L’Europa del passato e i moniti per il futuro

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Mi auguro che l’Europa di domani sia migliore di quella attuale, senza commistioni né, “malsane” nostalgie, verso gli orrori del nostro passato.

di Claudio Razeto

 

 

“Dobbiamo creare un’Europa che non sprechi il suo sangue e le sue energie in conflitti fratricidi, ma formi una unità compatta: così diverrà più ricca, più forte e più civile”

Vidkung Quisling, collaborazionista nazista norvegese, fucilato nel 1945

Sembra il preambolo di una dichiarazione fatta nell’emiciclo dell’UE da un sostenitore dell’Europa e dei suoi valori.

Invece fu fatta da Vidkun Abraham Lauritz Jonssøn Quisling, militare e politico norvegese, Capo del governo belga, al servizio della Germania di Hitler, dal 1942 alla fine della Seconda guerra mondiale.

Processato per alto tradimento fu condannato e giustiziato a causa del supporto dato al nazismo e per aver:

  • invitato la popolazione della Norvegia ad arruolarsi nelle forze armate germaniche
  • collaborato con la Gestapo e le SS nella deportazione degli Ebrei
  • facilitato la cattura ed appoggiato le condanne a morte di patrioti e partigiani del suo Paese che si opponevano all’occupazione

Prima della guerra era così stimato in Europa che la Gran Bretagna gli conferì l’Ordine dell’Impero britannico, poi revocato nel 1940.

Poi il nome di “Quisling” divenne sinonimo di traditore, collaborazionista.

Persino Mussolini disprezzava Quisling e lo ammise senza mezzi termini davanti a Hitler.

La divisione, la SS Nordland, nata nel 1943, era composta da volontari provenienti dalla Norvegia, da altri paesi scandinavi .

L’Olanda hitleriana fu affidata invece al governo di Arthur Seyss-Inquart, austriaco.

Questo collaborazionista nazista auspicava  “… una nuova Europa della solidarietà e della cooperazione fra tutti i popoli, una Europa senza disoccupazione, senza crisi economiche e monetari, che ha a sua disposizione un sistema di commercio continentale sviluppato in comune”. Parole incredibilmente attuali anche queste.

E nazisti convinti ci furono anche in Belgio.

Anche Leòn Degrelle era un convinto europeista. Era belga, e fu capo della SS Wallonien divisione composta da volontari.

Degrelle dopo la guerra fuggì in Spagna, protetto con altri tedeschi in fuga, dal governo di Franco.

Ha detto, nel 1981:

“L’ Europa, è esistita per secoli: coi greci e coi romani” e ha aggiunto – bisogna ricordarlo anche quando si parla dell’Europa e dei tentativi – difficili, a volte disperati – con Carlomagno, con gli Hohenstauffen, Napoleone, Hitler di riunire un’altra volta questa gente.

Bisogna ricordare che loro seguivano questa linea millenaria dell’Europa”. Ci furono anche francesi tra quelli  che volevano creare una nazione comune.

Persino la Francia ebbe dei filo-nazisti al servizio di Hitler.

La Division SS Charlemagne,  SS francesi,  giovani volontari di razza ariana, ultimi a combattere a Berlino circondata dall’Armata Rossa, insieme alla Norden.

Molti venivano da famiglie della destra francese, anticomunisti e fedeli all’idea di un’Europa unita contro il bolscevismo e il “giudaismo”.

Alcuni francesi collaborarono attivamente con gli occupanti nazisti e la Gestapo, nella denuncia, cattura e deportazione di centinaia di Ebrei su tutto il territorio.

E’ rimasto tristemente famoso il rastrellamento del velodromo d’Hiver,

a Parigi, il 16 luglio 1942, compiuto dalla polizia della Francia occupata che portò migliaia di Ebrei parigini, già censiti dal governo collaborazionista, a morire ad Auschwitz.

L’orrore di questi fatti è stato riconosciuto dal Governo francese nel 1995 dal presidente Chirac. Macron ha ammesso  ancora la responsabilità francese, nel 2017.

Marine Le Pen è la Presidente del Fronte Nazionale il movimento di estrema destra fondato dal padre Jean Marie nel 1972.

Nel 2017 la Le Pen ha difeso l’operato del governo di Vichy e dei francesi, per ciò che è accaduto nel suo Paese durante l’occupazione nazista, a partire dai fatti del Velodromé.

In questi giorni Matteo Salvini,

ministro italiano degli interni e vice premier del governo Conte, si è incontrato a Parigi con Marine Le Pen.

E’ stata annunciata l’idea di una manifestazione comune a chiusura delle prossime Elezioni Europee del 25 maggio.

Lega e Fronte Nazionale, insieme.

Il 5 aprile Salvini su Twitter:

“Stamane a Parigi con Marine Le Pen, per parlare di lavoro, famiglia e tutela dell’ambiente, impegnati ad allargare l’alleanza di chi il 26 maggio vuole cambiare e portare un po’ di buonsenso in Europa!”.

Nella ricerca di alleati per le Europee e con la consapevolezza che il governo Macron, assediato da mesi dai Gilet gialli, verrà travolto dallo tsunami politico del voto di protesta, la Lega ha deciso di puntare sui più forti, almeno sulla carta.

La destra nazionalista.

I paesi del gruppo di Visegard (Rep. Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria) euroscettici e sovranisti, puntano a destra contando “sui soldi dell’Europa, la protezione degli USA e della Nato e la difesa contro la vicina Russia”.

L’Europa, in crisi anche economica, cerca una nuova prospettiva mentre la Gran Bretagna si dibatte nelle spirali della BREXIT.

La sinistra soffre in tutti i paesi europei.

La situazione è a dir poco fluida, soprattutto per movimenti a caccia di nuove affermazioni e maggiore peso.

Però servono movimenti europeisti e ci si rende conto, dopo i fatti di Londra, che non si può uscire impunemente e senza danni, ma soprattutto che per chi esce non c’è una reale prospettiva sul dopo.

Salvini gioca all’estero per colpire in casa. Accrescere il proprio peso sia nei confronti degli “alleati” di centro destra (Forza Italie e Fratelli d’Italia), che dei partner di governo del Movimento 5 Stelle.

Sicuramente le prossime elezioni in Europa saranno una linea di demarcazione importante. Forse decisiva.

In Italia, i fatti di cronaca, le manifestazioni contro i nomadi (insediati in città a spese e quasi contro i cittadini di Torre Maura), della destra estrema di Casa Pound, i delitti derivati da una politica sociale alla deriva (come a Torino l’omicidio del giovane Di Leo), scuotono le coscienze. Indignano e spostano voti.

Si combatte a Tripoli, in Libia, vicino a casa. Nuovi problemi e crisi.

E si riaffaccia l’antisemitismo e l’intolleranza.

In un’Unione europea a dir poco da riformare.

Essere europeisti e cambiare questa Europa

Ma anche sarebbe ricordare un passato non troppo lontano.

Si può essere europeisti in molti modi. Anche in forme e azioni esecrabili e odiose come quelli di chi sostenne il nazismo e le sue nefandezze.

Mi auguro che Salvini, come altri nostri politici, non dimentichi la lezione della Storia.

Quella che l’Europa si porta dietro come grande valore ma anche come un fardello pesante pieno di moniti per il futuro.

Che il “buonsenso”, venga da radici condivise ispirate alla pace, alla solidarietà (vera e non di facciata), all’unione di popoli capaci di andare oltre il concetto di nazione ed ai singoli interessi egoistici espressi, egocentrismi commerciali e finanziari.

E che l’Europa sia migliore di quella attuale, senza commistioni né, “malsane” nostalgie, verso gli orrori del nostro passato.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

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