Greta Thunberg e lo scontro tra generazioni

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di Claudio Razeto

Greta Thunberg: L’idea del conflitto tra giovani e vecchi.

Gli italiani stanno vivendo, come altri paesi occidentali, questo scontro generazionale?

Oggi i sociologi ci dividono convenzionalmente in fasce anagrafiche.

Da un lato i Millennial o Generazione Zeta,

i nati negli anni Ottanta e dopo.

Sono i giovani di oggi. Gli studenti, quelli che si affacciano al mondo del lavoro e quelli che faticano a trovarlo.

Allungano gli studi, se se lo possono permettere, con master, corsi di specializzazione, lingue straniere persino il cinese o il coreano.

La concorrenza è dura. La laurea non basta più. Il solo diploma basta a chi si accontenta.

Dalla loro hanno la conoscenza delle tecnologie. Sono nati col digitale.

Svolgono lavori che dieci anni fa nemmeno esistevano.

Una iper connessione naturale che può essere l’arma vincente ma che richiede un aggiornamento continuo nelle selezioni del personale.
I migliori, i più motivati, spesso donne, trovano un po’ alla volta il loro spazio per crescere.

In Italia la gavetta, tra praticantati, stage, sostituzioni, contratti precari, si è sempre fatta. Giovani e sfruttati.

In Italia di più che all’estero.

E oggi è ancora più dura. Le opportunità sono di meno e se si resta tagliati fuori si rischia di restare a casa con mamma e papà senza poter iniziare una vera vita autonoma e indipendente.

E chi invece lavora, ritarda progetti come la famiglia e i figli, un po’ per necessità un po’ per scelta perché non ci si sente pronti ad assumersi responsabilità e magari anche gli insuccessi visti in tanti genitori divorziati e separati.

Il crollo demografico, europeo e non solo italiano, lo testimonia.

Poi ci sono gli anziani.

I baby boomer, nati dagli anni 50 in piena crescita demografica.
Quelli dei doppi turni a scuola perché non bastavano le classi, del servizio militare, dei matrimoni a 20 anni, con 2 o 3 figli.

Quelli che hanno visto se non fatto, il 68, che ricordano perché c’erano i fatti che hanno preceduto la fine del secolo.

Da Kennedy a Trump, da Saragat a Mattarella.

Oggi molti di loro sono alle soglie della pensione o ci sono già andati.

Parecchi vivono una terza età, in molti casi diversa, dai nonni di una volta.

Nonni young. Giovanili e in forma.

In grado spesso di sostituire in tutto l’assistenza ai nipoti che i genitori faticano a dare perché impegnati nel lavoro.

Di questi senior, un tempo seduti su una panchina a leggere il giornale, quelli che hanno la fortuna di avere la salute, o solo qualche acciacco lieve, e una situazione economica positiva, fa sport, va in vacanza, socializza e vive relativamente bene a parte le preoccupazioni per i figli, i nipoti e il loro futuro.

E le pensioni divise tra sociali minime e da contributi versati con divari a volte importanti legati alle carriere, ai percorsi professionali e naturalmente alle famiglie da cui provengono.

La generazione X è quella di chi è nato tra gli anni ’60 e ’80.

Sono la fascia dei più attivi, se hanno la fortuna di avere o conservare un lavoro.

Dai 50enni ai 60enni si barcamenano su una sorta di scivolo sociale tra ultimi rari scatti di carriera, tagli al personale, buonuscite, ma anche cassa integrazione e disoccupazione forzata.
I più giovani della generazione X sono i 40 enni, quelli che se non l’hanno già fatto faticano molto ad inserirsi, molti se ne vanno all’estero.

Se hanno un curriculum adeguato. Se invece lavorano magari dopo aver cambiato regione o città, faticano ad emergere in aziende che spesso sono in dismissione più che in crescita e offrono poco spazio a promozioni e stipendi più alti.

Questa più o meno la foto degli Italiani.

Qualcuno li vorrebbe contrapposti per motivi economici, politici e sociali.

I “vecchi” i nonni pensionati e benestanti, i padri e le madri che alla fine se la cavano, i figli defraudati e “derubati” del loro futuro.

Un tema che è emerso anche dopo le manifestazioni dei giovani scesi in piazza per manifestare al seguito di Greta Thunberg, contro la crisi climatica e il pericolo che corre il pianeta.
I social si sono letteralmente colmati di commenti, divisi tra pro e contro.

Tanto livore da un lato, solidarietà e supporto a lei, e ai tanti giovani scesi in piazza dall’altro.

Greta ha colpito duro e tuonato “avete rubato i miei sogni e la mia infanzia” in faccia ai potenti della terra riuniti all’ONU.

Appoggiata visibilmente dalle persone:

  • politici,
  • istituzioni,
  • media e
  • giornali

che in questi decenni, proprio a partire dagli anni 50, avrebbero dovuto prevedere i pericoli e intervenire.
Un po’ meno da tanta gente comune o influencer del web che l’hanno accusata di strumentalizzazioni, speculazioni o anche solo di non avere un look (ha la sindrome di Asperger) troppo simpatico specie quando è un po’ alterata.

Il dibattito sul surriscaldamento climatico della terra va avanti da tempo tra bufale e ricerche scientifiche.

Il prof. Rubbia, lo scienziato fisico di fama, disse che il clima è sempre cambiato ciclicamente fin dai tempi antichi, dalla preistoria all’antica Roma.

Tra surriscaldamento e glaciazioni.

Peccato che all’epoca dei Romani non cerano i 7 miliardi di abitanti di oggi per lo più auto muniti e riscaldati a gas invasivi sul territorio e inquinanti per l’atmosfera.

L’inquinamento è un’emergenza e le risorse anche.

L’abbandono dei carburanti e del petrolio è già un problema cosi come le emissioni di CO2. Greta ha ragione a protestare ma la questione non è solo dei Millennials e di chi li segue generazionalmente, ma di tutti.

L’inquinamento, lo smog, le malattie, i nuovi virus, le città insozzate, il riciclo dei rifiuti, la cementificazione, gli incendi dolosi e non di intere foreste dalla Russia all’Amazzonia.

Le migrazioni forzate da paesi, ricchi di risorse, ma poveri e derubati.

Le conseguenti rivoluzioni che sfociano nel terrorismo finanziato anche col petrolio.

“La casa brucia” ha detto Greta.

La causa siamo noi, umani, sapiens evoluti ma non abbastanza da capire che è ora di darci una svegliata. Tutti.

È arrivato il momento, si spera, di cambiare stile di vita. Se vogliamo sopravvivere o solo vivere meglio.

Lo spreco e i consumi, che sono stati la parola d’ordine degli ultimi 50 anni, fanno parte delle rinunce che dovremo affrontare.

La creazione di nuovi modelli spetta anche e soprattutto ai giovani, con lo studio, la ricerca, la capacità di dare il giusto benessere senza derubare nessuno dei propri sogni.

Ogni generazione ha avuto le sue crisi. Dalle guerre al terrorismo.

Oggi, anche per colpa di chi ha dato spazio solo ai soldi, al profitto, l’edonismo ottuso tutto lusso, movida, fashion e quattrini magari esentasse, ci troviamo in questa situazione che clima o no va affrontata.

Greta non è il problema né la risposta.

È una ragazzina con un cartello che ci dice di trovare il modo per cambiare, lo dice ai politici – con rabbia ma col cuore come hanno sempre fatto i giovani – ma anche a noi che inquiniamo e sporchiamo il nostro unico mondo e la sua natura che si estingue.

Claudio Razeto
Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: https://www.wired.it/attualita/ambiente/2019/09/26/5-nuove-bufale-greta-thunberg/

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