Un uomo diverso

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di Gaetano Buompane

Il mio anno comincia subito con una serie di dubbi. Vediamo se riesco a spiegarvi.

La questione è che il mio più grande proposito è quello di essere un uomo diverso. Il problema è che non so da chi o da cosa?

Diverso dall’uomo dell’anno passato? Un po’ indolente, pessimista, sempre di malumore, alla perenne ricerca di se stesso.

Oppure diverso da quello che sono sempre stato? Solitario ed eterno sognatore, sopraffatto dai misteri dell’Universo.

In sostanza, che tipo di uomo è un uomo differente? Uno che abbandona la città per andare a vivere nei boschi? Uno che lascia il lavoro per seguire la sua vera passione? Che infila un po’ di vestiti in uno zaino per fare il giro del mondo? Oppure quello che cancella l’abbonamento alla tv streaming per tornare a leggere i classici?

In definitiva, da che cosa si inizia per essere degli uomini diversi? Affrontando le nostre delusioni, i nostri rimpianti, le nostre amarezze?

Ho pensato che se fosse per cambiare davvero, allora occorrerebbe una rivoluzione bella e buona, rovesciare il tavolo, fare un quarantotto. Avere il coraggio di affrontare il giudizio degli altri mettendo la propria vita in cima a qualsiasi cosa.

Eppure, al contrario, c’è chi pensa che non dovremmo farci ossessionare da chi siamo diventati. La vita è crudele e col tempo ha la capacità di trasformarci anche in persone insensibili, che odiano persino se stessi. Dovremmo, al contrario, tenere sempre presente chi non vorremmo essere così da avere la certezza di rimanere sempre delle persone diverse.

Ossia, a pensarci meglio, è altrettanto vero che in questa sporca società ognuno fa la sua parte, e si può anche cambiare il mondo, che so, smettendo di fumare.

Cominciare ad eliminare i fritti dalle nostre diete e fare una corsetta due volte a settimana può sicuramente voler dire essere un uomo diverso. Così come cambiare l’auto a benzina con una elettrica può fare di noi i paladini della svolta green.

Insomma, sforzarsi di uscire la mattina col sorriso sulle labbra invece che con un’arma in tasca potrebbe non avere lo stesso valore di chi molla tutto per dedicarsi alla causa di poveri e disgraziati, ma certamente vorrebbe dire provare ad essere un uomo diverso e con ogni probabilità si eviterebbe la possibilità di uccidere qualcuno per strada, fuori da un ristorante.

Quello che non cambia, purtroppo, è che il buon proposito di affrontare la vita abbandonando le cattive abitudini lo si rimanda sempre all’anno successivo. È un desiderio ricorrente, ciclico, ogni anno timidamente fa la sua comparsa nei pensieri di tutti ma poi, siamo sinceri, muore là. Quando si tratta di cambiare siamo dei procrastinatori compulsivi. Io per primo.

E allora, che fare? Di aspettare l’anno prossimo proprio non mi va. Chissá, magari questo è già un segno del cambiamento.

Gaetano Buompane

Tempo di lettura: 1’30”

Foto da Pixabay

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