Qualche sera fa sono andato in una pescheria per prendere della sogliola per mio figlio più piccolo.
Non ci vado mai, sia perché è distante da dove vivo e sia perché, solitamente, quando devo fare la spesa vado al supermercato dove compro tutto in un unico giro, anche il pesce.

Un po’ mi dispiace non aver mai vissuto il clima da negozio di quartiere, il calore di entrare in un posto che conosci e in cui sei conosciuto.
Incontrare persone che con il tempo sono diventate familiari. Gli sguardi ed i sorrisi amichevoli che ti fanno sentire a tuo agio.
Il supermercato è comodo ma indubbiamente asettico.
Molto spesso si cerca la comodità a discapito del buon servizio e del rapporto umano.
Essendo la prima volta che ci mettevo piede, mentre tutti gli altri clienti che entravano venivano salutati con il nome ed un “come sta tua madre?” o “che vuoi che ti prepari oggi?”, al mio ingresso ho ricevuto solamente un freddo e quasi sospettoso “buona sera”.
Non ci sono rimasto male, anzi osservavo il contesto in cui mi trovavo con stupore e curiosità.
Dopo aver ordinato quello che mi occorreva mi sono messo in un angolo ad attendere. Nell’attesa la pescheria era tutto un riecheggiare di “Ciao Cara! Come hai passato il Natale?” oppure “Eh si, è stato proprio un anno pessimo, speriamo nel nuovo”.
Praticamente un misto di frasi amichevoli e di circostanza. Nonostante percepissi che i dialoghi a tratti tendessero allo stucchevole, ho provato una leggera invidia ad esserne escluso.
Mentre mi sfilettava la sogliola, e la moglie era intenta nelle relazioni sociali, il pescivendolo nota il mio isolamento e, un po’ per cuore un po’ per mestiere, mi fa:
– “Ma secondo lei, passa il tonno la Lidl?”
– “Mi scusi?”
– “La Lidl stasera!?”
– “La Lidl?”
Si tira giù la mascherina:
– “L’INTER, lo passa il turno stasera?”
– “Aaah, mi dispiace ma non seguo il calcio…”
– “Ah…” e prosegue a sfilettare.
Effettivamente credo di essere più un tipo da supermercato.
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