L’evoluzione del sesso. Dall’unisex al sesso fluido.

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di Alberto Aiuto

Nella prima metà del XX secolo fu combattuta la Seconda guerra mondiale, che sradicò gli uomini dalle loro attività abituali per molti anni.

Mentre gli uomini andavano a combattere la guerra in prima linea, le donne furono costrette a sostituirli: cominciarono così a lavorare alle catene di montaggio, a guidare i camion, ad assistere come infermiere i feriti, a sostenere lo sforzo bellico.

Nacque così l’emancipazione femminile (battaglia tuttora in atto), favorita da molteplici altri fattori, tra cui determinanti furono la pillola anticoncezionale, che liberò le donne dalle gravidanze non volute, e la diffusione degli elettrodomestici.

Le donne presero così coscienza delle loro capacità e cominciarono a considerarsi uguali agli uomini. 

Il vero cambio di mentalità avvenne nella seconda metà del secolo, quando le donne ruppero con le tradizioni del passato e iniziarono a indossare abiti usati dagli uomini. Iniziò la cosiddetta rivoluzione sessuale.

Nel 1957, Erich Fromm, un filosofo tedesco pubblicò un libro, “L’arte di amare”, in cui espose la sua visione del concetto di uguaglianza, uno dei tre pilastri della Rivoluzione francese.

Secondo Fromm, per uguaglianza si intende uniformità (un termine familiare e rassicurante). La società predica questo ideale perché ha bisogno di atomi umani simili tra loro, per farli funzionare in modo compatto: tutti obbediscono agli stessi comandi, e tuttavia ognuno è illuso di seguire i propri desideri. La moda ne è il classico esempio.

La produzione di massa necessita la standardizzazione dei prodotti e quindi la standardizzazione degli esseri umani.

Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera… compiamo lo stesso lavoro, scegliamo gli stessi divertimenti, leggiamo gli stessi giornali e abbiamo le stesse idee.

Il massimo della diversità consisterebbe in piccole distinzioni: le iniziali sulla camicia; il badge con il nome dell’impiegato, l’appartenenza ad un partito o ad un club anziché a un altro; un tatuaggio sul polpaccio o sul bicipite.

L’evoluzione del sesso. Uno vale una.

Sotto questo aspetto, bisognerebbe anche guardare con un certo scetticismo ad alcune conquiste, generalmente citate come segni del nostro progresso, come ad esempio l’uguaglianza dei sessi, che comporta la moda unisex o l’adozione da parte delle donne di modelli comportamentali maschili.

Come dire “uno vale una”.

Questa tendenza positiva all’uguaglianza non deve trarre in inganno. Fa parte della tendenza all’eliminazione delle differenze: le donne sono uguali perché non sono più differenti.

Ad esempio, nel linguaggio comune, l’espressione “non mi rompere le palle”, ormai comune tra le donne, è scarsamente giustificabile nel “gentil sesso”.

Entra così in gioco la parola unisex, coniata negli anni Sessanta, divenuta terreno di scontro di terribili battaglie ideologiche.

Inizialmente, fu applicata al solo abbigliamento, quando le donne conquistarono il simbolo della presunta superiorità maschile: indossare i pantaloni a zampa d’elefante e a vita bassa, significò poter aspirare al raggiungimento della libertà di cui godevano i coetanei. Il concetto invase gradatamente anche altre manifestazioni umane.

L’evoluzione del sesso. L’importanza del genere.

Oggi, in un mondo ormai globalizzato, in cui la forza fisica ha perso la sua primaria importanza, il “sesso” ha perso significato, sostituito dalla parola “genere” che indica la percezione sessuale che ciascun individuo ha di sé.

Del resto, l’italiano prevede la distinzione tra uomo/donna e maschio/femmina, quindi la differenza tra sesso biologico e genere.

Secondo la teoria gender, ognuno è libero di riconoscersi nel genere percepito, in modo da orientare la propria sessualità secondo le proprie pulsioni e desideri.

Il problema è che mentre madre natura ha deciso che esistono due sessi, le percezioni possono essere numerose, le nostre pulsioni mutevoli.

Quindi, come è mutevole l’istinto, così può esserlo anche il genere.

Da qui il concetto di gender fluid, che, sfumando le distinzioni tra maschio e femmina, tende ad evolversi verso l’inclusione, la fluidità e soprattutto la libertà di essere sé stessi.

Del resto, la più piccola minoranza al mondo è l’individuo.

Dunque, siamo tutti “diversi” da chiunque altro, anche se dobbiamo/vogliamo essere uguali! Siamo proprio schizofrenici.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’50’’

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