Brexit, ultimo atto? Cosa accadrà ora?

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di Alex F. Romeo

BREXIT, HABEMUS PACTUM.

Cinque anni dopo il pronunciamento referndario britannico, vinto di misura dai leavers, siamo giunti ad un accordo fra Unione Europea e Regno Unito.

Non sono mancate polemiche, ripicche, atti di forza.

Il più recente ad opera della Francia.

I transalpini hanno infatti temporaneamente chiuso le frontiere ai camionisti che stavano approvvigionando l’isola, per il timore di una diffusione di un nuovo ceppo di Coronavirus.

Da parte britannica il Primo Ministro Johnson continuava a ripetere che la Gran Bretagna avrebbe prosperato nel lungo periodo anche in assenza di un accordo con l’Europa.

Promuovendo urbi et orbi un nuovo accordo commerciale con l’India del valore stimato di un miliardo di sterline.

Al di là della reciproca propaganda un accordo era nell’interesse di entrambe le parti.

Infatti, rilevanti interessi commerciali erano a rischio in caso di una uscita britannica senza accordo.

In tal caso sarebbero entrati in vigore i termini del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio).

Termini che avrebbero previsto l’introduzione di dazi doganali pari ad un minimo del 10% del valore dei beni esportati.

I due blocchi economici non si amano, ma non sono certo così autolesionisti da mettere a rischio scambi commerciali pari a 400 miliardi di euro annui.

Ricordiamo che il principale motivo che ha indotto il Regno Unito alla BREXIT é la volontà di riappropriarsi della propria “sovranità”:

Termine pubblicamente dileggiato dalla Presidente Europea Von Der Leyen, che in una recente conferenza stampa si è domandata “cosa voglia dire nel ventunesimo secolo”.

Credo che la volontà di legiferare liberamente, senza dover sottostare ai dettami europei, di aver l’esclusiva competenza in caso di dispute legali, senza l’invasivo intervento di un organo sovranazionale come la Corte Europea sia la risposta più eloquente.

Vivendo da oltre una dozzina di anni in UK ho potuto apprezzare la snellezza e il pragmatismo della legislazione britannica.

Gli oneri sono minimi, per non farti perdere tempo prezioso.

Tempo utile a realizzare i tuoi obiettivi personali e professionali.

Sfortunatamente non posso dire altrettanto della legislazione europea:

Recentemente, a causa del COVID, sono state attivate alcune misure di sussidi alle attività produttive sia a livello britannico che continentale.

Chi scrive ha ricevuto i sussidi inglesi in quattro giorni dalla richiesta, mentre per quelli europei ha dovuto compilare una serie significativa di documenti, attestazioni, con diversi vincoli burocratici atti a scoraggiarne più che a incentivarne l’uso

Ha dovuto attendere due settimane oltre la scadenza ufficiale, per poi vederseli rifiutare senza spiegazione ne’ possibilità di appello.

Non ho prove per affermare che questo sia il normale modus operandi del vecchio continente, però in questo caso specifico ho avvertito l’Europa come una istituzione superburocratizzata, autoreferenziale piuttosto che al servizio del cittadino.

Spero che la BREXIT possa essere vista dai Governanti Europei come un monito che spinga l’istituzione del Vecchio Continente a riformarsi in un senso più inclusivo e più vicino agli interessi dei cittadini.

Devo dire che le interminabili trattative sul Recovery Fund, con polemiche tra i cosiddetti Paesi Frugali, gli stati dell’Europa Mediterranea e gli Stati del blocco di Visengrad non sembrano deporre bene in tal senso.

Tornando al Regno Unito, é presto per dire quali ripercussioni concrete ci saranno per gli europei che qui risiedono:

Un risvolto purtroppo chiaro fin da subito é l’uscita del Regno Unito dal programma Erasmus, giustificato da Boris Johnson dai notevoli costi che tale programma universitario comportava.

Un duro colpo alle Università d’Oltre Manica, le cui rette non sono certo alla portata di tutti; ma anche al sogno di migliaia di studenti europei di venire qui per proseguire gli studi accademici in un ambiente internazionale a costi sostenibili.

Alex F. Romeo

Tempo di lettura: 2’00”

Foto tratta da: https://www.eunews.it/2020/01/10/brexit-via-libera-dai-comuni-allaccordo-recesso-dallue/125014

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