Essere padri oggi

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Padri e figli: Generazioni a confronto

Se ci guardiamo indietro e recuperiamo le immagini della nostra infanzia ci rendiamo conto dei grandi cambiamenti che hanno determinato il modo di essere genitori, soprattutto per quanto riguarda i padri.

Trenta o quaranta anni fa le figure genitoriali erano ancora distinte nei tipici ruoli assegnati al padre e alla madre. Il primo coinvolto prettamente, se non esclusivamente, nel lavoro, la seconda, con o senza un impegno lavorativo, dedicata alla cura della famiglia. Il contesto familiare vedeva i nostri padri come una presenza che garantiva la stabilità della famiglia e dava le regole per il buon vivere fuori e dentro di essa.

Il contributo del padre al menage familiare e alla crescita affettiva dei membri della famiglia era piuttosto limitato. Era lasciato alla sensibilità del singolo padre che di certo non aveva avuto a sua volta un riferimento molto diverso.

La svolta emotiva

È con la rivoluzione culturale degli anni 60 che si incrina il sistema familiare classico: così come si contesta l’autoritarismo del sistema, si pone in discussione il modello familiare basato sull’autorità genitoriale.

La libertà di scelta e di espressione ricercata nella società, si palesa anche in famiglia che diventa il luogo in cui i figli possono e devono sentirsi liberi di agire e decidere. I padri, allora, cominciano ad essere presenti in modo diverso supportando la partner nelle attività domestiche, anche perché le donne hanno un ruolo sempre più partecipativo nel mondo del lavoro.

Inoltre sono più presenti affettivamente coi figli. Il padre che si comincia a profilare non vuole avere solo un ruolo di guida e sostegno, sente il bisogno di essere vicino alla propria prole anche su un piano emozionale ed affettivo, così come sempre fatto dalle madri. Si sviluppa così una paternità fondata sull’amore. E’ questo il sentimento prevalente dell’essere genitori oggi, sia come madri sia come padri.

Il valore delle ginocchia sbucciate

Ormai è normale vedere padri al parco giochi coi figli piccoli, non è più prerogativa delle madri. Stessa cosa con i colloqui con gli insegnanti, nei saggi sportivi o alle recite scolastiche. I padri vogliono essere presenti nella vita dei propri figli, in tutti quei momenti più o meno importanti che accompagnano la loro crescita.

E’ una presenza amorevole, perché anche i padri vogliono prendersi cura dei propri figli, proteggerli e assicurarsi che crescano felici. L’altro lato della medaglia di questo approccio basato sull’amore è il rischio di creare una presenza a volte ingombrante e iperprotettiva. Come in tutte le relazioni d’amore si può correre il rischio di soffocare l’altro da sé con il proprio desiderio di proteggere e nutrire.

Ecco allora che il genitore teme la possibilità che il proprio cucciolo si possa far male da solo o per colpa di altri. Oppure che l’insegnante di turno lo abbia sottovalutato o giudicato male, che l’allenatore non abbia intravisto il suo potenziale, e così via. Come osservato qualche anno fa dalla psicologa Silvia Vegetti Finzi, stiamo ormai crescendo delle generazioni che non si sbucciano più le ginocchia.

Non è solo la paura che i nostri figli possano farsi male, ma anche la paura che possano soffrire o che possano non ottenere successo nella vita. E’ chiaro che il prezzo da pagare per ottenere questa falsa sicurezza è molto elevato e rischia di essere totalmente a carico dei nostri ragazzi.

La fiducia nei figli:

Questi, infatti, sembrano sempre più fragili e vulnerabili di fronte agli accadimenti e alle sfide della vita. Senza rinunciare, quindi, a quella grande conquista che è stata la paternità basata sull’amore, diventa necessario recuperare il senso di fiducia verso i nostri figli confidenti che abbiano le capacità per affrontare la vita al meglio e in sicurezza. E questo anche a costo di avere le ginocchia sbucciate.

Vista l’importanza dell’errore nel processo di crescita dei nostri ragazzi, diviene essenziale la presenza rassicurante del genitore nei momenti di caduta. E’ questa presenza calda e motivante, quindi, che consente al figlio di rialzarsi ed affrontare senza grandi timori le sfide della vita.

Andrea Maggio

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