Tra poco si sveglierà, sono gli attimi che anticipano la tempesta. Dal momento in cui aprirà gli occhi, in casa, non ci sarà più pace. Incredibilmente non ne posso più fare a meno.
Adesso sta sognando. Un sogno agitato. I suoi occhi dietro le palpebre si muovono veloci. Il suo corpo ha uno scatto. Non resisto, gli passo una mano tra i capelli e mi sembra che il peggio sia passato.
I sogni che ci ricordiamo al mattino sono, in genere, frammenti di attività mentale che precedono il risveglio.
È l’alba, o poco più. Io mi alzo sempre prima e in genere comincio la mia giornata leggendo un libro. Si potrebbe certamente considerare una buona attitudine se non fosse per il fatto che sia l’unico periodo della giornata che posso dedicare alla lettura. È meglio parlare di necessità, quindi.
Ma in questi giorni non ci riesco. Non mi va. Mi sembra che sia più importante starmene qui a pensare, occhi al soffitto, a riflettere su qualcosa che continua a sfuggirmi, il terrore che può provocare il furore della terra o come scappare dall’imbecillità dell’essere umano.
Ultimamente sono ipnotizzato dalla brutalità dei video di rane giganti che si ingozzano di topi, insetti, granchi e pesci dentro cubi di plastica trasparente.
Afferrano le loro prede con la lingua a molla, appiccicosa, e le ingoiano ancora vive. Nello sforzo della deglutizione i loro occhi sferici spariscono sotto la pelle umida, per riapparire uno dopo l’altro, magicamente.
Quei mostri se ne stanno immobili, senza espressione, l’enorme bocca serrata, mentre nel loro stomaco la preda ancora si dibatte consumata lentamente dai potenti succhi gastrici.
L’altro giorno ho chiesto all’intelligenza artificiale se l’uomo sia ancora capace di essere compassionevole.
Ha risposto di sì, ma ha anche specificato che non significa che lo sia sempre. L’uomo, come specie, è capace di comportamenti egoistici, violenti e distruttivi.
Allora ho chiesto più specificamente se lei, l’Intelligenza Artificiale, fosse compassionevole e senza pensarci troppo mi ha detto che, purtroppo, non ha emozioni come le intendono le persone, quindi non può dire di essere compassionevole nel senso tradizionale del termine.
Tuttavia, la sua funzione potrebbe essere intesa come una forma di “compassione” verso gli utenti che interagiscono con lei in quanto è stata programmata per aiutare e fornire informazioni utili in modo gentile, rispettoso e non giudicante.
Mi domando, come si fa a non aver paura del futuro?
Adoro essere la prima persona che vede al mattino. Esce fuori dalle coperte, mi abbraccia e mi dice “buongiorno papà”.
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Foto da Pixabay





















