Back to school: prepararsi al meglio per il nuovo anno scolastico

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di Andrea Maggio

Le vacanze sono finite, il tempo è volato in spensieratezza e divertimento.

E’ il momento di ripartire, di pensare alla scuola e al nuovo anno scolastico.

Piano piano occorrerà riprendere le routine poco amate dai nostri pargoli fatte di sonno regolare, lezioni, studio, sport e attività varie. La scuola e i suoi impegni saranno un’ottima occasione per crescere figli indipendenti, sicuri nelle proprie capacità e responsabili nei risultati che otterranno.

Ecco il motivo per il quale è bene prepararsi per affrontare al meglio il nuovo anno scolastico.

Cosa i genitori dovrebbero evitare di fare

Avviare comportamenti virtuosi piuttosto che dare seguito a modalità poco efficaci se non controproducenti, è il modo migliore per ripartire. Cominciamo col vedere cosa un genitore dovrebbe evitare di fare per facilitare un anno scolastico senza urla, rimproveri e malessere in tutta la famiglia:

  • Sedersi a fianco di nostro figlio/a perché senza di noi non farebbe i compiti
  • Trovare, fornire le soluzioni e/o le risposte al posto dei figli
  • Fare o finire i compiti al posto loro (anche quando sono una quantità esagerata)
  • Fare da sveglia mattutina e preparare lo zainetto
  • Organizzare i compiti ed assumere il ruolo del poliziotto

Agire questi comportamenti di fatto sposterebbe la responsabilità di ciò che attiene alla scuola dal figlio al genitore, minando il senso di autonomia, di indipendenza e di fiducia in se stesso che il figlio/a sta costruendo anno dopo anno.

Spesso, purtroppo, il genitore si trova oberato da attività da espletare e cose da controllare quindi cerca di risparmiare tempo sostituendosi al figlio. Una pratica dannosa per il genitore, che si stressa ulteriormente, e per il figlio che si accomoda sugli allori.

Alla fine, c’è sempre qualcuno che risolve il problema… di matematica ma anche quello organizzativo. La genitorialità efficace ha tra i suoi principali obiettivi aiutare i figli ad essere autonomi ed indipendenti.

Ecco allora che la scuola non é solo il luogo in cui si accresce la cultura. Essa diventa vera e propria scuola di vita poiché consente di acquisire le life skills che serviranno all’adulto di domani.

Imparare a gestire il tempo a disposizione, organizzare le attività di studio, ricercare e trovare modalità di studio che siano motivanti.

Sentirsi responsabili dei risultati conseguiti, accogliere l’apprezzamento degli adulti con cui ci si confronta, confrontarsi con l’insuccesso o con l’errore, sono opportunità di crescita fondamentali.

Come aiutare i figli nelle attività scolastiche

Aiutare i figli nell’affrontare al meglio le attività scolastiche non vuol dire sostituirsi a loro. Quanto prima possibile, infatti, è bene comunicare chiaramente ai propri figli che la scuola è una loro responsabilità.

 

 

Li aiuta a crescere, a formarsi, a farsi un’idea di quello che accade intorno a loro, a capire che professione fare da grandi o quali ambiti sono di interesse, ecc.

Per quanto riguarda l’organizzazione dei compiti:

  • Così come i genitori hanno il lavoro in ufficio e a casa, i figli devono assolvere i propri compiti in prima persona
  • Fare i compiti in un luogo con poche distrazioni ma comunque osservabile e/o facilmente raggiungibile dal genitore
  • Essere comunque presenti per dare supporto in caso di difficoltà, ma senza esserlo in maniera continuativa
  • Di fronte alle difficoltà, non dare la soluzione ma incoraggiare a tentare diverse strade o a fornire indizi utili. E’ molto utile anche porre le domande che possano agevolare il ragionamento
  • Usare l’approccio “una volta finito… – allora potrai…” per rendere le attività di gioco e svago meno prioritarie rispetto ai compiti o ai lavoretti di casa

Il tempo che il genitore risparmia, non assumendo il ruolo del tutor scolastico, può essere dedicato alle attività ludiche o di relax da passare coi figli.

Questo tempo dedicato al divertimento e al relax, consolida ed arricchisce il legame emotivo figlio-genitore.

Tale legame è il primo presidio e ancora del rapporto genitore-figlio perché è grazie ad esso che il figlio si rivolgerà al genitore nei momenti difficili e in cui sente veramente il bisogno di avere aiuto da parte di un adulto.

Purtroppo, troppo spesso i genitori fanno di tutto affinché le performance scolastiche dei figli siano elevate, eccellenti. Ecco allora interi weekend passati a fare i compiti piuttosto che a godersi la libertà e il divertimento.

Questo con evidenti impatti sul benessere psicologico di genitori (stressati) e dei figli (arrabbiati o frustrati).

E’ chiaro che ogni genitore vorrebbe vedere un figlio che si impegna, ha successo, raggiunge traguardi sfidanti. E’ importante però che valori e comportamenti siano trasmessi con l’esempio e non con la coercizione.

In aggiunta, è necessario che essi non sacrifichino totalmente gli aspetti relazionali anch’essi fondamentali per una crescita sana e completa.

Come comportarsi in caso di disturbi dell’apprendimento

I disturbi dell’apprendimento, come la dislessia, la disortografica, la discalculia, la disgrafia, sono ormai piuttosto diffusi rispetto al passato.

Si stima che almeno il 4% della popolazione presenti tali disturbi in maniera più o meno accentuata.

 

L’organizzazione delle attività scolastiche e di tutto ciò che concerne tale ambito, quindi, richiedono sempre più tempo e generano tensioni, frustrazioni, ansie.

Questo sia per i genitori sia per i figli. Ecco allora che in presenza dei disturbi di apprendimento può essere utile:

  • organizzare le attività di studio con dei tutor specifici per evitare di sovrapporre il ruolo genitoriale con quello di aiuto allo studio
  • confrontarsi con la scuola per fornire il supporto migliore allo studente
  • sulla base della certificazione degli apprendimenti, valutare il riconoscimento di un piano didattico personalizzato
  • aiutare il figlio/a ad accogliere la neuro-diversità come una semplice caratteristica di sé

Quando un bambino/a, o un ragazzo/a, diventa consapevole della diversità che caratterizza il suo sistema di apprendimento, vive questa novità con paura e frustrazione.

Il senso di inadeguatezza e di diversità rispetto ai compagni di classe diventano un peso con cui convivere e fare i conti ogni giorno.

Ai docenti e alla scuola spetterà mettere in campo quegli accorgimenti necessari per favorire l’inclusione del bambino/a nel contesto scolastico e per sostenere le verifiche di apprendimento tenendo conto delle specifiche difficoltà.

Ai genitori spetterà sostenere il figlio/a e soprattutto abbassare le aspettative sui risultati scolastici senza ridurre il valore dell’impegno.

I voti sono vissuti dai nostri figli come delle valutazioni personali e non delle semplici misure di performance. Un brutto voto, pertanto, rischia di abbassare ulteriormente un’autostima già fragile perché in formazione e in questo caso anche minata dalla presenza del disturbo di apprendimento. La corretta presenza dei genitori, quindi, diventa l’elemento che può fare la differenza.

Non ci si sofferma sui voti o sulle aspettative, ma sulle difficoltà e su come superarle. Il genitore diventa alleato e non giudice.

Questo approccio riduce la portata ansiogena del contesto scolastico e il figlio si sente supportato e accettato per quello che è e non per quello che dovrebbe essere secondo l’ideale del figlio perfetto. Anche l’uso degli strumenti compensativi (mappe concettuali, interrogazioni programmate, calcolatrice, ecc.) può diventare una risorsa su cui fare affidamento.

L’introduzione e l’uso di tali strumenti, tuttavia, è molto spesso difficoltosa perchè accolta con diffidenza da genitori e figli.

I primi li ritengono una stampella o un aiuto non necessario. I secondi li considerano un elemento di diversità rispetto ai compagni di classe e quindi temono di essere esclusi dal gruppo classe o considerati avvantaggiati.

Genitori e docenti devono quindi tenere conto di queste dinamiche ed aiutare i ragazzi/e ad accogliere le nuove modalità con cui affrontare i compiti e le verifiche scolastiche.

Il giusto valore della scuola

Quando si parla di scuola, i genitori (soprattutto le mamme) hanno delle reazioni e dei comportamenti ambivalenti.

Da una parte lamentano un coinvolgimento eccessivo da parte di figli e insegnanti, pensieri a non finire, weekend rovinati a fare i compiti, ecc.

Dall’altra, non riescono a tollerare un brutto voto ricevuto dal figlio, il ridotto impegno che mostra, i sotterfugi che mette in atto, come se tutto questo fosse perpetrato ai danni del genitore.

Beh, tutto questo verrebbe meno proprio se si accettasse e si condividesse il fatto che la scuola deve essere una primaria responsabilità dei figli. I genitori ci sono per gestire gli aspetti organizzativi e per consentire ai figli di avere la migliore opportunità per formarsi, ma tutto finisce qui.

In effetti, sarebbe molto più utile se in genitori dedicassero maggiore tempo ed impegno in attività di gioco, di connessione emotiva, di piacere, di divertimento, di ben-essere fuori e dentro casa.

Occorre assegnare alla scuola il giusto valore che occupa nella crescita dei nostri figli.

E’ importante, ma di certo non è il centro dell’universo dei nostri figli.

 Andrea Maggio

Tempo di lettura: 4’30”

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