c’è ancora qualcuno che ce lo riconosce.

Gianluca Bitelli

Tempo di lettura: 1’10’’

Foto tratta da: https://www.cittanuova.it/prosecco-patrimonio-dellumanita/

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