La pistola caricata a buongiorno e buonasera

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di Gaetano Buompane

L’espressione corretta è “caricare una pistola con proiettili a salva” declinato al singolare e non a salve nella forma al plurale. Quel salve, che potrebbe essere facilmente confuso con un buongiorno e buonasera, in realtà deriva dall’azione di sparare simultaneamente una grande quantità di colpi di artiglieria verso uno stesso bersaglio, una salva di proiettili, appunto, da una moltitudine di bocche da fuoco generalmente posizionate su navi da guerra, o con razzi e missili sparati da terra per raggiungere un obiettivo lontano oltre confine.

Deriva, ad esempio, dalla salva di bombe sganciate sulle città italiane dagli aerei durante la seconda Guerra Mondiale.

La parola salva, che quindi non ha origine dalla parola salvatore, intesa come Cristo Redentore, tanto meno da salvezza, che sia quella spirituale o materiale, è usata perlopiù in espressioni che evidenziano un fallimento, un momento infelice, un dramma.

Una salva di fischi o di ingiurie indicano una folla inferocita, un’opinione pubblica indignata. Figurativamente, sparare a salva su qualcuno significa colpirlo con accuse o critiche e ciò potrebbe stroncare la carriera di chiunque, o anche peggio.

Persino l’espressione (sebbene non molto usata in italiano) “salva di applausi” non può essere sempre ascrivibile ad un contesto felice e di buon esito, soprattutto se non condividiamo l’entusiasmo altrui e quell’applauso ci lascia attoniti.

Nella lingua portoghese l’espressione “salva de palmas” è di uso frequente. As palmas sono le palme delle mani e quindi quando ad un pubblico viene richiesta “uma salva de palmas” è, in genere, occasione per celebrare un successo, o omaggiare qualcuno con uno scrosciante e rumoroso applauso.

E allora, come siamo arrivati ad indicare innocua un’arma potenzialmente letale, come potrebbe essere una pistola, quando è caricata a salva?

Dobbiamo tornare indietro nel tempo, ad un’antica tradizione della Royal Navy, la Marina Militare Britannica, che prevedeva di far sparare tutti insieme i cannoni di una nave da guerra quando si voleva comunicare l’assenza di intenti ostili.

Essendo elementi di artiglieria a carica lenta, che in caso di attacco venivano azionati uno alla volta, la salva simultanea fugava ogni dubbio sui sentimenti pacifici di navi così temute e pericolose. In segno di cortesia e rispetto si scaricava la forza bellica prima di gettare l’ancora.

Ed ecco, allora, che armi da fuoco sono caricate con speciali cartucce a carica ridotta e senza proietto (a salva o da salva per l’appunto!), per occasioni di saluto, di onore, di esultanza. Quello che interessa in tali eventi non è offendere, ma semplicemente impressionare.

Le pistole di scena, in teatro o al cinema, nei film western ad esempio, sono armi caricate a salva, devono sparare per finta perché il cinema e il teatro, sono finzione, nessuno muore veramente. Gli spari non sono reali e il sangue è un effetto speciale. O almeno così dovrebbe essere.

“Al cuore, Ramón, al cuore,” dice l’uomo senza nome nel finale di Per un pugno di dollari. “Altrimenti non riuscirai a fermarmi”.

E infatti Ramón non sbaglia un colpo, ben sette pallottole del suo fucile Winchester colpiscono il cuore del pistolero misterioso che però, sotto il poncho, aveva preventivamente nascosto un placca di metallo.

Sapeva benissimo che quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.

I sette fori sul poncho verde di Clint Eastwood, che l’attore ha preteso di utilizzare nei tre film che compongono la Trilogia del dollaro, furono fatti con una sigaretta.

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Foto da Pixabay