L’uomo smemorato

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Sarà capitato certamente anche a voi di essere assaliti da quel sentimento di smarrimento e frustrazione quando improvvisamente sorge dal nulla la netta sensazione di essersi dimenticati qualcosa di importante.

Voglio dire, se il cervello trovasse rapidamente il filo del discorso, se riuscisse con una semplice associazione di idee a soffiare via la nebbia e a ritrovare ciò che vi si era nascosto dietro, non sarebbe una tragedia.

Il problema è che nel mio caso – porcaccia la miseria! – passerò almeno una mezz’ora a posare gli occhi in giro per la stanza alla ricerca di un’immagine, un dettaglio al quale possa attaccarmi per far accendere la lampadina.

E badate bene, non riuscirò a fare nient’altro, perché l’ossessione di riacciuffare quel ricordo prenderà il sopravvento su qualsiasi altro impegno.

Escludendo nella perdita di memoria i sintomi di una senilità precoce si potrebbe parlare, più che altro, di un leggero frastorno ossessivo-compulsivo. Ossia, se non vengo a capo del mistero, mi resta complicato andare avanti.

In mia difesa ci sono studi recentissimi che hanno dimostrato quanto le capacità multitasking del nostro cervello siano un’illusione, una menzogna, soprattutto in una società come la nostra nella quale l’essere umano è costantemente sottoposto ad un eccessivo “sovraccarico cognitivo”.

Questo vuol dire, in sostanza, che per fare bene le cose occorre farle una per volta e sarebbe proprio nel tentativo di gestire più attività contemporaneamente che si finisce per farle tutte superficialmente o, addirittura, si rischia di lasciarne qualcuna indietro.

Ma, a parte questo, è interessante riflettere su cosa reputiamo davvero importante in certi determinati periodi della nostra vita.

Per capirci. Oggi non posso scordarmi assolutamente di strappare via con le pinzette i fastidiosi peli che mi nascono sulle orecchie perché ho già preso appuntamento dal barbiere e non voglio che, forbici in mano, stia lì a fissarmi il trago peloso mentre decide da che parte cominciare a scorciare.

Solo sei mesi fa, quando i capelli me li facevo tagliare da mia figlia di 5 anni e lasciavo che li pettinasse come se fossi un bambolotto e che li colorasse per i suoi esperimenti punk rock, dei peli superflui non me ne importava un fico secco. E quante risate che ci siamo fatti io e lei.

Ma più che altro, in quel periodo di vita lenta, lentissima, la sensazione di aver lasciato qualcosa indietro, di essermi dimenticato qualcosa di importante, non è mai apparsa.

Poi è successo che terminato quel tempo sospeso, siamo tornati a correre all’impazzata, a cercare di far incastrare gli orari con tutte le esigenze familiari e alla fine, che ironia, ci ricordiamo al volo delle cose futili mentre facciamo fatica a ricordarci di quelle importanti.

Di cosa mi sono dimenticato, dunque?

Aspetta un po’. La bambina dovevo andare io a prenderla a scuola?

Se becco tutti i semafori verdi faccio in tempo.

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Foto da Pixabay