Degrado Capitale: I 40 anni e oltre di Roma sbagliata

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di Claudio Razeto

“Degradazione urbanistica, inquinamenti, abusivismo,

sono i frutti avvelenati offerti alla cittadinanza romana dalle peggiori giunte municipali che siano mai comparse sul Campidoglio.

Le responsabilità sono evidenti, occorre tuttavia una ricerca analitica una « anatomia  della città per definire in tutti gli aspetti i traumi inferti nel corpo vivo della comunità cittadina. Non c’è quartiere e borgata che non abbia un suo dolente quaderno di rivendicazioni; dal centro storico al litorale, dai rioni alle borgate, nei quartieri intermedi e nell’agro, in tutte le zone di espansione tutti, tutti hanno un conto da presentare, crediti da esigere.

E non si chiede altro che un normale livello di civiltà.

Un livello da paese civile. Le condizioni in cui è lasciato il centro storico fanno vergogna non solo ai romani ma alla nazione”.

Sembra un articolo di attualità di Roma al tempo di Virginia Raggi.

Prima Sindaca pentastellata della Capitale, la Raggi è ancora in grande difficoltà tra alberi abbattuti, stazioni centrali della metropolitana ferme da mesi per guasti, incendi dolosi nei centri di raccolta della “monnezza”, inchieste giudiziarie (l’arresto recente del Presidente del Consiglio comunale), un grande Stadio che non si sa se vedrà mai la luce, buche sulle strade, allagamenti alle prime piogge, sporcizia e degrado, delinquenza.

Per non parlare del patrimonio immobiliare comunale, occupato o ancora assegnato in base ad antichi favoritismi.

Eppure queste parole non sono state scritte ieri.

Sono prese da un saggio dal titolo “Roma sbagliata” scritto, segnatevelo bene, nel 1976, più di 40 anni fa da Roberto Javicoli.

Medico nato a Milano ma residente al Tibutino, Javicoli era stato consigliere del PCI in varie amministrazioni.

Ha scritto libri di medicina ma soprattutto di urbanistica sociale.

Tra i titoli che vi consiglio, I Litosauri e Anatomia di una città.

Se si legge oggi, il libro di Javicoli, fa venire i brividi.

Parla di giunte sbagliate ma soprattutto di una pianificazione del territorio della Capitale che non è stata mai attuata.

Dal boom della speculazione edilizia, a Ostia il mare di Roma sconosciuto ai turisti e sempre più degradato, tra criminalità organizzata e abbandono, speculazione e concessioni balneari discusse e contestate.

Scriveva, sempre nel 1976, Roberto Javicoli:

“Il litorale è stato praticamente distrutto. E’ stata costruita una città priva di fogne e di impianti di depurazione.

Risultato: il Tevere e l’Aniene sono diventate due cloache a cielo aperto che hanno scaricato i loro veleni lungo il litorale.

L’attività balneare, turistica, la pesca stessa sono state fortemente danneggiate e compromesse.

Roma è una grande città che avrebbe potuto trovare nel suo litorale un motivo interessante di sviluppo, il mare è un fattore ambientale assai stimolante, mentre sono sorti decine di quartieri monotoni e deprimenti, mentre il centro storico non può essere ancora usato per le pessime condizioni in cui si trova, i quartieri marini avrebbero potuto offrire un luogo di incontro e di vita particolarmente suggestivo; le giunte municipali hanno completamente trascurato questa opportunità” .

La Capitale con i suoi 2 milioni e 800mila abitanti, la città più popolata d’Europa, subito dopo Londra, Berlino e Madrid è anche la città con maggiori superfici verdi.

Il verde che senza adeguata manutenzione si ritorce contro la metropoli con le radici affioranti e il crolli sulle auto quando non sulle persone.

Subito dopo il suo insediamento la Raggi parlò di una teleferica per collegare meglio la città, di mucche e pecore a pascolo per tosare l’erba dei prati nelle grandi aree verdi.

Non  solo non  si è visto nulla di tutta questo, ma la situazione è via via peggiorata.

Ostia è finita spesso sulle prime pagine dei giornali e perfino in quelle fiction tanto di moda in cui i banditi dicono “Pijamose Roma !” o “Daje!” come un’orda famelica capace di unire appetiti criminali e connivenze politiche.

Qualcuno ha contestato che queste fiction fanno male a Ostia ma anche a Roma.

Ma poi le cronache giornalistiche ci mettono il loro con le notizie di politici in manette o indagati il più delle volte a causa di favori prezzolati a facoltosi costruttori.

La Mafia Capitale ricorda l’inchiesta ancora più datata, quella di Manlio Cancogni che nel 1951 scrisse “Capitale corrotta, nazione infetta” contro la speculazione edilizia che stava divorando la città.

Non bastarono né i libri di Javicoli né gli articoli de L’Espresso a fermare il nuovo “sacco di Roma”.

Un saccheggio fatto con le ruspe e cantieri disseminati intorno alla Capitale.

Rapporti segreti tra la politica e la malavita.

Faccendieri e banditi tanto simili a quelli delle fiction tv.

Oggi il degrado nel centro storico aumenta come a San Lorenzo terra di spaccio e di sfrenata vita notturna, e nelle periferie.

Ma le disfunzioni toccano anche i mezzi di trasporto pubblici assenti, in ritardo o bloccati come i bus in fiamme o le scale mobili delle stazioni metro pericolose per gli stessi utenti.

Città troppo grande e dispersa per essere governata come un normale Comune.

Roma, città bellissima oggi soffre di tutto.

Ma quello che manca veramente è un grande piano che non sia l’ennesimo rattoppo simile a quelli fatti per ripristinare le strade.

Nella moltitudine di aree transennate, nei cartelli di ‘chiuso per guasto, ci scusiamo con i gentili utenti per il disagio’, c’è la vera prospettiva che oggi questa città, che ne ha viste di tutti i colori, soffre.

Sui Social, i supporter del Comune versione grillino, continuano a dire che va tutto bene, che la colpa è delle giunte passate, che le cose cambieranno.

Ma tra topi giganti e gabbiani grossi come pterodattili, insieme ai cinghiali che compiono le loro scorrerie nei quartieri a Nord di Roma, c’è solo una cosa vera:

una città unica al mondo lasciata al suo destino, senza un vero piano o un progetto.

Una visione simile a quella che ha portato altre città, come Milano e Torino, sia pure tra luci ed ombre a migliorarsi, a diventare più vivibili e belle.

Perché Roma non merita un destino analogo ?

Perché chi si candida a governarla resta al palo, come ha fatto Marino, tra recriminazioni e veleni politici, inchieste della magistratura e sfascio ?

Per chi si candida alla guida delle varie Amministrazioni capitoline solo un motivo è costante, occupare posti di potere senza riuscire a cambiare le cose, ormai guardate dai cittadini con una sorta di mesta rassegnazione.

Una Amministrazione pagata profumatamente con le tasse comunali, regionali e provinciali, con le multe degli autovelox che servono a fare cassa, con le cartelle fiscali, senza vera prevenzione o cura, tanto che persino le strisce pedonali ai semafori spariscono mangiate dal tempo.

Senza che queste somme diventino veri servizi ai cittadini.

Qualche mese fa fu chiusa un’inchiesta sulla Raggi, con piena assoluzione, dalla quale si doveva ripartire per gestire ordinatamente la città. Finalmente.

Però non è successo. Anzi ogni giorno è una lista di problemi e disagi che a forza di essere ripetuti non fanno nemmeno più notizia.

Un degrado incredibilmente simile a quello descritto da Roberto Javicoli più di 40 anni fa.

E che sembra accompagnare Roma, la città eterna, favolosa e sofferta, nel suo assurdo, anacronistico e quasi inevitabile destino.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_giugno_09/a-castel-sant-angelo-triste-scatto-436f4ee6-4c7e-11e7-a0c3-52aebd58a53d.shtml

2 Commenti

  1. Ottima analisi, interessante il riferimento al saggio di quaranta anni fa.
    Avrei solo evidenziato che all’unico sindaco efficace (Marino) non è stato fatto modo di dimostrare la sua azione.
    Bello stile, complimenti!

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