Scuderie del Quirinale: Mostra Napoli Ottocento

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di Fabio Bandiera

In corso alle Scuderie del Quirinale la mostra Napoli Ottocento dedicata ai maggiori protagonisti del XIX secolo che videro in Napoli una della città più vitali nell’ambito della cultura europea contemporanea.

Esposte opere di interpreti del calibro di Degas, Fortuny, Palizzi, Gemito, Morelli, Mancini, Sargent e Turner che omaggiarono significativamente col loro contributo artistico la città partenopea, assoluto crocevia strategico-logistico del Grand Tour.

Una mostra organizzata dalle Scuderie in partnership con il Museo e Real Bosco di Capodimonte e affidata alla sapiente curatela dell’ex Direttore di Capodimonte Sylvain Bellenger, coadiuvato per l’occasione da Jean Loup Champion, Carmine Romano e Isabella Valente.

Con oltre 250 opere in rassegna, in mostra fino al 16 giugno, il percorso espositivo è finalizzato a ribadire il ruolo centrale di Napoli nel dibattito artistico a cavallo tra la fine dell’Illuminismo e l’inizio della Prima Guerra Mondiale.

Un percorso ineccepibile che sintetizza efficacemente il fascino e l’attrattiva che questa città ebbe sugli artisti del suo tempo grazie alla riscoperta degli scavi di Ercolano e Pompei.

Un volano folgorante per la scoperta del paesaggio meraviglioso circostante dominato in primis da quel suggestivo totem chiamato Vesuvio, ritratto spesso durante le sue continue eruzioni, per poi estendersi alle bellezze prorompenti della Penisola Sorrentina, della Costiera Amalfitana e delle Isole di Capri ed Ischia.

Un vero e proprio paradiso nonché fonte di ispirazione per artisti provenienti da tutte le parti del mondo. Un progetto ambizioso ed ispirato dalla poca conoscenza di un secolo, l’Ottocento Napoletano, in cui emerge palesemente la centralità cosmopolita di questa città ricca di contrasti e contraddizioni, ma anche portatrice sana di una rara ed inequivocabile bellezza

Mostra Napoli Ottocento: LA GENESI,GRAND TOUR,EN PLEIN, AIR,PAESAGGI

Mostra Napoli 800Poco prima della metà del Settecento vengono riscoperti gli Scavi di Ercolano e Pompei, un evento che stravolgerà le mappe dell’arte convogliando verso sud una pletora di artisti, di diversa provenienza e sensibilità, ad immergersi anima e corpo in queste terre ricche di storia e di vissuto.

Tutto comincia da qui, la mostra evidenzia chiaramente le differenze stilistiche di veduta e interpretative dei vari pittori di fronte allo stesso soggetto, un valore aggiunto inestimabile per qualità e varietà.

La riscoperta del genere  paesaggistico, ritenuto all’epoca accademicamente minore, e della pittura En Plein Air, affine e coeva alla contemporanea Scuola di Barbizon, assunse un ruolo cruciale, sempre più sofisticato e idealizzato, un vero e proprio specchio dell’anima sempre meno fedele alla riproduzione fine a se stessa.

Questi fattori portarono alla nascita della famosa Scuola di Posillipo, capeggiata dal genio olandese di Anton Van Pitloo, che visse e morì a Napoli avendo il merito di tradurre matericamente e dinamicamente la visione dal vivo della natura, una rivoluzione formale che Giacinto Gigante ed altri artisti partenopei raccolsero prontamente.

Una svolta decisiva che diede nuovo impulso e slancio al paesaggio ripreso dal vero e non dalla memoria di un atelier chiuso e fallacemente fittizio.

In questa cornice numerosi talenti autoctoni ebbero il merito e le capacità di riuscire ad innovare la pittura del XIX secolo, Palizzi, Morelli, Mancini e Gemito rappresenteranno la punta dell’iceberg dell’arte campana di questo periodo intriso di scosse e fermenti sia artistici che sociali……….

Mostra Napoli Ottocento: PALIZZI, MORELLI

Quattro personalità diverse, ma assolutamente protagoniste del loro tempo e legati da una visione anti accademica e innovativa che li accompagnerà in tutta la loro parabola artistica.

Filippo Palizzi, membro di una dinastia familiare ricca di artisti di talento, assunse negli anni Cinquanta dell’Ottocento il ruolo di innovatore della pittura italiana, visitò spesso le Esposizioni Universali Parigine entrando in contatto con gli artisti di Barbizon.

Questo acuì il suo interesse per il rapporto tra luce ed ombra, una pittura affine ai Macchiaioli toscani ricca di forma e contenuto, un rovesciamento dell’ideale nel reale sulla base delle ardite teorie di Francesco De Sanctis che alimentava le istanze civili e risorgimentali.

Una pittura potente in cui il paesaggio e la natura, ricca di fauna e di flora, si erge assoluta protagonista in caleidoscopico fluttuare di macchie e colori.

Il fascino pompeiano e l’evocativo ed elegiaco orientalismo neo-greco suscitarono una grande influenza sulla creatività di Domenico Morelli, pittore e politico animato da un sentore romantico e da uno spirito ribelle basato su un realismo pittorico anti convenzionale.

Fu una figura nevralgica per l’Ottocento partenopeo, un vero e proprio maestro in grado di incidere fortemente sul dibattito artistico contemporaneo, ricoprendo sia il ruolo di consulente presso il Museo di Capodimonte che la cattedra d’insegnamento all’Accademia delle Belle Arti di Napoli.

La sua pittura, partendo da modelli neo-seicenteschi fonde efficacemente verismo e tardo romanticismo a cui si aggiunge un afflato mistico, religioso e soprannaturale, un artista libero ed eccentrico sempre a caccia di nuovi stimoli.

Il suo periodo tardo è ricco di opere dal gusto esotico filo-orientale, pur non avendo mai visitato quei luoghi Morelli riuscirà ad infondere ai suoi soggetti, sia musulmani che cattolici, quella carica sentimentale risorgimentale permeata da una sensuale e suadente spiritualità.

Mostra Napoli Ottocento: MANCINI, GEMITO………….

Mostra Napoli 800Antonio Mancini e Vincenzo Gemito, amici di infanzia nati entrambi nel 1852, ebbero la fortuna di viaggiare insieme e di cogliere lo spirito parigino di fine Ottocento pur distanziandosi per intraprendere strade completamente diverse.

Dotato di incomparabile talento Gemito si distinse nella scultura a cui donò quel verismo e quella bruttezza che fece all’epoca scalpore conquistando i Salon e la Critica Internazionale.
Il suo famosissimo Pescatorello, esposto nel 1878 con enorme successo a Parigi, rispecchia fedelmente la sua genialità di autodidatta e la sua innata predilizione per i monelli e gli scugnizzi raffigurati nelle sue opere.

Una scultura audace la sua, energica e sentimentale, nostalgica e sensuale che risente di un’evidente influenza ellenistica contestualizzata in chiave contemporanea.

I suoi fanciulli non sono in posa estatica, ma guizzano di pathos e vitalità grazie ad un estro creativo che Gemito consoliderà negli anni, tra grandi fortune critiche e profonde crisi esistenziali, rimanendo nel tempo un punto di riferimento costante nella scultura del secolo lungo.

Discorso totalmente diverso per il suo sodale Antonio Mancini, pittore sublime autore di mirabili ritratti che gli valsero grande ammirazione ed una clientela di prim’ordine a livello internazionale.

Un artista, anche lui, fuori dagli schemi totalmente focalizzato sulla matericità delle sue opere che, prescindendo la forma, preannunciarono quella informalità che sarà il tratto distintivo della pittura moderna.

Allievo di Morelli e Palizzi alla Accademia delle Belle Arti condusse una vita da bohemien tra Roma, Parigi e Londra entrando nel giro delle commesse internazionali che gli donarono successo e popolarità rimanendo però sempre fedele al naturalismo ottocentesco italiano che declinò con un utilizzo originale nella stesura della materia pittorica.

Quattro artisti qui ampiamente rappresentati che ebbero il merito di fare scuola, di rinnovare cercando linguaggi diversi non allontanandosi mai del tutto dal loro senso di appartenenza partenopeo…….

Mostra Napoli Ottocento: DEGAS………GRANDE RISCOPERTA…..

Mostra Napoli 800Una delle sezioni finali dellesposizione è dedicata all’arte immensa di Edgar Degas, strettamente connesso all’ambiente napoletano perché suo nonno, costretto a scappare per motivi speculativi da Parigi, riparò verso sud facendo fortuna come agente di cambio.

Ebbe sette figli tra cui Auguste, papà di Edgar, che trascorse l’infanzia a Napoli prima di trasferirsi per lavoro a Parigi.

 

Edgar ebbe continui contatti e contaminazioni sotto l’ombra del Vesuvio qui testimoniati da alcuni ritratti di famiglia pregni di quella malinconia Riberesca e di quel paesaggio abbacinante e sbiadito tipico dell’humus campano.

Un insegnamento che Edgar farà suo mettendolo in pratica nella Ville Lumière rifiutando categoricamente l’etichetta di proto-impressionista poichè egli stesso si è sempre definito un pittore realista.

Una mostra di altissima qualità legata da fili conduttori coerenti e abilmente interconnessi, un viaggio straordinario nella Napoli che affronta da protagonista questo interminabile secolo ricco di eventi e sconvolgimenti.

Una riscoperta doverosa di artisti e movimenti di pregevole livello ai quali non è stato dato il dovuto risalto nel corso della storia, un’occasione da non perdere per approfondire le meraviglie del Sublime Ottocento Napoletano………….

Fabio Bandiera

Tempo di Lettura 2’30’’

https://scuderiequirinale.it/

 

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