La morte del generale Iraniano Soleimani: Le vere vittime dei giochi di guerra americani

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di Claudio Razeto

La morte del generale Iraniano Soleimani:

Libia, Iran, Iraq e poi la Siria ancora in crisi dopo la guerra al Califfato nero dell’Isis.

Il medio Oriente ribolle e l’ultimo evento, l’uccisione del generale Quassem Soleimani da parte degli Americani di Trump, ha tenuto il mondo col fiato sospeso per un intero fine settimana. Facendo temere seriamente in un nuovo conflitto.

Una guerra, uno scontro armato se non globale, abbastanza pericoloso da coinvolgerci è stata minacciata ed ipotizzata da mass media e analisti politici.

Eppure sentiamo queste crisi, queste svolte epocali della storia, come eventi lontani, che non ci possono toccare. Quasi non ci riguardassero, a parte il clamore nei telegiornali e nei talk show televisivi.
Come se un meteorite stesse piombando sul pianeta, ma la cosa non ci toccasse affatto.
Perché pare quasi che quei fatti accadranno in una sorta di “altrove” che non ci appartiene.

Probabilmente, tanto per rifarci ad eventi storicamente a noi più vicini, gli italiani che il fatidico 10 giugno del 1940, sentirono il duce, Benito Mussolini, arringarli  dal famoso balcone di piazza Venezia, nella cosiddetta “ora delle decisioni irrevocabili”, ed annunciare l’entrata del nostro Paese in  guerra, non avvertirono la minaccia che c’era dietro quella parola: “Guerra !”.

https://it.m.wikisource.org/wiki/Italia_-_10_giugno_1940,_Annuncio_della_dichiarazione_di_guerra

La morte del generale Iraniano Soleimani:

C’era la promessa inevitabile di morte, distruzione, uccisioni commesse e subite.

L’Italia e l’Europa ridotte in macerie in pochi anni.

La strada “irrevocabile” quella sì, verso un disastro di proporzioni mondiali.
Eppure l’estate del 1940 fu una stagione apparentemente spensierata per molti popoli europei.

La politica di negoziati con Hitler, le concessioni in nome della pace da parte degli inglesi e dei francesi. La mediazione italiana di Mussolini.

La guerra vera sembrava solo un enorme bluff. La politica cosiddetta dell’appeasement  (riappacificazione, accordo, accomodamento) del premier britannico Chanberlain l’avrebbe sicuramente evitata.

Nessuno sarebbe stato così folle da scatenare un nuovo conflitto come quello concluso solo 30 anni prima.

L’ipotesi di tornare a combattere prima per la Ruhr rioccupata dalla Germania, poi per i Sudeti e la Cecoslovacchia reclamata dai nazisti o per l’unificazione di Germania  e Austria, sembrava lontana.

Nemmeno la guerra civile di Spagna, sanguinosa e fratricida, una specie di prova generale delle armi che si sarebbero usate nella ben più terribile Seconda guerra mondiale, era riuscita a scuotere i popoli d’Europa.

Eppure la maggior parte degli uomini che ora si trovava a dover prendere decisioni così importanti per il futuro, aveva visto di persona il massacro della Grande guerra.

Alcuni di loro avevano persino combattuto sul campo.

Il solo ricordo delle trincee, dei morti, dei gas, dell’ecatombe provocata dall’uso su vasta scala di armi tecnologicamente sempre più avanzate e terribili come le mitragliatrici, i cannoni, gli aerei, i carri armati, sarebbe bastato a far desistere anche il più folle dei leader mondiali.

Eppure non fu così. Quando Hitler invase la Polonia, nel ’39, diede il via all’escalation. Voleva il corridoio per Danzica. Ebbe la seconda guerra mondiale.

Oggi il mondo, apparentemente più avveduto, sembra voler correre, ogni tanto, gli stessi pericolosissimi rischi.
La prima guerra mondiale scoppiò per un attentato. Il 28 giugno 1914, l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria e d’Ungheria, fu il “colpo di pistola” che fece deflagrare l’Europa.

La morte di un solo uomo provocò, con  la guerra che ne sarebbe seguita, oltre 20 milioni di morti.

Certe cose possono ancora succedere. Basta un niente.
Anche nei più ” moderni” e tecnologici anni 2000.

Nei giorni scorsi un’uccisione “mirata” ha fatto temere un’escalation militare in  medio Oriente e l’apertura di un conflitto diretto tra Iran e Usa.

La morte del generale Iraniano Soleimani:

Un drone, su ordine diretto del Presidente Usa, Donald Trump, il 3 gennaio 2020 ha infatti bombardato l’aeroporto di Baghdad e ucciso, tra gli altri, un alto ufficiale di Teheran, il generale iraniano Quassem Soleimani e Abu Mahdi al-Muhanduis, suo stretto consigliere.
Soleimani aveva combattuto con i pasdaran iraniani fin dai tempi della guerra contro l’Iraq negli anni ’80, e partecipato a tutte le operazioni successive che hanno coinvolto il suo Paese nei 30 anni successivi. Anche quelle più segrete.
L’ultima al fianco del governo siriano di Bassar Hafiz al-Assad, impegnato nella guerra civile seguita alla cosiddetta Primavera araba del 2011.

E poi contro l’Isis e il Califfato del cosiddetto Daesh.

Nel “caos” di alleanze incrociate che hanno caratterizzato la guerra allo stato terrorista, l’Iran è stato l’unico Paese ufficialmente sceso in campo a fianco di Assad, insieme alla Russia di Putin che ha dato i colpi finali, col suo preponderante apporto militare, abbattendo in Siria, le bandiere nere dello Stato islamico salafita.

Le ore immediatamente successive all’attacco sono state le più convulse.
Si è realmente temuta un’escalation bellica con il coinvolgimento di altri paesi.
Trump ha persino minacciato di distruggere i siti culturali iraniani.

Poi però tutto è velocemente rientrato e lo scontro, a parte qualche manifestazione a Teheran con le bandiere del “grande Satana” americano date alle fiamme, e il tam-tam mediatico di dichiarazioni, minacce e smentite, che ha preso, fortunatamente, una direzione meno catastrofica.
La crisi, dopo un “simbolico” bombardamento di rappresaglia iraniano, senza vittime, anche perché le basi nel mirino erano state preavvisate dei lanci, è finita così come era cominciata.

Trump, che tra l’altro aveva dato il via al raid senza la preventiva autorizzazione del Congresso americano, prassi inusuale ma non proibita al leader della più grande nazione del mondo, ha chiuso la crisi con la promessa che l’Iran non avrà mai armi nucleari.

Ma chi era realmente il generale Soleimani, considerato un martire dal popolo iraniano e un  terrorista dai servizi segreti occidentali e israeliani ?

Di certo, dopo i successi ottenuti nella sua lunga carriera militare, una specie di eroe nazionale per i paesi musulmani sciiti.

L’eliminazione di un personaggio del suo calibro dovrebbe suscitare qualche interrogativo in più negli analisti interazionali.

Forse la chiave di lettura potrebbero darla gli avvenimenti successivi, la reazione in definitiva “moderata” del regime iraniano.

La volontà di non eccedere e di evitare ogni escalation per salvaguardare la ‘pace”, un pò come accadeva ai tempi di Hitler negli anni in cui la guerra veniva evocata per ottenere ingrandimenti territoriali.

I veri obiettivi, spesso, in politica estera non vengono mai palesati.
E le trattative diplomatiche spesso restano secretate per decenni se non per sempre.
Forse il caso del raid del 3 gennaio 2020 resterà uno di questi.

La morte del generale Iraniano Soleimani:

La morte di Soleimani, un risultato immediato lo ha ottenuto. Ha ricompattato l’opinione pubblica iraniana, da mesi in piazza in contestazione contro il governo, intorno al regime dell’Ayatollah Khamenei e del Presidente Hassan Rouhani.

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/01/06/funerali-soleimani-milioni-a-teheran_d2c2ad30-770b-44fd-9b58-d0b3dea8238b.html

Ma per poco.

Anche questa volta la guerra, sia pure solo evocata, ha voluto il suo tributo di sangue.
Mentre gli iraniani lanciavano i loro missili sulle basi americane, un aereo di linea ucraino decollato dall’aeroporto di Teheran veniva abbattuto dalla contraerea di Teheran.

Forse scambiato per un velivolo americano, un jet  è stato abbattuto causando la morte di 176 civili innocenti uccisi dai Pasdaran iraniani che hanno cercato di negare ogni responsabilità e poi ammesso l’errore di un loro “soldato”.

176 tra piloti, assistenti di volo e passeggeri.

C’erano anche molti cittadini iraniani a bordo 82, oltre a 63 canadesi, 10 svedesi, 3 3 tedeschi, 3 britannici, 4 afgani. Tra di loro 15 bambini.

Il volo dell’Ukraine International airlines, come poi ammesso dalle autorità iraniane, è stato abbattuto per errore dalla difesa iraniana.

Un altro generale,  Amir Ali Hajizadeh responsabile del comando difesa area dei Guardiani della Rivoluzione, si è assunto la responsabilità dell’accaduto. Il governo, che aveva negato ogni coinvolgimento nella vicenda, ora promette punizioni esemplari.

I giovani iraniani scendono in piazza e chiedono le dimissioni dei vertici del regime.

Trump ammonisce Teheran e sostiene gli oppositori.
L’assassinio del generale “eroe” è già passato in secondo piano.

La storia si ripete?

Alla fine chi ha pagato per questo raid da spy story?
Tanti civili innocenti.

Come sempre accade la politica internazionale giocata sul bordo del baratro, fa correre grandi rischi ai governi guidati dai potenti della Terra.

Ma il cinismo della politica tra Nazioni, presenta il conto alla gente comune, a persone come noi, vittime inconsapevoli dei “giochi di guerra” pianificati nelle stanze del potere.

L’arroganza di quel potere che genera eventi terribili, anche quando non vuole, in una sorta di sequenza malefica.

Un po’ come i poveri membri dell’equipaggio e i passeggeri del volo di Ustica (81 morti) che il 27 giugno del 1980, finirono, senza saperlo, in mezzo a una battaglia area segreta tra jet libici, americani e forse francesi.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica

Nel caso di Teheran, i passeggeri con le loro storie, le loro vite, sono saliti a bordo di un aereo di linea pensando che quello che stava accadendo intorno a loro, nonostante la tensione delle notizie che si susseguivano sui media, non li riguardassero direttamente.

Che tutto sarebbe andato bene.

Chi è così folle da sparare su un volo di linea.

Invece un missile li aspettava per decidere il loro destino.

Il prezzo dei “giochi” del potere lo avrebbero pagato loro.

Iraniani e non.

Non sapremo mai, probabilmente, quali progetti politici siano stati soddisfatti o disattesi dalla morte del generale Quassem Soleimani.
Sappiamo però chi ha pagato il conto più alto.
Dei civili innocenti che tutto immaginavano tranne il fatto di finire vittime di una sorta di “fuoco amico”.

Un po’ come i tanti cittadini europei che nell’estate del 1940, fa videro mettersi insieme i tasselli di una tragedia che stava per comporsi.
Una guerra evocata e poi scoppiata davvero.

Facendone le vittime di una guerra che, pensavano, non li avrebbe nemmeno toccati.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

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