L’Energia Universale

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di Gaetano Buompane

È già. Ridendo e scherzando anche le ferie di quest’anno sono finite.

Che poi, per me, la vera vacanza non è mai stata viaggiare, conoscere posti lontani, fare esperienze incredibili e riempire i ricordi di istantanee indimenticabili.

Mi è sempre bastato trovare un angolo di mondo, uno spicchio di cielo, un posto dove sedermi, o sdraiarmi, e lasciar scorrere il tempo senza fare un bel niente.

Quel posto è il mio ideale punto d’arrivo, la meta del mio viaggio.

È così che ricarico le batterie, è lì che rigenero lo spirito, che torno a prendere contatto con me stesso e riacquisto le forze per ricominciare ad affrontare le difficoltà della vita.

Il più delle volte sento di riuscire a conoscere profondamente un luogo, a riconoscerlo come spazio fisico, solo vivendolo in modo inattivo, catturandone semplicemente l’energia.

Giusto per intenderci. Se sono in una città sconosciuta, invece di girare come un pazzo visitando musei e scattando foto ad ogni scorcio pittoresco, preferisco di gran lunga sedermi in una piazza, sui gradini di una fontana, e starmene lì per un buon tempo osservando la gente passare e godermi il lento cambiare della fisionomia delle cose.

Seppur semplice e privo di disciplina, l’ho sempre pensato come ad un atteggiamento spirituale rispetto alla mia collocazione all’interno del flusso dell’Energia Universale.

In sostanza il mio viaggio si concentra in una fermata, o meglio, in una lunga sosta, che non deve per forza essere suggestiva, amena, incantevole.

Deve semplicemente essere perfetta per il mio riposo, per la ricostituzione di mente e corpo.

Quando la trovo, quando questo spazio mi accoglie e mi offre il suo rifugio, tutto il resto perde di interesse, perché è lì che istintivamente voglio tornare per il resto della vacanza.

Che io ricordi questo spazio è già stato un’amaca stesa fra due pini in un campeggio, il tavolino di una sala da tè nei pressi di un laghetto, la veranda di una casa in campagna, la cucina di una baita in montagna, o il letto di una stanza d’albergo osservando in lontananza la città in movimento.

Se in una vacanza non riesco a trovare questo luogo, è come se avessi girato a vuoto e allora me ne torno a casa con quella spiacevole sensazione di aver mancato il flusso dell’Energia Universale.

Questo è stato il mio timore negli ultimi giorni passati al mare.

Tra musica alta, bagnanti rumorosi e bambini che credono che tirare la sabbia nei capelli degli altri sia la cosa più divertente del mondo, non stavo riuscendo in nessun modo a ritrovare il contatto con me stesso.

Finché non ho avuto come un richiamo, il flusso per l’appunto.

Ho afferrato il ciambellone gonfiabile di mia figlia e ho raggiunto il mare. Mi sono inoltrato fino a trovare una zona d’acqua vuota, spaziosa abbastanza perché diventasse il punto di arrivo del mio viaggio.

Con un saltellino leggiadro sono scivolato di pancia sopra il ciambellone e poi ho lasciato che il dondolio del mare facesse il resto.

Per un bel po’ ho ricaricato le batterie e rigenerato il mio spirito finché ho sentito chiaramente tornare anche le forze per affrontare le difficoltà della vita.

Ecco, tutto questo per raccontarvi in maniera un po’ diversa come, quando e perché mi sono ustionato la schiena.

Il Sofà è una rubrica settimanale.
Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.

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Tempo di lettura:1’20”

Foto da Pixabay

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