“Non c’è due senza tre”, recita un detto popolare, intendendo che dopo due eventi è lecito aspettarsene un terzo simile.
Ebbene, in inverno, insieme ai virus dell’influenza e del Covid, è possibile essere contagiati dal virus respiratorio sinciziale (bronchiolite), che colpisce prevalentemente i bambini più piccoli e gli adulti anziani, in particolare quelli di età superiore ai 65 anni (quando il sistema immunitario o non è ancora maturo o è indebolito).
Oggi, nella gestione delle malattie respiratorie, specialmente quelle causate dai virus, prevale una nuova visione non solo della cura, ma anche della prevenzione attiva.
Le epidemie stagionali, come l’influenza, alla nostra latitudine, avvengono spesso nei mesi freddi, specie tra novembre e marzo-aprile, quando la circolazione dei virus è maggiore, e le persone stanno in ambienti chiusi, più vicine, condividendo aria e germi.
Il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), per gli amici “virus sinciziale”, è un agente patogeno respiratorio che può contagiare tutti, a qualsiasi età, e normalmente causa un’infezione lieve o simile a un raffreddore.
L’aggettivo “sinciziale” indica che le cellule infette tendono a fondersi l’una nell’altra, formando grosse cellule multinucleate chiamate sincizi.
È un po’ come se le cellule facessero una festa in cui si abbracciano così strette da rendere impossibile distinguerle.
La malattia causata da questo virus, chiamata bronchiolite, interessa i bronchioli (piccole ramificazioni terminali dei bronchi), dove l’infiammazione provoca una strettoia, tale da compromettere seriamente il passaggio dell’aria.
Secondo le statistiche, quasi tutti i bambini contraggono un’infezione da RSV nei primi due anni di età, ma i più vulnerabili sono quelli sotto i sei mesi.
Nell’adulto e nell’anziano, l’infezione si manifesta con caratteristiche cliniche più sfumate, spesso riconducibili ad altre patologie. La maggior parte guarisce rapidamente, ma in alcuni bambini e negli adulti over 60, può interessare le basse vie respiratorie, provocando malattie gravi che possono richiedere il ricovero ospedaliero.
La prevenzione della bronchiolite
Prevenire è meglio che curare ed è relativamente facile. Essenzialmente si basa su poche regole, quelle che ci insegnavano i nonni o i genitori:
Lavarsi spesso le mani: il virus non ha le ali, ma viaggia bene tramite le mani, le superfici, i fazzolettini.
Tenersi lontano dal fumo passivo ed evitare i luoghi troppo affollati (se possibile preferire i posti ben ventilati).
Nei bambini piccoli, l’infezione viene spesso introdotta in famiglia da fratellini più grandi oltre che da contatti esterni.
Per i casi ad alto rischio, quelli con patologie di base come cardiopatie congenite, malattie polmonari, immunodeficienze, c’è una profilassi a base di anticorpi monoclonali per ridurre le forme gravi.
Fino a poco tempo fa, la protezione era limitata a bambini con fattori di rischio specifici, a cui veniva somministrato mensilmente un anticorpo monoclonale.
Evidenti i vantaggi clinici: netta riduzione dei ricoveri e degli accessi ambulatoriali per bronchiolite nei soggetti immunizzati.
Nella sua ultima riunione (15-18 settembre 2025), l’EMA (Agenzia europea del farmaco) ha raccomandato il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio di un nuovo anticorpo monoclonale (Enflonsia, clesrovimab).
L’anticorpo è indicato per la prevenzione delle malattie respiratorie causate dall’Rsv nei neonati e nei lattanti, durante la loro prima stagione di contagio.
La sua efficacia dura cinque-sei mesi e può essere somministrato una sola volta, proteggendo così il neonato per tutta la stagione epidemica.
In questo periodo può essere somministrato direttamente nei centri nascita.
Per i bambini nati da aprile a settembre, invece, l’immunizzazione può essere effettuata dai pediatri di libera scelta o nei centri vaccinali, a seconda delle decisioni regionali.
La bronchiolite nei bambini: sintomi, diagnosi e trattamento.

Il periodo di incubazione tipico è di circa 2-8 giorni. Non va pertanto trascutata la prevenzione.
Per quanto riguarda i sintomi, sono proprio quelli di un classico raffreddore: avete presente quel naso che cola, quella tosse fastidiosa, quel respiro che ogni tanto sembra un concerto di fiati, un po’ di febbre, insomma quelli che in un neonato ti fanno pensare “oddio, ma cosa sta succedendo al mio cucciolo”?
In questi casi, i genitori diventano detective: controllano respirazione, colori, tutti i rumori strani… Ogni starnuto diventa un evento: “Ha starnutito una volta, che sia una cosa seria?” oppure “Ha tossito due volte – vado al pronto soccorso?”. Molti pensano: «È solo un raffreddore, passa». E in tanti casi… sì, passa.
Nel dubbio è bene rivolgersi al pediatra a cui può essere utile dare alcune indicazioni che possano facilitare la diagnosi clinica.
Oltre all’età e all’anamnesi (storia recente di raffreddore o contatto con malati), ed ai sintomi più comuni, come febbre, tosse, raffreddore e congestione nasale, nei lattanti, possono manifestarsi anche difficoltà respiratorie (che rendono difficile la suzione e il biberon) e respiro sibilante.
Il pediatra ascolta i sibili, osserva il respiro, guarda il colorito, misura la saturazione di ossigeno, controlla se il piccolo mangia/beve bene. Poichè tutti questi sintomi sono comuni all’influenza può essere utile conoscere le differenze a cui prestare attenzione.
Differenze tra influenza e bronchiolite
| Parametro / segno | Tipico per bronchiolite | Tipico per influenza |
| Età più colpita | Lattanti (spesso < 2 anni, specialmente < 6 mesi) | Qualsiasi età, anche bambini più grandi |
| Inizio dei sintomi | Graduale: raffreddore → peggioramento respiratorio | Brusco: febbre alta da subito, malessere generale |
| Febbre | Presente ma spesso moderata | Alta, improvvisa, con sintomi sistemici |
| Sintomi sistemici (dolori muscolari, cefalea) | Poco pronunciati | Spesso marcati |
| Tosse / coinvolgimento vie respiratorie | Tosse persistente + sibili, rumori respiratori, difficoltà respiratoria | Tosse, generalmente senza ostruzione significativa, salvo complicazioni |
| Respirazione / lavoro respiratorio | Tachipnea, rientramenti toracici, uso muscoli accessori | In genere meno “segni di compromissione respiratoria” all’inizio |
| Alimentazione / idratazione | Spesso compromessa nei lattanti | Tendenza alla riduzione dell’appetito, ma scarsa interferenza respiratoria iniziale |
| Durata / decorso | Sintomi respiratori peggiorano nei giorni successivi | Sintomi sistemici spesso migliorano prima, la tosse può prolungarsi |
| Esami utili | Saturimetria (ossigenazione), ascolto polmonare (crepitii, sibili) | Possibile tampone influenzale per conferma virale |
| Segnali di allarme | Cianosi (labbra e viso bluastre), apnee (pause respiratorie brevi ed improvvise), saturazione bassa, stanchezza marcata, disidratazione (pannolino poco bagnato, labbra secche, pianto senza lacrime). | Complicanze (es. polmonite), febbre persistente alta, aggravamento respiratorio |
Trattamento della bronchiolite
Non esiste un trattamento antivirale specifico per la maggior parte dei casi. Le cure sono principalmente di supporto:
A casa (caso lieve)
Lavaggi nasali frequenti per decongestionare il naso; mantenere il bambino ben idratato; ossigenoterapia solo se la saturazione del sangue è bassa; sorveglianza del respiro e della nutrizione/alimentazione.
In ospedale (caso grave)
Supporto respiratorio: ossigeno, in alcuni casi ventilazione meccanica o ossigenoterapia ad alti flussi; terapia con liquidi EV se il bambino non può alimentarsi normalmente.
Per i bambini ad alto rischio (prematuri, con malattie di base), può essere indicata una profilassi con anticorpi monoclonali contro il VRS.
Gli antibiotici non sono utili se non c’è una sovrainfezione batterica; i broncodilatatori e i corticosteroidi hanno efficacia limitata e non sempre raccomandati.
La bronchiolite negli adulti
L’altro grande capitolo, ancora poco considerato, è quello della bronchiolite negli adulti in cui le forme cliniche sono atipiche: spesso non c’è febbre, e questo può portare a confondere l’infezione con un semplice raffreddore.
Ogni anno il 3-7% degli adulti più anziani (over 65) e il 4-10% degli adulti ad alto rischio (dai 18 anni in su) sono affetti da RSV: in pratica queste infezioni acute, provocano 26.000 ospedalizzazioni e 2.000 decessi in ambito ospedaliero, numeri che probabilmente sottostimano l’impatto reale a causa della scarsa sorveglianza e delle diagnosi.

Una singole dose, somministrata ad adulti di almeno 60 anni, ha un’efficacia dell’82,6% nella prevenzione della malattia da RSV e del 94,6% nel sottogruppo di pazienti con almeno una patologia cronica.
La protezione si estende per almeno tre stagioni, con un’efficacia residua del 62,9%. Le più recenti evidenze “real world” presentate all’ESCMID 2025 dimostrano che questa vaccinazione riduce dell’82,3% i ricoveri.
Da segnalare la disponibilità di un vaccino “non adiuvato” contro l’RSV indicato per le pazienti in gravidanza dalla 32a fino alla fine della 36a settimana di gestazione da settembre a gennaio nella maggior parte degli Stati Uniti.
L’infezione da RSV comporta un significativo impatto sui ricoveri ospedalieri e un notevole onere per il SSN.
La vaccinazione costituisce la strategia più appropriata per prevenire esiti gravi e per ridurre i costi sanitari.
Oggi abbiamo l’opportunità di prevenire il RSV nell’adulto: gli Stati Uniti e quasi tutti i Paesi europei hanno aggiornato le proprie raccomandazioni in favore di questa vaccinazione negli adulti anziani e fragili.
È quanto prescritto anche dall’OMS che, oltre all’immunizzazione dei neonati, invita a vaccinare gli adulti ad alto rischio per preservarli da forme gravi di malattia.
Conclusione

Il ruolo del pediatra è fondamentale per il riconoscimento precoce, il monitoraggio e la gestione, evitando complicanze.
Le misure preventive – igiene, protezione dal fumo, profilassi nei casi a rischio – sono le armi più efficaci per ridurre la gravità e la diffusione.
La vaccinazione permetterebbe non solo di tutelare la salute dei pazienti, ma eviterebbe un sovraccarico di pazienti negli ospedali, che nella stagione invernale sono stressati dalla contemporanea diffusione di tre virus respiratori, influenza, Covid-19 e, appunto, sinciziale.
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