Lo studio della storia a scuola e la maturità

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La Storia a scuola non si studia più oppure si studia poco e male male.

In molti lo dicono, motivando così le scarse conoscenze che gli italiani dimostrano spesso, sui temi relativi al proprio passato. 

Eppure, nelle scorse settimane, è sembrato che la materia venisse eliminata del tutto, almeno tra quelle richieste ai maturandi della scuola superiore italiana. 

Il tema storico come lo abbiamo conosciuto per generazioni, non sarà più presente tra le tracce della prima prova dell’esame di maturità anche se la Storia sarà sempre materia di studio andando a comporre i crediti formativi del triennio che determineranno parte della valutazione finale dello studente.

La decisione era giù stata abbozzata dall’ex ministro all’Istruzione del Governo Renzi-Gentiloni, Valeria Fedeli, in base alla riforma del 2015, ed è stata ribadita dalla commissione presieduta dal linguista Luca Serianni che con la Circolare MIUR n. 3050 del 4 ottobre 2018.

Questa decisione ha fatto pensare a molti che la materia fosse stata radiata definitivamente dall’esame finale degli studenti italiani. 

In realtà non era proprio così ma tanto è bastato per far insorgere molti commentatori e gli storici.

In particolare le Società degli storici hanno scritto un documento in cui si chiedeva al Ministro di ripensarci e fare marcia indietro. 

La polemica è simile a quella già innescata, qualche anno fa, dalla notizia dell’abolizione dello studio di Storia dell’arte, poi rivelatasi infondata.

Il Ministro ha commentato via Twitter:  “La Storia è una disciplina importantissima, che attraversa tutte le altre.

E’ alla base della cittadinanza.

Con il nuovo esame non si vuole assolutamente mortificarla o ridurne l’importanza”.

Fino allo scorso anno il tema di maturità era diviso in 4 tematiche:

  • artistico-letterario
  • socio-economico
  • storico-politico
  • tecnico-scientifico

Nel 2018, ai 500.000 studenti impegnati nel tema scritto, era stata proposta una prova dedicata ai volti della solitudine nell’arte e nella letteratura (artistico-letterario), alla creatività come dote umana di immaginare (socio-economico), al dibattito bioetico sulla clonazione (tecnico-scientifico) e infine alle masse e la propaganda (storico-politico).

Con questa riforma, ci saranno invece, tre tematiche di prova:

  • analisi e interpretazione di un testo letterario italiano (2 tracce)
  • analisi e produzione di un testo argomentativo (3 tracce)
  • riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità (2 tracce)

Le prime due tracce si comporrano:

  • di una prima parte di analisi e comprensione (interpretativa) del testo 
  • di una seconda parte di produzione libera (riflessione e commento) 

Le tracce del tema dedicato alla riflessione critica, permetteranno ai maturandi di affrontare temi in ambito:

  • artistico
  • letterario
  • storico
  • filosofico
  • scientifico
  • tecnologico
  • economico 
  • sociale 

MA CONOSCIAMO REALMENTE LA NOSTRA STORIA?

La domanda è legittima. Nelle nostre scuole i programmi non vengano spesso ultimati. Qualcuno teme che le ore di studio dedicate a questa disciplina verranno progressivamente ridotte a vantaggio di materie più tecnologiche.

La Storia o la si ama o la si detesta. Ma spesso il problema è il modo in cui viene insegnata.

E’ facile infatti farla decadere a mero nozionismo o ad una sfilza i date da imparare a memoria. 

COS’E’ LA STORIA ? 

La parola Storia deriva dal termine greco che tradotto significa ispezione visiva, ricerca. Di fatto si tratta della ricerca sui fatti del passato che vengono ritenuti importanti per la specie umana e viene effettuata attraverso:

  • documenti
  • testimonianze
  • racconti 

La storia è memoria di eventi, personaggi, luoghi.

Molti dei fatti che ogni giorno vediamo riportati dai media tradizionali (giornali, radio, tv, web) tra qualche anno verranno considerati storia perché saranno elevati, per la loro importanza, a fatti che meriteranno di essere ricordati da tutti. 

Nella materia storica finiranno pezzi della nostra vita collettiva che hanno avuto importanza, rilevanti per il nostro stesso futuro, fatti di cui magari siamo stati testimoni in via indiretta e talvolta in via diretta. 

Questi fatti verranno interpretati, studiati, analizzati per anni, decenni, e poi, se di grande rilevanza, andranno a finire nei saggi, dei documentari televisivi, nei dibattiti e anche nei libri di scuola dei nostri figli. Per questo si tratta di una materia da cui, volenti o no, non possiamo comunque prescindere perchè alla fine tutto è storia. Anche la nostra vita. 

Lo scrittore americano Mark Twain, già ai suoi tempi, disse:

“Molti bambini delle scuole pubbliche sembrano conoscere solo due date: il 1492 e il 4 luglio; e di norma essi non sanno cosa è successo in entrambi gli eventi”. 

Più di recente l’autore di fantascienza Robert Anson Heinlein ha scritto:

“Una generazione che ignora la Storia non ha passato…nè futuro”.

Sono due considerazioni ugualmente vere. 

Per fortuna non tutti ignorano questa materia tanto affascinante da trarne frequentemente lo spunto per opere di grande successo dai libri ai film ai siti web, dalle fiction alla divulgazione, attraverso documentari e programmi tv. 

La Storia, come interesse collettivo, gode di buona salute anche se a volte si tenta di strumentalizzarla o di relegarla in un angolo. 

E conserva un ruolo importante che nessuna commissione ministeriale o circolare riuscirà comunque a scalfire. 

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”

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