La rivoluzione tecnologica dell’Intelligenza Artificiale

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di Fabrizio Daloiso

L’Intelligenza Artificiale (AI) è una rivoluzione tecnologica e sociale che ha un impatto significativo sulla società e sull’economia.

E’ una tecnologia pervasiva e abilitante, che serve come piattaforma per costruire soluzioni innovative.

L’AI ha anche impatti etico-sociali significativi, simili a quelli causati da altre rivoluzioni tecnologiche come l’elettricità, la stampa, il motore a vapore, il computer.

Questi impatti richiedono un quadro regolatorio appropriato per garantire che l’AI sia utilizzata in modo etico e responsabile.

L’AI è anche una tecnologia che ridistribuisce e ridefinisce i processi e i prodotti, portando a innovazioni. Molte aziende stanno utilizzando l’AI per interpretare e rielaborare i contenuti, utilizzando il linguaggio naturale e la visione artificiale.

Ad esempio, l’AI può identificare oggetti, riconoscere video e interpretare immagini, rendendo possibile l’elaborazione di dati su larga scala.

L’intelligenza artificiale sta diventando una parte integrante della nostra vita quotidiana, rendendo le cose più veloci, più intelligenti e più efficienti.

Se fino a ieri chi sviluppava software poteva vedere l’AI e il machine learning come appannaggio di pochi addetti ai lavori, via via una platea più ampia sta avendo la possibilità di sfruttare servizi, framework e tools in grado di supportarla in maniera immediata azzerando le barriere in ingresso che potevano presentarsi prima.

Riflessioni e preoccupazioni su AI

Tuttavia restano considerazioni, domande e preoccupazioni etiche riguardanti privacy, protezione dei dati e delle operazioni che non possono essere ignorate.
Si tratta di responsabilità condivise da:
– sviluppatori che progettano e creano modelli,
– utenti che li implementano in varie applicazioni,

– legislatori che stabiliscono le regole del gioco.

Occorre ragionare su alcuni punti:

  • Sperimentazione degli algoritmi e dati di addestramento
  • Educazione: il viaggio verso un’AI inizia con la conoscenza e la formazione
  • Privacy
  • Sicurezza dei dati
  • Cura e qualità dei dati
  • Realizzazione di output appropriati e consistenti
  • Preoccupazioni ambientali
  • Limitata trasparenza

L’impatto dell’AI sul mercato del lavoro

Intelligenza ArtificialeL’Intelligenza Artificiale si sta diffondendo nel mondo lavorativo e chi l’ha provata sta cercando di capire l’impatto concreto. Sappiamo tutti che oltre alle grandi potenzialità di queste nuove tecnologie vi sono numerose insidie.

Occorre essere attenti all’utilizzo dello strumento AI per le sue implicazioni sulle attività anche nel mondo del lavoro.

Uno spunto di riflessione è l’effetto di una sorta di livella che l’AI comporta sulle capacità degli utilizzatori lavoratori.

E’ stato riscontrato che a parità di compito, alcune persone meno “abili” hanno ottenuto un significativo aumento della propria performance rispetto a altre persone più “abili” che hanno fatto uso dell’AI.

Se intuitivamente si tratta di un fatto accettabile visto che l’AI può aiutare meglio a colmare lacune basilari rispetto altri contributi originali, l’effetto fa pensare: l’AI potrebbe essere un fattore migliorativo della forza lavoro di un’organizzazione agendo in modo più efficace sulle componenti del personale medio.

Sicuramente questo dipenderà anche dalla tipologia di lavoro, ma sicuramente le nuove capacità che si stanno mettendo in campo, contribuiranno ad un affiancamento da parte dell’AI in sempre più attività lavorative.

Tuttavia occorre essere cauti: è stato verificato su alcuni particolari e selezionati compiti che gli individui, che hanno fatto uso dell’AI, hanno “sbagliato” più di coloro non l’hanno usata.

Così troviamo conferma ad un’intuizione diffusa: c’è il rischio di “affidarsi” troppo all’AI e accettarne le risposte errate in modo acritico.

Analisi critica degli output dell’AI

Si tratta di un elemento importante da considerare poiché il rischio di accettare in modo acritico l’output dell’AI lo corrono soprattutto le nuove generazioni che hanno meno strumenti per valutare autonomamente e in modo critico il risultato di una domanda.

Ecco, quindi, che il ruolo della formazione sarà sempre più importante per evitare che la popolazione subisca l’AI invece di utilizzarla come un amplificatore delle proprie capacità.

Ma questa non è una buona notizia se osserviamo il sistema della formazione nazionale, spesso in grande ritardo nell’introduzione di novità e di nuove forme di didattica.

La scomparsa di molti lavori tradizionali in ogni ambito, dall’arte all’assistenza sanitaria, sarà compensata dalla creazione di nuovi lavori.

L’AI potrebbe aiutare a creare nuovi posti di lavoro anche in un altro modo. Invece di competere con l’AI, gli uomini potrebbero concentrarsi nel mettersi al servizio dell’AI sfruttandone le potenzialità.

Cosicché il mercato del lavoro potrebbe essere caratterizzato da una cooperazione umani-AI invece che una situazione competitiva.

Il problema con tutte le nuove professioni è che esse richiederanno competenze elevate e non risolveranno i problemi dei lavoratori disoccupati o poco specializzati, che potrebbero rivelarsi purtroppo individui “inutili”.

Il TIME ha stilato la classifica delle migliori 200 invenzioni che hanno caratterizzato l’anno 2023 e ChatGPT -4 è risultata tra le prime. https://time.com/collection/best-inventions-2023/

L’arrivo di ChatGPT, Bard di Google e di Microsoft Copilot non fanno che sancire un nuovo mondo in cui ci relazioneremo con le macchine, accettandone pure i loro difetti poiché anche queste macchine sbagliano.

Quello di cui dovremmo preoccupare è il possibile trasferimento di autorità, decisioni e conoscenze dagli individui agli algoritmi.

Il primo summit internazionale sui rischi dell’intelligenza artificiale

Agli inizi di novembre si è svolto vicino Londra, l’AI Safety Summit, il vertice internazionale sull’intelligenza artificiale al quale hanno partecipato un gruppo selezionato di nazioni, organizzazioni internazionali, aziende leader nel settore, esperti accademici e della società civile.

Regno Unito, Stati Uniti, UE, Australia e Cina hanno tutti concordato che l’intelligenza artificiale rappresenta un rischio potenzialmente catastrofico per l’umanità, nella prima dichiarazione internazionale che affronta il problema della tecnologia in rapida emergenza.

Ventotto governi da tutto il mondo hanno firmato la dichiarazione di Bletchley sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale in cui hanno concordato di lavorare insieme sulla ricerca sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale.

Il primo ministro inglese Sunak ha dichiarato:

Non ci sarà nulla di più trasformativo per il futuro dei nostri figli e nipoti dei progressi tecnologici come l’intelligenza artificiale. Abbiamo il dovere nei loro confronti di garantire che l’intelligenza artificiale si sviluppi in modo sicuro e responsabile, affrontando i rischi che comporta abbastanza presto nel processo”.

Quindi per la prima volta tutti i partecipanti hanno concordato sulla necessità di considerare non solo in modo indipendente ma collettivo i rischi legati all’AI di frontiera.

L’intelligenza artificiale di frontiera si riferisce ai sistemi più all’avanguardia, che secondo alcuni esperti potrebbero diventare più intelligenti delle persone in una serie di compiti. Elon Musk, proprietario di Tesla e SpaceX, e di X, ex Twitter, ha avvisato: “Per la prima volta, ci troviamo in una situazione in cui c’è qualcosa che sarà lontano più intelligente dell’essere umano più intelligente e non è chiaro se possiamo effettivamente controllare una cosa del genere.”

Quindi esiste una diffusa globale preoccupazione nel modo in cui i modelli di intelligenza artificiale stanno avanzando rapidamente senza supervisione. Lo sviluppo non può essere lasciato al caso, all’incuria o ai soli attori privati.

Occorre concentrare gli sforzi della comunità internazionale per cooperare sull’intelligenza artificiale per favorire la crescita economica inclusiva, lo sviluppo sostenibile e l’innovazione, per proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali e per promuovere la fiducia del pubblico e la fiducia nell’intelligenza artificiale.

Finora, tuttavia, c’è poco accordo a livello internazionale su come potrebbe essere un insieme globale di normative sull’AI o su chi dovrebbe elaborarle.

Ogni paese si sta muovendo in maniera autonoma. La maggior parte delle risorse sull’AI sono state impegnate dai grandi colossi tecnologici Google, Microsoft, Nvidia, Alphabet, e questo rappresenta un pericolo.

In generale a livello globale è fondamentale regolamentare i modelli di intelligenza artificiale esistenti e quelli più avanzati in futuro.

Sarebbe necessaria una terza parte neutrale per sviluppare gli standard migliori della categoria, le regole per la sicurezza, per la protezione, testare nuovi modelli da tutto il mondo prima che fossero rilasciati al pubblico.

Ad esempio l’amministrazione degli Stati Uniti ha rilasciato un ordine esecutivo che impone alle società statunitensi di intelligenza artificiale come OpenAI e Google di condividere i risultati dei test di sicurezza con il governo prima di rilasciare modelli di intelligenza artificiale.

Anche l’UE è in procinto di approvare un disegno di legge sull’AI, che mira a sviluppare una serie di principi di regolamentazione, oltre a introdurre norme per tecnologie specifiche come il riconoscimento facciale dal vivo.

Conclusioni

Non c’è dubbio: l’intelligenza artificiale potrebbe avere enormi vantaggi sociali ed economici. Consentendo ai lavoratori di svolgere il proprio lavoro in modo più efficiente, ha il potenziale per aumentare la produttività e la crescita.

Potrebbe contribuire a diagnosi e trattamenti medici migliori.

Potrebbe aumentare i rendimenti agricoli e aiutare nella battaglia contro il riscaldamento globale.

Ma come tutte le nuove scoperte tecnologiche, anche l’intelligenza artificiale sarà dirompente, distruggendo posti di lavoro oltre a crearli.

Ci saranno perdenti e vincitori. Questa è già un’epoca di insicurezza sul posto di lavoro e di riduzione dei redditi.

Un feroce sconvolgimento dei mercati del lavoro potrebbe rinvigorire il capitalismo, ma solo a scapito di alimentare la rabbia populista. Un mondo in cui i vantaggi derivanti dall’intelligenza artificiale vanno in modo sproporzionato ai datori di lavoro piuttosto che ai dipendenti, e alle grandi tecnologie piuttosto che ai rivali più piccoli, non sarà sostenibile.

Fabrizio Daloiso

Tempo di lettura: 5’00”

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