Intelligenza artificiale: un alleato o un concorrente del medico?

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di Alberto Aiuto

Uno sguardo al futuro prossimo venturo

La medicina e la biologia per come le conosciamo sono in via di estinzione.

Nei prossimi anni l’intelligenza artificiale guiderà sempre di più molte decisioni mediche: le terapie verranno personalizzate e decise dai computer.

Già oggi esistono robot capaci di effettuare interventi chirurgici con risultati migliori di quelli ottenuti dai medici.

Esistono algoritmi in grado di estrarre i dati contenuti nelle cartelle cliniche e trasformarli in servizi sanitari migliori e più veloci.

In questo campo si stanno impegnando “piccole” aziende come Google, Amazon, Apple e Ibm, tanto per citarne alcune.

E alcuni risultati si stanno già vedendo:

E’, ad esempio, possibile prevedere, grazie a speciali algoritmi realizzati da Google, la morte dei pazienti con un anticipo di 24-48 ore rispetto a tutti gli altri metodi di intelligenza umana o artificiale impiegati finora.

Un tempo sufficiente per dare ai rianimatori modo di agire in modo preventivo prima che si presentino sintomi e segni irreversibili;

IBM Watson supporta il lavoro degli oncologi di oltre 50 centri ospedalieri sparsi in tutto il mondo.

I dati del paziente vengono confrontati:
  • con la letteratura prodotta della riviste mediche,
  • le linee guida sviluppate dalle associazioni scientifiche internazionali
  • e lo “storico” di casi simili affrontati in passato per identificare una diagnosi e proporre la cura più appropriata.

Come si intuisce, la prima, più ovvia applicazione dell’Intelligenza Artificiale al settore sanitario è la raccolta e gestione dei dati, riguardanti la storia medica sia del singolo paziente che di comunità di persone:

  • indagini radiografiche,
  • risultati di laboratorio,
  • report sulle patologie del paziente,
  • storia familiare e genoma,
  • “diari” della salute;
  • report elaborati dal paziente stesso attraverso un dispositivo, dati provenienti da parenti, comunità di servizi e terze parti, eccetera).

Ebbene, Google sta collaborando con il Nhs Foundation Trust del Moorfields Eye Hospital per migliorare le terapie oftalmiche in base all’analisi di dati predittivi e ha messo a disposizione di molti ospedali inglesi gli applicativi del suo fenomenale programma gestionale Streams.

Una startup medica di San Francisco, Sense.ly, ha sviluppato un’infermiera virtuale dal volto sorridente e voce piacevole che aiuta medici e pazienti a monitorare e gestire la propria salute in modo migliore tra una visita e l’altra.

È dunque possibile sviluppare modelli predittivi (con evidenti vantaggi in ottica di prevenzione), effettuare diagnosi precoci (così da poter agire tempestivamente con le cure più appropriate), fornire le giuste informazioni ai pazienti e così accompagnarli nel loro processo di cura, o identificare molecole (tra le tante che la ricerca di base propone) sulle quali puntare nel passaggio dal laboratorio alla clinica.

Tutto bene dunque?

In realtà, mancano studi clinici randomizzati (la metodologia di ricerca considerata oggi tra le più solide dal punto di vista statistico) che dimostrino l’affidabilità e la maggiore efficacia rispetto ai sistemi tradizionali nel fare previsioni, diagnosi o nel suggerire terapie appropriate.

C’è poi il problema delle attribuzioni di responsabilità in caso di errori medici

Se un sistema di intelligenza artificiale sbaglia una diagnosi di chi è la colpa?

Di chi lo ha sviluppato?

Di chi lo ha distribuito?

Del medico che ha preso la decisione?

Va anche risolta la tutela della privacy e della sicurezza dei cittadini e dei pazienti.

I problemi dunque non mancano, ma la strada è tracciata.

La medicina è in preda a una rivoluzione senza precedenti.

La medicina sta diventando sempre più partecipativa, personalizzata, preventiva e predittiva.

E, considerato che l’evoluzione e con essa il progresso non segue più un andamento lineare, ma esponenziale, chissà che anche ai più datati non riesca di godere di questi risultati.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’00

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