Scuderie del Quirinale – Inferno

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di Fabio Bandiera

Mostra da non perdere quella inaugurata alle Scuderie del Quirinale che ospiteranno fino al 9 gennaio oltre duecento opere d’arte concesse in prestito da più di ottanta tra grandi musei, raccolte pubbliche e prestigiose collezioni private provenienti da tutta Europa.

Inferno, la rassegna presso le scuderie del Quirinale, a cura di Jean Clair, celebra con gusto e ambizione uno degli anniversari più importanti della nostra cultura, i settecento anni dalla scomparsa di Dante, focalizzando la propria attenzione sul luogo della dannazione eterna magistralmente descritto dal sommo poeta nella sua Commedia.

UN VIAGGIO NEI BASSIFONDI

L’Inferno è di sicuro la cantica più affascinante e rappresentata, dotata di quella potenza dirompente che emerge dalle terzine dantesche che evocano peccati e gironi dai quali sarà impossibile uscire.

Una vera e propria miniera d’oro di spunti che hanno caratterizzato nei secoli svariate iconografie che hanno tracciato e delineato i confini di una dannazione eterna e senza redenzione.

Una resa immaginaria e potente che traduce su tela l’immaginario teologico-allegorico del poeta fiorentino spaziando dalla cronologia degli inferi alle storie dei dannati più celebri qui ampiamente indagati e rappresentati.

DA GOYA E BOTTICELLI, DA BRUEGHEL A RODIN…………….

La qualità notevole e ricercata delle opere in mostra è racchiusa nelle diverse sezioni tematiche che abbracciano capolavori dal quattrocento italiano di Beato Angelico e Botticelli, che descrive minuziosamente nella sua Voragine Infernale la composizione fisica dei gironi infernali, arrivando a fine all’ottocento con una tela di Cezanne.

Suggestiva ad inizio mostra l’opera monumentale di Rodin di cui viene esposta all’ingresso del percorso la celeberrima Porta dell’Inferno, in un modello in fusione in gesso.

In mezzo opere trasversali di Brueghel, Goya, Bosch, Manet, Delacroix e Balla a cui vanno aggiunte le meravigliose tavole del Dante Historiato di Federico Zuccari che testimoniano la portata e la dimensione dell’universo dantesco e dello straordinario fascino che l’inferno ha suscitato negli animi di questi artisti di varie epoche e di diverse sensibilità.

DANTE, VIRGLIO E CARONTE………..

La Parte centrale e più suggestiva dell’esposizione è dedicata alla rappresentazione delle icone tragiche descritte nelle cantiche.

Paolo e Francesca e il Conte Ugolino, a cui viene dedicata un’apposita sala, sono teatralmente, e spesso eroticamente, rappresentati nel loro fuoco eterno e accompagnati dalle anime spettatrici di Dante e Virgilio che assistono meditabondi nell’oscurità al loro supplizio.

Anche Caronte assume toni e rappresentazioni strazianti e mitologiche, traghettatore impietoso e implacabile tra le sponde del fiume Acheronte e custode inflessibile della dannazione eterna.

Difficoltà iconografiche si riscontrano anche nella messa in scena dei codici miniati antichi che crearono non poche difficoltà nel tradurre visivamente un universo così complesso e stratificato come quello Dantesco.

LA COMMEDIA INFERNALE NEL VENTESIMO SECOLO……………….

La seconda parte della mostra attualizza i temi dell’inferno calandoli nella cultura popolare e nelle oscenità che contraddistingueranno il primo novecento europeo tra le tentazioni, le guerre e l’alienazione industriale nelle fabbriche.

Si passa da un teatrino napoletano in cui la figura del diavolo è addirittura burlesca e meno minacciosa ribaltando la figura dell’antagonista e antico tentatore testamentario della carne, mentre di tutt’altro tenore è la fisionomia di Lucifero ben sviluppata tra Germania e Paesi Bassi dove fioccano le committenze per le riproduzioni delle Tentazioni di Sant’Antonio.

Gli inferni umani legati alle società industriali schiavizzano e rendono la vita dei lavoratori un inferno, un orrore e una violenza che raggiungerà il suo apice con i conflitti bellici e i campi di sterminio, temi rappresentati con efficacia dalle acqueforti di Goya e Otto Dix sui disastri della guerra e sull’utopia tragica della creazione di un impossibile Stato perfetto.

E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE

La chiusa ideale, dopo tanto strazio, è un messaggio di speranza sviluppato nell’ultima sala dedicata alle stelle con opere di fine ottocento raffiguranti la via lattea e le costellazioni.

Un accoglimento formale del messaggio Dantesco che sarà approfondito nelle cantiche successive della trilogia.

Dopo tanto orrore, condito da notevoli suggestioni iconografiche, si vede la luce in fondo al tunnel consapevoli di aver assistito ad una mostra densa e ricca di contenuti che rende un doveroso omaggio al ruolo cruciale e trasversale che il Sommo ebbe lungo il corso della storia delle arti.

Fabio Bandiera

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