L’Uomo della Strada nel tempo del CoronaVirus

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di Federico Ghezzi

L’uomo della strada:

Non c’è sfogo. Non c’è scampo. Non c’è la Strada. Semmai la Spesa. Solo la Spesa. Semmai l’attività motoria: solo vicino casa (ma vicino quanto?).

Che ne è dell’Uomo della Strada?

E’ l’Uomo di casa? Ma no.

Dell’Autocertificazione? Non può essere.

Quello da Smartphone, o da Social?

L’uomo disconnesso (dal lavoro agile)? Figuriamoci.

L’Uomo della Strada, si diceva, percorre marciapiedi, offre sguardi, sorrisi;

è disincantato e anonimo, e scopre sconosciuti per la via, mentre riceve e deposita, mediamente, con molta umiltà, duemila sollecitazioni involontarie, ogni giorno, come tutti, semplicemente vivendo.

Sempre quelli, i suoi panni, semplici, composti di news sparse frammiste a opinioni,  elaborazioni spontanee, dubbi improvvisi, sintesi ingenue, lampanti come naturale buon senso.

Panni dismessi: l’Uomo della Strada – nel tempo del CoronaVirus – è sospeso. A tempo indeterminato.

E’ dietro le quinte.

Come il buon senso, che vive sul tam tam, l’Uomo della Strada non trova mezzi pubblici, sale d’attesa, bar; nemmeno si adatta alle mascherine, al distanziamento, ai Decreti (che rispetta puntualmente).

Perché, in verità, non si esprimeva mai in situazioni di angoscia, indeterminatezza, preoccupazioni, reali, conseguenze, concrete: nemmeno prima.

La sua la diceva in ultimo, in quelle fasi della Vita di relativa tranquillità, nel dolce e non nell’amaro, con i tempi (per intendersi) della passeggiata libera (eravamo felici), dell’ozio scelto e non forzato (non sapevamo di esserlo).

Ora, invece, è bersagliato. Su un unico totalizzante argomento: la pandemia.

E’ costretto a sapere. Un sapere in continuo evolversi; deve aggiornarsi.

Si sente protagonista, come ognuno di noi, di un destino collettivo, legato a ogni singola, pesante responsabilità individuale: non è abituato.

E’ implicato: su questioni vitali, temi etici di immensa portata.

Protagonista (ma è una Comparsa, Uno di Tanti), si deve porre al fianco di pensatori, uomini di scienza, statisti, filosofi.

Aspetta, vive il disagio, non ha il suo cammino, umile, arguto.

Si fa alcune semplici domande, in attesa che tutti i Corsi, le Vie, le piazze, i Larghi, i Vicoli, i Lungomare, i Lungo fiume, possano rispondergli finalmente di nuovo pieni di Comparse e di Sorrisi senza bavaglini.

Quando finirà tutto questo?

Sono al lavoro le migliori menti del Paese e del Globo, saranno ascoltate?

Con l’estate avremo almeno una tregua, delle vacanze vere?

Che lezioni avremo imparato per la futura normalità?

Domande che evaporano, in attesa, in paziente attesa, che ritorni viva, finalmente, la Strada.

Federico Ghezzi

Tempo di lettura: 1’00

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