L’Italia, l’Europa maligna e gli aiuti del dopo coronavirus

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di Claudio Razeto

Gli aiuti del dopo coronavirus:

“Amo talmente la Germania che ne preferivo due”, Giulio Andreotti

 Nel 1947 col piano MarshallGermania, Francia, Italiama anche Olanda, Belgio, Norvegia, Danimarca, Svezia, Greciafurono ricostruiti dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale.

Gli Stati Uniti d’America con l’ERPEuropean Recovery Program, sostennero, dal 1948 al 1951, i paesi travolti dalla follia nazi fascista, ridotti in macerie dalla guerra tedesca, ma anche gli “sconfitti” ovvero i paesi che quella tragedia avevano generato:

–      la Germania di Hitler

–      l’ Italia di Mussoini 

–      la Finlandia alleata dell’Asse contro la Russia

E in Asia, il Giappone.

La Germania con due guerre mondiali, nel 1914-1918, e nel 1939 al 1945, ha provocato, milioni di morti, massacri e distruzioni.

Per due volte, sconfitta è stata costretta dai vincitori anche, a risarcire i danni.

Almeno sulla carta.

La prima volta, dopo la Grande Guerra.

Berlino si era impegnata a pagare, oltre 6 miliardi di sterline in base ai Trattati di Versailles.

Quei miliardi furono ridotti a 3, nel 1932, con la Conferenza di Losanna.

Un debito che non fu mai onorato dal governo di Adolf Hitler.

Nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti, sostennero i paesi impoveriti e distrutti con il loro gigantesco piano di supporto economico, in cui era compresa anche la Germania Occidentale.

Anche l’Italia fu ricostruita grazie a quel piano e tornò, con l’aiuto USA, ad essere un Paese “moderno”, nel giro di 20 anni.

Dalla fame e dalle macerie della guerra al boom economico.

Germania e Italia. Due storie simili ma con sviluppi diversi.

I tedeschi, durante la guerra avevano difeso fino all’ultimo Hitler e il Reich nazista.
Oltre a combattere gli Alleati dai Balcani al nord Africa, dalla Russia all’Europa, trucidarono, nei paesi occupati, migliaia di civili, ebrei, partigiani e oppositori, e persino prigionieri di guerra (milioni di Russi utilizzati come schiavi) che in teoria erano protetti dalle convenzioni internazionali.

Come risarcimento dei danni arrecati, la Germania avrebbe dovuto pagare ben 23 miliardi di dollari agli Alleati e all’Urss di Stalin.

Anche allo Stato di Israele vennero versati 450 milioni di marchi tedeschi come riparazioni per l’Olocausto e 3 miliardi di marchi al Congresso ebraic­o mondiale per risarcire i sopravvissuti della Shoah.

A integrazione di queste somma vennero cedute persino intere industrie civili smantellate e portate in Francia e in Gran Bretagna.

Ma nemmeno quei risarcimenti, come quelli della Grande guerra, furono pagati per intero. 

Nella Conferenza di Londra del 1953, le Nazioni Unite e l’Europa cancellarono infatti buona parte dei debiti di guerra tedeschi.

Questo per permettere alla Germania di tornare a crescere.

Tra i paesi che approvarono quella cancellazione c’erano anche l’Italia (di De Gasperi) e la Grecia.

I Russi, invece, i soldi li vollero tutti e si tennero persino dei pezzi da museo. Bottino di guerra, come la famosa Camera d’ambra, preda bellica presa nella Berlino conquistata nel 1945.

https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/camera-ambra-re-prussia-pietro-grande-2772254/

Di fatto più della metà del debito tedesco fu condonata.

Nel progetto comune e lungimirante di un’Europa unita e per consentire alla Germania di riprendersi e ottenere il suo miracolo economico.

Un gesto generoso e solidale, di molti paesi, che di fatto metteva da parte i tanti legittimi rancori legittimi che proprio la Germania nazista, aveva provocato.

https://notizie.tiscali.it/economia/articoli/Germania-dimenticato-Europa-debito-guerra/

Ma la Germania del dopoguerra non fu “aiutata” solo dall’annullamento del debito bellico.

La crescita tedesca – tra il 1948 e il 1957 – fu ottenuta anche grazie all’immigrazione, in Germania occidentale, di molti lavoratori specializzati da tutto il mondo.

Negli anni ’50 ben 20.000 ingegneri e tecnici, 4.500 medici e 1.000 docenti di scuola superiore e universitari lavorarono nella Germania federale.

Non ultima ci fu anche la forza lavoro fornita da tanti emigranti italiani.

Lo Stato tedesco poté così investire in infrastrutture ricostruendo ferrovie e autostrade. Comprese grandi industrie metallurgiche e meccaniche rimesse in piedi anche col lavoro di tanti europei.

Marchi come la Mercedes, la BMW, la Bosh, la IG Farben, la Volkswagen, la Porschee molti altri che ancora oggi rappresentano realtà importanti a livello mondiale.

La rinascita della Germania fu anche questo.

E ci fu anche la rinascita italiana

 Anche l’Italia pagò ai vincitori, i “suoi” danni di guerra.

In dollari:

–      all’Urss, 100 milioni 

–      alla Jugoslavia, 125 milioni

–      alla Grecia, 105 milioni

–      all’Etiopia, 25 milioni

–      all’Albania, 5 milioni. 

 Senza sconti, pagò tutto il suo debito per intero.

Tra sacrifici e sforzi riuscì a riprendersi; in 75 anni di lavoro, sforzi, crescita, benessere e anche ricchezza.

Purtroppo, l’Italia, col tempo, fece crescere anche il suo debito pubblico, alimentato anche dalla mala politica, da un’evasione fiscale quasi “cronica” e dalle ruberie di parecchi italiani “furbetti” e ammanicati.

La Germania, divisa in due fino agli anni 80, seppe crescere come noi ma sicuramente con meno malaffare. E fece meno debito pubblico.

Una politica meno “furba” e più efficiente della nostra.

Una gestione più virtuosa della Pubblica amministrazione.

Il governo germanico ha amministrato meglio la nuova opportunità offerta dalla Storia. 

Ha fatto tanti sacrifici ma ha creato anche uno Stato solido, ben organizzato, evoluto che oggi gioca un importantissimo ruolo a livello internazionale, grazie proprio all’Europa.

Tanto da assumere un ruolo di “guida” e una leadership indiscussa nell’Unione.

La Germania, il “locomotore” europeo.

Un ruolo impensabile e inaccettabile 70 anni fa.

Anche l’unificazione – il 3 ottobre 1990 –  tra Germania Ovest e Germania Est, ha comportato un costo molto pesante, circa 1.500 miliardi di euro.

L’equiparazione del valore tra Marco federale e Marco della DDR comportò, all’epoca, costi pesanti e ricadute sulle valute di diversi paesi, Italia compresa.

Ma anche all’epoca la Germania seppe ben tutelarsi trasformando l’unificazione in una grande opportunità politica ed economica.

Giocando a livello diplomatico e politico in maniera abile e pragmatica e con l’opera di leader capaci e lungimiranti.

Da Adenauer a Willy Brandt, da Helmut Kohl a Gerard Schroder fino ad Angela Merkel, i leader tedeschi hanno saputo voltare pagina.

Ma hanno dimenticato il debito, economico ma soprattutto morale, che hanno ancora con la storia mondiale ed europea.

Un debito contratto non solo con singoli Paesi, ma con l’intera umanità.

Oggi in Germania il nazismo è condannato e fuori legge.
Ma è certo che se la parte economica di quel debito, non fosse stata cancellata, ii tedeschi dovrebbero ancora pagare.

Alcuni paesi, come la Grecia e Polonia, tra gli altri, ancora reclamano quei risarcimenti arbitrariamente negati.

Persino l’Italia potrebbe vantare dei diritti, volendo.

Un esempio? Almeno un terzo dell’oro sottratto dai nazisti dai forzieri della Banca d’Italia, nel 1943, che non è mai stato recuperato.

Berlino ha risposto che, dopo più di 70 anni, tutto è dimenticato.

Persino l’estradizione di criminali di guerra di nazionalità tedesca individuati e riconosciuti, è stata regolarmente ostacolata o addirittura negata dai vari governi di Berlino.

I colpevoli di stragi conclamate commesse in Italia a danno di militari ma anche di tanti civili innocenti, da Cefalonia alle Fosse Ardeatine fino a Marzabotto, e in altri paesi europei, se la sono spesso cavata sfuggendo alla giustizia che dovrebbe colpire i criminali di guerra.

Sono cittadini tedeschi, molti morti di vecchiaia ma alcuni ancora vivi.  Persino i loro figli e nipoti alcuni dei quali, oggi, sono i sostenitori dei partiti di estrema destra, intolleranti e xenofobi.

O quelli che oggi ci fanno la morale – come altri cittadini nord europei – accusandoci, di non meritare aiuti e di dover compensare, con interessi più alti, la nostra supposta inaffidabilità economica.

Quasi che noi italiani vivessimo grazie ai soldi che arrivano da Berlino o da Amsterdam, da Oslo o da Copenaghen, anziché lavorare e guadagnarci lo stipendio o di che vivere.

Se dovessimo usare gli stessi cliché e giudicare con lo stesso metro tutti i tedeschi, dovremmo ribadire – e non proprio a torto – che sono stati i loro padri e nonni nazisti a fare a pezzi l’Europa.

Che quei debiti di guerra andrebbero ancora pagati e tutti per intero.

Soprattutto ora che il sistema economico tedesco si è pienamente ripreso.

E se lo possono permettere.

Prima l’Europa “unita” e ora il Coronavirus

Siamo entrati in Europa, accodandoci agli altri Paesi come a un allegro trenino, salvo poi trovarci, grazie al cambio (1euro = 1.936,27 lire)gli stipendi dimezzati e il valore degli immobili e gli affitti, raddoppiati nel giro di un mese.

L’Euro ha fatto comodo a tanti Paesi, un po’ meno all’Italia e bisognerebbe ribadirlo ai nord europei.

Per molti politici di casa nostra, l’Europa resta, allora come oggi,  l’unica strada possibile.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/21/prodi-appende-bandiera-ue-alla-finestra_38679eeb-6b4f-40d4-818d-50caa91adef7.html

Non la pensano tutti così. Anche nell’Unione.

Ci sono partner dell’UE che hanno conservato la propria moneta

Come

– Bulgaria

– Croazia

– Danimarca

– Polonia

– Repubblica Ceca

– Romania

– Svezia

– Ungheria

che hanno tutti detto no all’Euro.

 E il Regno Unito, in uscita con la Brexit, dal canto suo, non ha mai abbandonato la sterlina. 

Secondo molti analisti, gran parte di questi Paesi ha oggi un livello economico superiore a quello dei Paesi che all’Euro hanno aderito.

E il vincolo di emettere moneta oggi è il grande peso che grava sull’Italia, costringendola a chiedere aiuto alla Banca Centrale e all’Europa.

Il Coronavirus in poche settimane ha demolito un sistema.

Mondiale e non solo europeo.

Tanto che si parla di un piano Marshall, post coronavirus.

Stavolta non americano (che con Trump sta attuando il suo), ma europeo.

https://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2020/04/02/-coronavirus-von-der-leyenora-leuropa-e-con-litalia-_089ca513-58f0-403d-a551-03e873f8ae5a.html

 

 

Il lockdown, la chiusura in casa, di milioni di cittadini europei, lo stop di migliaia di attività, hanno spazzato via aziende, posti di lavoro, fonti di reddito.

Lo hanno fatto in gran parte del mondo. E anche in Italia.

Da noi hanno messo a nudo tutti i limiti della nostra economia.

La dipendenza di intere regioni dal “lavoro nero”.

Ma anche il blocco di attività che come il turismo faticheranno non poco a riprendersi, ora che non viaggia più nessuno.

I costi per sole mascherine, gel, respiratori, ma anche del personale arruolato in fretta per fronteggiare l’emergenza.

La nostra Sanità “eroica” ma inadeguata e insufficiente davanti a un simile disastro ha bisogno di fondi. Ma servono soldi anche per casse integrazioni, stipendi, somme che in alcuni casi rappresentano la sopravvivenza minima.

Tradotto in termini europei servono “iniezioni di liquidità” e acquisto di debito.

Peccato che il peso che oggi ci impone il nostro “debito pubblico” ci rende – a detta di alcuni partner – inaffidabili per quei prestiti di sostegno che saranno necessari.

La nostra economia subirà un pesante postCovid.

Si parla di 1 milione di nuovi poveri.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-milione-di-nuovi-poveri-in-Italia-per-effetto-della-crisi-da-coronavirus-stima-Coldiretti-6c8be4f8-808e-453c-9c53-46e7a5c3700c.html

 

Stiamo cercando di uscire da una guerra, in cui alla fine chiederemo aiuto e soldi, stavolta in prestito. All’Europa. Noi soli e isolati. 

Come al solito. E non sarà gratis.

L’Italia degli ultimi decenni non ha mai avuto un vero piano di sviluppo.

A parte in passato quello storico e “illuminato” degli uomini e delle donne del boom economico. Una generazione di grandi imprenditori, purtroppo oggi in via di estinzione. Alcuni portati via dal coronavirus.
Dall’altro ha ceduto gran parte del suo potere decisionale interno a burocrati e dirigenti dello Stato, inamovibili e non eletti.

Burocrati che hanno guardato soprattutto a carriere, prebende e interessi personali.

Capaci di paralizzare l’azione del Governo centrale come ha sperimentato il premier Conte.

Poi ci sono i grossi gruppi industriali e finanziari, le banche. Centri di potere che da decenni influenzano, con l’aiuto della politica, il sistema Paese.

Sotto, come in una piramide, una piccola e media impresa, fatta da artigiani e commercianti, la spina dorsale del sistema, frenata dalla burocrazia e spremuta dal fisco. Spinta in molti casi verso l’evasione fiscale più sfacciata d’Europa.

La criminalità organizzata completa il quadro.

In mezzo, c’è la politica di ogni colore. A cui gli italiani credono sempre meno, incapace di fare riforme, di creare un sistema più efficiente, di avere un progetto.

Con il Coronavirus la politica ha ceduto la mano ai “tecnici”, virologi, medici, specialisti, sempre più coinvolti nelle decisioni per la lotta al virus e ora sul post-Coronavirus che influenzerà pesantemente il nostro modo di vivere.

Una situazione a dir poco complicata. Aperta ad opzioni diverse che il virus e la chiusura del lockdown, rendono veramente difficile da decifrare e i cui sviluppi sono sempre meno prevedibili.

L’italiano è un eterno sopravvissuto. 

Alle guerre, ai terremoti, al crollo dei ponti in autostrada, alla crisi economica, a Tangentopoli, ai partiti e oggi al Coronavirus.

In Europa, a negoziare gli aiuti per il virus, stiamo andando col cappello in mano, come quando Fanfani andava a Washington a chiedere prestiti agli Americani.

Oggi col Coronavirus, cosa chiediamo all’Europa?

Prestiti a tasso zero e durata indefinita.

Già che ci siamo qualcuno è tentato dall’idea di un bel tratto di penna che cancelli tutti i debiti anche quelli pregressi.

I Tedeschi in passato, con i loro, ci sono riusciti. E si sono fatti cancellare buona parte dei debiti di guerra.

Oggi a noi italiani, in forza dei nostri debiti, quella stessa benevolenza viene negata.

Con una disinvoltura, di tedeschi e olandesi a dir poco “irritante”.

L’Italia di oggi ha proprio poco da offrire.

Salvo svendere il Colosseo, gli Uffizi, Pompei o la Reggia di Caserta.
Nei magazzini dei musei italiani ci sono tanti di quei pezzi mai esposti, da poter creare un’intera città museo in qualsiasi luogo del mondo, Russia e Cina compresi.

Ce li venderemo per sopravvivere ?
Mia nonna, vedova di guerra, lo fece con un po’ dei gioielli di famiglia, per superare quei difficili anni ‘40.

Potrebbe essere una soluzione.

Ma sarebbe accettabile l’idea di svendere parte del nostro patrimonio storico solo per pagare un debito interno fatto da burocrati, enti, istituzioni e apparati dello Stato di dubbia utilità? 

 

Continuare a pagare per finanziare “mostri” come il MOSE di Venezia, mai ultimati e per il quale manca ancora 1 miliardo per smuovere una sola paratia?

Ricostruire un viadotto a Genova, crollato per palesi inadempienze, senza ancora aver capito chi pagherà il conto?

Sostenere appannaggi e prebende di un paese come il nostro, in cui il Quirinale, tra dipendenti e addetti costa più della Casa Bianca e di Buckingham Palace.
Se i nostri attuali governanti, riusciranno a ottenere un sostanzioso “prestito” a tasso zero, i nostri rappresentanti lo stipendio se lo saranno meritato.

Fosse solo per l’emergenza Covid e per rimettere in piedi l’economia del post epidemia.

Se schiveranno le trappole di MES, Eurobond, Coronabondi negozoiatori italiani, saranno stati bravi e mostrato di saperla difendere l’Italia.

 

Ma l’Europa dimostrerà davvero a cosa serve. 

L’Unione mostrerà il suo ruolo oltre a legificare su quote latte, marchi di formaggi e limiti ai diritti di pesca in mare (che tanto hanno fatto infuriare i britannici pro Brexit).

 Un’Europa unita e solidale, capace di aiutare i suoi partner in difficoltà che potrebbero essere quelli che daranno una mano domani. Magari in altre emergenze.

Forse la Merkel, Macron e persino l’olandese Mark Rutte capiranno – se non l’hanno già capita – l’enormità di quanto è accaduto e non si limiteranno a ratificare prestiti e tassi di interesse. Come dei semplici contabili.

Dimostrando agli oltre 400 milioni, cittadini di 27 Paesi, uniti cosa vuol dire essere europei.

Non sarà facile, viste le premesse.

I cari partner europei considerano i paesi del sud Europa (in primis l’Italia) delle vere “cicale” e non sembrano disposti a “regalare” miliardi di euro, nemmeno a causa della pandemia. Se fino a qualche anno fa chiamavano con disprezzo Pigs, il gruppo composto da Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, ci sarà pure un motivo.

Noi italiani siamo stati catalogati – dalla stampa europea e tedesca – come “scrocconi” pronti a sfruttare l’Europa e i suoi componenti più ligi e virtuosi.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/05/25/il-giornale-tedesco-spiegel-italia-scroccona-colpa-di-draghi_ea76ce45-3c85-4054-a860-d56e7561e078.html

Il debito concesso, qualunque sarà il nome dello strumento, sarà comunque relativo alle spese sostenute per il virus. Non ad altri sciupii.

E allora come farà l’Italia? Come ci risolleveremo ?

https://www.repubblica.it/economia/2020/04/22/news/_l_italia_ha_salvato_le_banche_tedesche_in_grecia_ora_berlino_aiuti_roma_con_gli_eurobond_-254662078/?refresh_ce

E col prestito arriverà anche da noi la famigerata Troika?

Composta da

–      Commissione europea

–      Banca centrale europea

–      Fondo Monetario internazionale 

All’epoca della crisi ellenica, nel 2015, ci fu un vero collasso economico ad Atene tanto che ancora si studiano gli effetti sulla mortalità infantile negli ospedali greci dovuta alla mancanza di medicine e strutture.

Una falce che colpì duro la classe media e le classi meno agiate.

Solo chi aveva mezzi – legali e non – andò avanti lo stesso.

La Grecia, fu “aggredita” economicamente, con il benestare e l’appoggio di Berlino.

Era la stessa Grecia che è ancora oggi in credito con la Germania per i danni di guerra. Ben 285 miliardi di euro. Che Berlino non vuole pagare.

https://europa.today.it/attualita/merkel-nazismo-grecia.html

I politici italiani evocano lo spirito del dopoguerra, in questi giorni in cui si “festeggia”, si fa per dire, il 25 aprile e la Liberazione.

Anche noi rischiamo, a più di 70 anni di distanza, l’occupazione.  Un’altra.

Tutta economica.

Nel dopoguerra la cinghia la tirarono tutti, anche De Gasperi e Togliatti.

Da noi toccherà a tutti gli italiani. Tanto per cambiare.

Cioè a noi.

C’è il rischio di una bella patrimoniale, già evocata da qualche “illuminato”, o di nuove tasse, comunque insufficienti visti le cifre in ballo.

Si parla di un debito di circa 40mila euro… per ogni italiano. 

Un mutuo praticamente.

Tutto per pagare interessi a breve termine, secondo qualcuno (vedi il premier olandese) …in due, massimo 5 anni.

Se stiamo ancora pagando le accise sulla guerra di Etiopia, sulla benzina, chissà quanto tempo pagheremo per questi nuovi oneri.

Non basteranno i nostri figli e forse nemmeno i nipoti

Quanto ci costerà il fatto di aver rischiato la vita, per una malattia virale arrivata dalla Cina, e  aver visto morire tanti connazionali per il Covid19?

Le tasse difese e perorate dagli stessi politici nostrani, che hanno tagliato con la motosega, personale e strutture della nostra Sanità pubblica, tolto fondi all’Istruzione, lasciato la Pubblica amministrazione senza mezzi e la Giustizia priva di strutture e mezzi. Abbandonato le Università e costretto all’esodo all’estero ricercatori e “cervelli”.

Pagato, poco e male, il personale, senza dare strumenti per operare.

Dai contratti precari degli infermieri (in balia delle cooperative) alla benzina per le Volanti della Polizia. Politici che hanno usato il gettito fiscale, tra i più pesanti in Europa, per pagare sé stessi e farci pagare gli interessi di un debito pubblico che ha continuato a salire.

Rendendoci inaffidabili a livello europeo e davanti ai mercati finanziari.

Se la logica sarà quella “fiscale”, gli italiani, già in difficoltà, se anche reggeranno il colpo, non ne saranno così felici.

Forse non saranno nemmeno in grado di pagarle, quelle tasse.
Anche perché senza soldi ci sarà ben poco da spremere.
Se non sarà sbloccato in fretta l’effetto lockdown sarà un bel guaio per tutti.
Per esattori e per i tartassati. Perché non ci saranno più soldi.
E alla “fase2” che ci aspetta, piena di interrogativi e di dubbi, gli Italiani arriveranno in maggioranza sopravvissuti e sani, ma certamente abbastanza arrabbiati da dire basta.

Basta con questa politica. Con i furbi e i disonesti. Con gli incapaci e incompetenti.

Ma basta anche con un’Europa che ci giudica costantemente con usurati cliché -indistintamente tutti gli italiani – catalogandoci come scrocconi, mafiosi o spendaccioni.

Un’Unione Europea, con Germania e Olanda (paradiso fiscale ben noto) in testa, che in un momento simile ci mostra la sua faccia più truce e minacciosa dimenticando la solidarietà persino davanti a una crisi epocale come quella che da settimane ci tiene tutti chiusi in casa.

E che ha causato migliaia di morti in tutto il mondo.

Un atteggiamento così “gretto e meschino” da essere aspramente criticato persino dalla stessa stampa tedesca.

In particolare dal magazine Der Spiegel – non sempre tenero con il nostro Paese- ma che non esita a ricordare, in questi giorni, proprio quel debito di guerra, cancellato nel 1953. Accusando gli attuali governanti europei di essere “gretti e vigliacchi”, Germania compresa.

https://www.spiegel.de/international/europe/coronavirus-il-rifiuto-tedesco-degli-eurobond-e-non-solidale-gretto-e-vigliacco-a-13497692-418a-4a2b-8d4b-0fab0613bcb0

La fine dell’emergenza ci imporrà un nuovo inizio.

Ce la caveremo anche stavolta? Da italiano voglio tanto sperare di sì.

Lo faremo con l’aiuto dell’Europa?  Tutto può accadere a questo punto.

Quello che sarà nei prossimi giorni rischia anche di chiudere nel peggiore dei modi e tutto in una volta, persino l’esperienza europea.

Comunque vada, se oltre a uno Stato dalle dubbie capacità, verrà fuori solo un’Europa “usuraia” oltre che matrigna, non oso immaginare cosa potrebbe venire fuori alla prossima tornata elettorale.

La bandiera blu con le stelle e la voglia di restare nell’Euro potrebbero divenire tanto invise quanto lontane dai nostri desideri.

Potrebbe venirci la voglia di tornare ad essere un grande Paese capace di uscire dalla crisi del virus da soli, senza aiuti, e al contempo finalmente pretendere una classe dirigente, più competente capace.

Finalmente in grado di lavorare veramente sul futuro e smettere di farci

Fare quello che proprio, in tanti italiani, non meritiamo.

Una questua da miserabili, nel mondo e in Europa.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

Foto tratta da: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/04/01/leuropa-pensa-ad-uno-strumento-per-salvare-loccupazione_d736f97d-530d-47f5-bdfb-269c5fa96da5.html

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