Lo smartphone, casa dolce casa

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di Gaetano Buompane

Alle volte mi fermo a riflettere sull’incredibile velocità dell’evoluzione tecnologica.

Ad esempio, non so se ci avete mai fatto caso, siamo passati dalla cabina col telefono a gettoni allo smartphone in circa vent’anni, ossia in un tempo relativamente breve abbiamo trasformato una scatola di vetro in cui si entrava esclusivamente per telefonare in un dispositivo sofisticato sufficientemente piccolo da poter infilare in una tasca e utilizzare in qualsiasi posto.

Questo significa che i tempi del progresso tecnologico saranno sempre più corti e frenetici e tutto ciò, inevitabilmente, implicherà dei cambiamenti altrettanto drastici nei nostri comportamenti sociali.

Ma non è detto che sarà ogni volta in meglio.

Ricordo che tutte le cabine del telefono nascondevano sempre un piccolo tesoro di gettoni perduti che noi bimbi ci divertivamo a cercare, oggi qualsiasi ragazzino sarebbe in grado di installare sul proprio smartphone un applicativo di trading on line e iniziare a giocare in borsa.

Agli inizi degli anni ‘80 non era così scontato avere un telefono fisso in casa, oggi praticamente tutti abbiamo almeno uno smartphone a portata di mano.

A due anni i bambini sono già in grado di scorrere il dito sulla tela touch e a cinque, in fatto di applicativi, giochi, reti sociali, ne sanno molto di più degli adulti del loro nucleo familiare.

L’uso e abuso del cellulare ha così iniziato ad essere una delle principali cause scatenati dei litigi tra genitori e figli.

Se li lasciassimo liberi di scegliere la stragrande maggioranza dei bambini preferirebbe starsene sul divano con la testa piegata sul telefono invece di giocare coi loro amici o di fare qualsiasi altra cosa.

D’altro canto siamo proprio noi adulti i primi a non seguire nessun tipo di regole nell’utilizzarlo e di più, ad ammettere candidamente di sentirci persi senza il nostro smartphone.

Secondo recenti studi è emerso che le persone concepiscono il proprio cellulare come una casa, un luogo dove viviamo una parte della nostra vita, alle volte la più importante.

È dentro il telefono che esprimiamo la nostra personalità, che custodiamo la nostra vita privata, spesso la più intima e segreta, protetta da password e accessibile solo col riconoscimento biometrico dell’impronta digitale.

Abbiamo cioè traslocato la sicurezza e la tranquillità delle quattro pareti domestiche all’interno dei nostri telefoni ed è per questo che è lì che ci rifugiamo ossessivamente in qualsiasi momento del giorno e della notte.

Gli esperti allertano sul comportamento sempre più diffuso di isolarsi sul proprio telefono anche in momenti di condivisione con altre persone.

Il pericolo del tutto realistico è che si finisca per preferire il conforto della nostra “casa” e si abbandoni lentamente il piacere dell’incontro e della scoperta.

Quale sarà, insomma il nostro futuro? Che cosa dovremmo aspettarci?

Anche se l’essere umano ce l’ha sempre messa tutta per utilizzare nel peggiore dei modi le straordinarie rivoluzioni tecnologiche che è stato capace di attuare, questo potrebbe essere finalmente il momento di un vero riscatto.

Il forzato isolamento sociale dovuto alla pandemia, oltre ad averci fatto sperimentare quanto sia terribile non poter stare vicini a chi amiamo di più, ci ha svelato le enormi potenzialità delle tecnologie a nostra disposizione e come poterle utilizzare al meglio nella vita di tutti i giorni.

Insomma, rimpiangere la vecchia cabina del telefono non servirà a molto, ma possiamo lasciarla lì a ricordarci una cosa importante, che la tecnologia deve sempre essere al nostro servizio e mai il contrario.

 

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Foto da Pexels

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