Ho dato appuntamento a me stesso il 29 febbraio, al solito posto.
In un orario comodo, né tanto presto né troppo tardi. Certo, come sempre dipenderà dal tempo e dal traffico. Ma in genere chi arriva prima aspetta.
Ho tante cose da dirmi, alcune un po’ più urgenti, altre meno, ma in fin dei conti hanno tutte una loro importanza. Sarebbe meglio fare una lista, per non correre il rischio di dimenticarmi qualcosa, anche perché – forse l’età – mi sono accorto che la memoria, alle volte, fa cilecca.
Il telefono, ad esempio, non ricordo mai l’ultimo posto in cui l’ho lasciato e prima di uscire perdo sempre almeno cinque minuti per cercarlo. Capita anche con le chiavi della macchina.
A proposito. Non posso dimenticarmi di raccontare a me stesso che ho letto di un gruppo di ragazzi newyorkesi che hanno deciso di abbandonare i loro smartphone, disattivare le loro reti sociali e incontrarsi per la città per parlare di libri, passeggiare, vivere insieme la loro giovinezza condividendo le ore più belle della giornata.
Ho pensato che possa essere un ottimo argomento di conversazione, un segno positivo, un barlume di speranza, l’unica notizia alla quale ultimamente sono riuscito ad aggrapparmi per non rischiare di scivolare nel solito burrone.
Conoscendo me stesso, sono sicuro di aver già letto la notizia. Purtroppo non sono sicuro che abbia reagito in maniera altrettanto entusiastica. Sono un pessimista nato e da tempo ho perso ogni fiducia nel genere umano.
Io, invece, sono diverso. Incredibilmente riesco ancora ad emozionarmi, a trovare un po’ di poesia in mezzo a tutta questa morte.
Detto fra noi ho dei seri dubbi che mi presenti il giorno dell’appuntamento. Non sarebbe la prima volta che mi do buca. Ogni volta invento delle scuse incredibili: in questo siamo simili.
Asserire, ad esempio, che quest’anno febbraio fa solo 28 giorni, sarebbe la storia meno fantasiosa che riuscirei a tirare fuori pur di non andare.
Ma davvero spero di incontrarmi.
Devo aggiornarmi sulle condizioni del mio ginocchio, che non posso più rimandare una visita medica perché davvero si gonfia come un melone anche solo dopo una camminatina.
Devo parlarmi del mio futuro, chiedermi consigli su come affrontarlo. Sentirmi almeno dire che tutto andrà per il meglio.
Confidarmi i miei segreti, le mie paure, i miei sogni. Accidenti, sono sempre così critico e insensibile con me stesso, chissà che questa volta non sappia essere un po’ più accondiscendente.
Post scriptum.
Mi sono appena mandato un messaggio dicendo che non ce la faccio ad andare (una questione che, essendo me stesso, io conosco molto bene).
Ho suggerito una nuova data: a febbraio del 2024, anno bisestile, ma questa volta il giorno 30.
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Foto da Pixabay





















