LE SCUOLE ITALIANE E I PROCESSI SUL WEB

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C’è qualcosa che non funziona in alcune scuole italiane. Qualcosa di brutto e di triste. Un fenomeno di degrado strisciante che si scopre solo quando alcuni episodi eclatanti lo fanno emergere nei suoi aspetti più tristi e desolanti.

Il video dei bulli scolastici diffusi bellamente sui social dagli stessi ragazzini che li hanno girati – mentre sbeffeggiavano e minacciavano un anziano docente, hanno riaperto in maniera brutale il problema della condotta in alcuni istituti di istruzione del nostro Paese.

Ora si chiede a gran voce la bocciatura come esempio da dare agli studenti e alle famiglie coinvolte e a tutti quelli che da quei comportamenti sono tentati.

Già perché per un episodio che emerge ce ne sono probabilmente altri che non vengono alla conoscenza della pubblica opinione e che quindi restano impuniti.

Per un collegio di docenti che boccia, probabilmente ce ne sono altri che subiscono in silenzio, magari in attesa del caso eclatante che faccia emergere certi atteggiamenti profondamente antisociali.

 LA SCUOLA ITALIANA E IL DEGRADO SOCIALE

Cosa sta succedendo nella scuola italiana?

Quello della pubblica istruzione è solo uno di questi contesti di vita in cui questi episodi emergono periodicamente, supportati anche da un mondo social fatto di immagini.

Un mondo prepotente e irrefrenabile che spinge ad esibirsi e mostrare ciò che si fa nel bene e nel male.

In questi accadimenti infatti, capita che i colpevoli abbiano precostruito le prove del proprio comportamento, riprendendole e addirittura diffondendole, rendendo immediata la riprovazione e poi la condanna con tutte le possibili sanzioni.

I problemi di un mondo iconografico.

Da quando i nostri telefoni cellulari si sono trasformati in vere e proprie postazioni di produzione multimediale, i nostri ragazzi e le nostre ragazze si sono ritrovati a gestire un mondo iconografico nuovo che sta creando problemi molto seri.

Certo è che se il comportamento di quel ragazzino fosse stato descritto semplicemente in un verbale dei carabinieri, il suo impatto sociale sarebbe stato ben diverso e meno dirompente.

L’arroganza e la strafottenza che invece filtrano in maniera diretta dalle immagini.

L’atteggiamento sfiduciato del docente minacciato, l’atmosfera di palese anarchia in una classe di scuola, sono riuscite, senza bisogno di parole superflue, a far comprendere quello che era successo e a far scattare, senza troppi problemi, la unanime richiesta di bocciare tutti i colpevoli, anche gli studenti che avevano girato il video, per la gravità manifesta del proprio comportamento.

 IL GIUDIZIO ATTRAVERSO LE IMMAGINI DEI SOCIAL

La potenza dell’immagine ancora una volta può determinare scelte e comportamenti con forza maggiore di ogni ragionamento e pensiero espresso in altre forme meno immediate e più ragionate.

Certo basare il proprio giudizio morale solo sulle immagini può essere rischioso anche perché le immagini, fuori dal loro contesto, possono essere facilmente modificate se non falsificate.

Tutti ricorderanno la foto uscita sui giornali di tutto il mondo di quell’uccello impiastrato di petrolio diffusa durante la guerra del Golfo.

Quel povero animale divenne il simbolo della catastrofe ecologica e della malvagità di Saddam Hussein, colpevole di aver danneggiato gli impianti per rallentare l’avanzata della coalizione occidentale.

A distanza di tempo venne fuori che la foto era stata scattata anni prima e che con la guerra non c’entrava nulla.

Ma che importa, ormai il sasso era lanciato e Saddam oltre all’accusa di essere un sanguinario dittatore reo di lavorare a terribili armi chimiche – mai rinvenute – si prese anche quella ben più dirompente di attentatore all’ecologia del pianeta.

 LA SCUOLA E LA VIGILANZA SUL COMPORTAMENTI DEI NOSTRI RAGAZZI

Sicuramente non è il caso, ma immaginiamo che i ragazzi di Livorno, invece di aggredire il professore, stessero organizzando una recita scolastica contro il bullismo e la mala educazione scolastica, riprendendola con i telefonini.

Il teorema dei ragazzi strafottenti da bocciare crollerebbe in un attimo anche se probabilmente, quel video, lanciato dalle televisioni di tutta Italia all’ora di cena sarebbe rimasto come un’onta incancellabile nella migliore tradizione del mondo social e delle sue regole perverse.

Sicuramente la mia è solo un’ipotesi accademica.

Se i dirigenti della scuola sono arrivati addirittura a chiedere la bocciatura in blocco del gruppetto di ragazzi esagitati, significa che con altissima probabilità, quei comportamenti, ci sono stati e vanno perseguiti.

Ma resta legittimo chiedersi se forse, prima di arrivare ai video autoaccusatori postati dagli stessi colpevoli sui social, non si dovrebbe fare qualcosa di più per vigilare sui comportamenti degli studenti.

Per esempio educarli a comportarsi come dovrebbero, appassionarli a quello che fanno, evitando che l’aula in cui verranno giudicati – per profitto e condotta – non sia quella legittima della loro scuola, ma la gogna mediatica dei mezzi di comunicazione di massa.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 1’50”

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