Invecchiamento: il “male” del secolo

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di Alberto Aiuto

 “Senectus ipsa morbus”, twittava Terenzio molti secoli fa in slang romano.

Oggi, quante volte ci sentiamo dire: “Per te in tempo non passa mai!” (da non confondere con il perfido “Come sei giovanile!”).

Non sempre età anagrafica ed età biologica corrispondono.

La prima è solo la somma aritmetica degli anni che si susseguono;

la seconda è l’età che si può attribuire a un individuo sulla base delle sue condizioni fisiche (qualità dei tessuti, degli organi e degli apparati).

In realtà siamo di fronte ad una pandemia che colpisce soprattutto il mondo occidentale.

Già oggi in Italia il 22,8% della popolazione ha più di 65 anni (a fronte del 20,3% della media UE).   

L’invecchiamento dal punto di vista biologico è un processo caratterizzato da un graduale accumulo di “danni” molecolari e cellulari.

Il grado e il tipo di danni che si accumulano nel tempo hanno una grande variabilità legata alla diversa genetica individuale e all’influenza dei fattori ambientali e comportamentali.

Questi danni si manifestano con un declino di funzionalità riscontrabile maggiormente a livello fisico, cognitivo, endocrino, fisiologico e immunitario e contribuiscono alle cosiddette fragilità nell’anziano.

Invecchiamento: le cause

Gran parte di questi danni sarebbero indotti dai radicali liberi e dal conseguente stress ossidativo, a livello di DNA, RNA, dei lipidi delle membrane cellulari e delle strutture delle proteiche.

Contribuiscono a determinare questo fenomeno anche fattori sociali legati allo stile di vita che si conduce e alla qualità e quantità di relazioni sociali che abbiamo.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare le cattive abitudini (svolgere scarsa attività fisica, bere troppi alcolici, fumare o fare uso di sostanze stupefacenti), che facilitano il declino cognitivo.

Particolarmente temuto è l’invecchiamento cerebrale alla base dell’Alzheimer che comporta tra l’altro la perdita della memoria a breve termine.

Si tende così a far fatica a ricordare i nomi delle persone e determinate parole, utilizzate per designare specifici luoghi e oggetti.

Ciò avviene perché i neuroni si riducono e con essi anche le connessioni nervose.

Invecchiamento: cosa fare

Alcuni ricercatori neozelandesi hanno utilizzato una lista di 18 indicatori fisiologici, tra i quali la pressione sanguigna, il metabolismo, la funzione renale, polmonare ed epatica, il colesterolo, il sistema immunitario, la salute dei denti e la lunghezza dei telomeri (piccole porzioni di Dna che si trovano alla fine di ogni cromosoma, la cui lunghezza si riduce progressivamente in seguito alla riproduzione cellulare), oltre a riferirsi alle abilità di coordinamento, di equilibrio e cognitive, per misurare la rapidità dell’invecchiamento di quasi 1.000 persone tra 26 e 38 anni.

Alla fine dell’esperimento, come era lecito aspettarsi, alcuni erano deceduti, altri dimostravano circa 28 anni, chi 61 e chi non era invecchiato per nulla:

in media, ogni soggetto, ogni anno, invecchiava di 1,2 anni.

Incrociando questi dati con le informazioni sullo stile di vita dei partecipanti allo studio, nel tentativo di capire quale fattore fosse più significativo nel processo di invecchiamento o, al contrario, quale fattore fosse stato determinante nel mantenimento della gioventù, si è scoperto che abitudini di vita e alimentazione hanno un ruolo determinante.

Non per niente quando a tavola decidiamo di fare uno strappo alla regola, diciamo “facciamoci male”.

Appare evidente l’importanza di proteggersi dai radicali liberi e/o dell’assunzione di antiossidanti mediante un dieta ricca di:

  • frutta,
  • verdura,
  • legumi,
  • cereali,
  • Omega-3,

e in misura minore di:

  • uova e
  • carni bianche e
  • un ridotto consumo di carni rosse.

Insomma il segreto per invecchiare meglio (e anche per iniziare a invecchiare meglio da giovani) sarebbe il mangiare meno e meglio, oltre ad averlo più lungo …. il telomero, il telomero (maliziosi).

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’50”

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