Di tutte le tappe del mio viaggio in Giordania , il deserto del WADI RUM è la più attesa.
Ognuno ha sicuramente una motivazione personale per visitare un deserto.
Un posto dove apparentemente non c’è nulla, dove potresti dire di vedere per chilometri e chilometri lo stesso paesaggio.
Dove per incontrare qualcuno che magari neanche ti si fila, devi camminare ore ed ore.
Certo è, che da sempre il deserto scioglie le persone, e non parlo del caldo, ma delle emozioni che suscita nei visitatori.
È impossibile non essere rapito in un contesto come il deserto.
Persino i più duri riscoprono la loro vena romantica e cominciano magari a sognare di lasciare tutto e vivere in una tenda beduina …
Per me la scelta di visitare ancora una volta il deserto del Wadi Rum, ha avuto uno scopo preciso: vedere i suoi colori.
Amo il colore della sabbia, e le sfumature che su di lei provoca il sole.
L’ambra, l’arancio, il rosso e il rosa del tramonto … quei colori caldi esercitano su di me un potere calmante, mi rilassano e mi fanno sentire a casa!
Ho effettuato un giro ad anello con fuoristrada e dormito in un autentico campo beduino.
Due giorni intensi e a stretto contatto con i beduini, questa è la prerogativa del mio viaggio.
Il deserto del Wadi Rum è sempre molto caldo.
I mesi tra febbraio e maggio e tra ottobre e dicembre sono consigliati e perfetti per viversi un’avventura nel deserto.
Di notte però soprattutto nei mesi invernali le temperature scendono molto.
Si parte dal Visitor Center, dove oltre a pagare la tassa d’ingresso di circa 5 dinari Giordani, è possibile affittare i fuoristrada concordando un prezzo ragionevole: un giro di 4-5 ore con circa 40 dinari Giordani.
La prima tappa che si incontra è la Lawrence Spring, e cioè il deserto di Lawrence d’Arabia, colui che guidò la guerra contro l’ impero ottomano.
Questa zona del deserto del Wadi Rum, fu anche protagonista del suo libro “I Setti Pilastri della saggezza”, una mole rocciosa ricca di sorgenti d’acqua che permise la sopravvivenza ai nomadi del tempo.
LA VALLE DELLA LUNA
Mi viene da pensare che è impossibile non essere catturati dallo skyline del deserto del wadi Rum, dalle sue rocce che arrivano fino a 1700 metri di altezza, con forme e disegni mai visti prima, provocati nel corso del tempo, dal vento e gli agenti atmosferici.
Questi due elementi infatti, sono gli scultori di tutto questo scenario meraviglioso.
Guardo con i miei occhi tutto ciò e capisco perché molte persone nel corso nei secoli, sono state spinte ad effettuare escursioni in questo posto, a studiarne le caratteristiche e a volte a trasferirsi per lunghi periodi.
Mi è chiaro perché questo luogo silenzioso ha ispirato molti scrittori, poeti e registi del cinema internazionale.
La Valle della luna, così viene anche chiamato il deserto del Wadi Rum, è patrimonio dell’umanità non solo per la sua unicità dal punto naturalistico, ma anche per la presenza di importanti testimonianze del popolo dei Nabatei, che oltre ad essere ingegnosi scultori della roccia.
Petra ne è la testimonianza più alta, furono un popolo che diede a questa terra il carattere di accoglienza che tutt’oggi risulta essere la caratteristica principale della Giordania.
L’UOMO NEL DESERTO DEL WADI RUM
Questo deserto che già era abitato dall’uomo 120.000 anni fa, è ricco di incisioni rupestri risalenti a ben 4000 anni fa.
È la terra dei beduini, una popolazione nomade della campagna aperta, delle steppe e dei deserti, in contrapposizione ai sedentari delle città o delle zone coltivate.
Nella radice stessa del termine “beduino” c’è il significato di colui che vive nelle tende, infatti la loro caratteristica e di essere per natura nomadi, e di abitare i deserti e le steppe;
in epoca pre-islamica erano i poveri che, scacciati dai ricchi proprietari agricoli delle oasi, furono costretti ad organizzarsi per vivere nel deserto.
Dove trovavano un po’ d’acqua, si fermavano e allestivano i loro accampamenti e con il tempo impararono ad allevare il bestiame.
Le loro carovane divennero poi motivo e mezzi per sviluppare un’attività commerciale con i popoli vicini. Il loro stile di vita lontano dalle dalle agiatezze, li rende ancora oggi, un popolo modello unico di fierezza, forza e spirito di adattamento.
Sono proprio loro ad accoglierti nel deserto del Wadi Rum, creando degli accampamenti con delle tende pulite e sicure, modesti servizi igienici, e uno spazio all’aperto dove poter vivere il deserto sotto le stelle.
Attualmente sono quasi 6000 i beduini che vivono in questa zona, in modo più stanziale e partecipando attivamente alle attività turistiche senza mai però dimenticare o snaturare il loro dna di uomini del deserto.
Nessun straniero può raggiungere un villaggio beduino, condividerne le caratteristiche e l’indomani ripartire senza sentirne il dispiacere di lasciarlo e avendo già una sorta di malinconia!
I beduini che abitano il deserto del Wadi Rum non sono persone materialmente ricche, ma lo sono certamente nell’animo.
Si rapportano amichevolmente e la loro tradizione li “obbliga” a prendersi cura degli ospiti con tutto ciò che hanno a disposizione.
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