L’uomo vestito a festa

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Tra poco, un mese circa, dovrò indossare nuovamente il vestito elegante.

L’unico che ho è riposto nell’armadio, imbustato e appeso accanto ai vecchi giacconi invernali da donare, ma che sono ancora lì perché chi lo sa possano ancora servire.

Il vestito, un completo blu scuro, taglio classico, lo comprai per il matrimonio di Paolina.

Lei è rimasta incinta tre anni dopo, il bambino adesso ha circa cinque anni quindi, facendo un calcolo rapidissimo, non è proprio così sicuro che riesca ancora ad entrarci con disinvoltura.

In fondo sono sempre otto anni di panza in più.

Dovrei tirarlo fuori dal cellofan, finalmente, per vedere se fa ancora al caso mio o se anche lui debba passare definitivamente al reparto donazioni.

Il problema è che continuo a rimandare e faccio finta di niente quando qualcuno mi dice che dovrei provarlo, che non c’è altro tempo da perdere.

Il resto della famiglia ha già comprato abiti tutti nuovi, pensando anche al cambio.

Hanno passato due giorni interi girando per negozi tirandosi dietro anche i ragazzini mentre io, adducendo stanchezza, mal di testa e impegni improvvisi, me ne sono rimasto a casa.

Ovviamente nessuno mi ha creduto.

Ma si sa, in queste occasioni l’uomo, il marito, di fronte al suo poco entusiasmo e alla sua ottusa convinzione di poter ancora sfruttare un abito impolverato di otto anni prima, non viene spronato a cambiare idea. No.

Si preferisce lasciarlo indietro, abbandonarlo al suo misero destino.

Perché non è una questione di taccagneria, bensì un classico e prevedibile rigurgito di avversione mascolina a quelle feste di famiglia nelle quali è abitualmente obbligatorio presentarsi tutti in ghingheri.

È l’ultima occasione concessa all’uomo, prima di capitolare miserevolmente, di fargli manifestare il proprio dissenso allo sperpero di denaro, in generale al consumismo sfrenato, e insieme alla sua ostile partecipazione all’evento. Un bluff, insomma.

Il poveraccio, di solito, viene fatto cuocere nel suo brodo giusto il tempo per poi costringerlo a comprare un vestito nuovo nell’ultimo giorno disponibile, nell’unico negozio rimasto aperto in città e guarda caso coi prezzi più folli della regione.

Alla festa, poi, nessuno presterà attenzione alla raffinatezza delle rifiniture e, dato che nei successivi cinque anni non ci saranno altre occasioni per indossarlo, anche questo vestito finirà incellofanato accanto ai cappotti invernali da donare.

Ma questa volta sarà diverso, il mio dissenso e la mia protesta si faranno sentire, non ci saranno capitolazioni.

Perché in tutta verità mi sembra che in questo assurdo periodo che stiamo vivendo non ci sia proprio niente da festeggiare.

A costo di ingaggiare un personal trainer che abbia come suo unico scopo nella vita quello di farmi dimagrire, giuro che mi trasformerò nell’uomo che ero otto anni fa ed entrerò senza difficoltà nel mio completo elegante blu scuro di taglio classico.

Un po’ fuori moda forse, ma nelle foto apparirò certamente più felice e fiero di come risultai negli scatti del matrimonio di Paolina.

Gaetan Buompane

Tempo di lettura: 2’00