E’ sempre saggio usare l’esperienza per prendere buone decisioni?

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di Nicola Fratiglioni

“Ascolta chi ha più anni di te!”

“Ci sono stato anche io in questa situazione, ascoltami!”

Queste e tante altre frasi ce le siamo sentiti dire tutti, chi più chi meno.

E molto spesso le abbiamo ascoltate e ci siamo lasciati guidare dall’esperienza di chi ne sapeva più di noi.

Ma siamo così sicuri che l’esperienza (nostra o di altri) sia sempre la migliore consigliera?

Il nostro tempo va più veloce dell’esperienza

Non voglio ovviamente mettere in dubbio le buone intenzioni di chi ci vuole dare consigli né tanto meno l’importanza della nostra esperienza personale

Storicamente però il passo in più verso un nuovo sapere è stato fatto ribaltando quella che era l’esperienza o il comune modo di pensare e vedere le cose; parallelamente, nella nostra quotidianità, prendere decisioni partendo dal passato può crearci dei problemi.

Esperienza, abitudini e altre “buone” consigliere

Le nostre esperienze creano le nostre abitudini, e le nostre abitudini sono ottime scorciatoie per prendere decisioni con la minor fatica possibile, ma non la miglior decisione possibile.

E c’è anche di più: la nostra esperienza ci dà l’illusione che ciò che è accaduto in passato si riproporrà in futuro senza sostanziali cambiamenti.

Questo ci dà un senso di sicurezza ma ci allontana dalla realtà delle possibili opzioni alternative.

Un’esemplificazione di questo concetto è data da B. Russell nel suo libro “I problemi della filosofia (1912): in sostanza lui dice che un cane che ogni giorno riceve cibo da un uomo trae la conclusione che anche in futuro lo riceverà quotidianamente.

Niente lascia supporre al cane che un giorno verrà abbandonato dal padrone (tema caldo in questo periodo, purtroppo).

Cambio di esperienza, cambio di percezione

Se non vogliamo paragonarci ai nostri amici quadrupedi, pensiamo all’attacco alle Torri Gemelle del World Trade Center: nulla sembrava lasciar prevedere che potesse accadere una tragedia di tali dimensioni, nel luogo più protetto al mondo!

Dopo quel nefasto giorno la sensazione era totalmente all’opposto: ovunque si temevano attentati, persino nei posti più protetti e difesi al mondo! Le nostre esperienze guidano e influenzano la percezione della medesima realtà, evidenziando gli indizi confermativi e oscurando quelli contrari.

Allora l’esercizio che vi propongo è racchiuso in una frase di Russel:

“E’ consigliabile mettere un punto di domanda dopo le cose che da tempo diamo per scontate”.

E magari ci accorgiamo che le colonne a cui ci stiamo aggrappando con forza sono proprio quelle che vacillano di più.

Nicola Fratiglioni

Tempo di lettura: 1’10”

nicolafratiglioni.com