Dopo Coronavirus: ultima chance per salvare l’anima dell’Europa

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di Claudio Razeto

“Europa hai l’ultima chance per salvarti l’anima”
Urgen Habermas, filosofo tedesco intervista a Le Monde (La Repubblica, 12 aprile 2020)

“Oltre il 40 per cento dei paesi più poveri rischiava l’insolvenza già prima della pandemia. L’FMI può fornire fondi per l’emergenza fino a 50 miliardi di dollari ma spera di raddoppiare le risorse disponibili. La Banca mondiale ha approvato finanziamenti rapidi per 14 miliardi di dollari e nei prossimi quindici mesi intende mettere a disposizione altri 160 miliardi di dollari”, dal Financial Times 

La pandemia di Coronavirus sta attaccando anche i paesi poveri.

Se colpirà con la violenza che ha segnato la Cina, poi l’Europa e ora gli USA, sarà un’ecatombe peggiore dell’Ebola.

Africa e Asia.

Oltre a contare i morti, i governi del cosiddetto “terzo mondo” saranno costretti a chiedere un pesante intervento finanziario per affrontare una crisi pandemica che li renderà ancora più poveri.

Se le strutture sanitarie dei moderni e ricchi paesi dell’Occidente hanno retto a fatica la massa degli ammalati e dei ricoveri, questi popoli subiranno un impatto ancora più devastante.

I loro governi chiederanno aiuto. E non lo avranno gratis.

Questi Paesi, già fortemente indebitati, pagheranno forti interessi.

Un indebitamento ben peggiore di quello che toccherà a nazioni come l’Italia e la Spagna.

Nonostante i problemi basici come la mancanza di acqua, cibo, medicine, ospedali.

Paesi dove si combattono guerre. Da dove molti paesi potenti “estraggono” risorse.

Per sostenerli interverranno istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale e il FMI (Fondo monetario internazionale).

Lo stesso Fondo Monetario internazionale che già in passato, è stato accusato di appoggiare politiche di forti privatizzazioni che favoriscono multinazionali ricche e potenti.
Una politica economica che in passato ha stravolto interi continenti come l’America Latina e l’Asia.

Annullando intere classi sociali.
Relegando i poveri ai margini della società.
Rendendo i ricchi sempre più ricchi. I poveri sempre più poveri.

Stiamo vivendo i giorni del Coronavirus, della quarantena pandemica, dell’isolamento.

In tutto il mondo.

Il Papa, in questa surreale Pasqua 2020 ha invitato i grandi del mondo alla solidarietà.

Ha auspicato la fine delle guerre, lo stop al commercio di armi e il condono dei debiti ai paesi poveri.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/04/12/papa-in-s.pietro-per-la-messa-di-pasqua-poi-messaggio-urbi-et-orbi-_47d3740b-0c6c-4557-b309-bb092a229e01.html

Perché il VIRUS sarà anche questo. Indebitamenti, interessi.

Una terribile crisi sanitaria trasformata in opportunità, per:

  • alcuni paesi,
  • grandi aziende,
  • potenze finanziarie
  • poteri economici
  • mercati.

La crisi pandemica può generare la crescita e i guadagni di grandi e potenti entità poco visibili ma presenti nelle vite di tutti noi. Che punteranno a fare profitti.
Magari mettendo le “mani” su banche, istituzioni finanziarie e pezzi pregiati del turismo e del patrimonio culturale nazionale.

Come col “patrimonio” greco qualche anno fa, e ora italiano o spagnolo.

Insomma soldi. Profitti. Che diventano per gli investitori, i cosiddetti mercati, stock option e dividendi.

Sembra incredibile. Ma in questa tragedia planetaria c’è chi pensa soprattutto al conto in banca.

Alle opportunità per gonfiarlo.

Come sempre.

A tutti i livelli. Anche i più miserabili.

Nell’Italia dei medici e infermieri eroi, della solidarietà e dello sforzo comune, questi fenomeni purtroppo non mancano.

Pochi ma eclatanti. I soliti furbi che hanno la faccia di cercare illecitamente di fare i soldi persino sulla pelle di chi sta morendo negli ospedali.

Rafforzando, tra l’altro, la nostra “cattiva” immagine in Europa di mafiosi e profittatori.
In queste vicende e congiunture storiche vengono fuori gli “sciacalli”.

Di tutte le specie.

Tipo il “genio” che, alla prima gara d’asta per la fornitura di oltre 15 milioni di euro di mascherine, avrebbe tentato di pilotarne l’assegnazione.

Per fortuna finendo agli arresti.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/04/09/mascherine-turbata-gara-consip-un-arresto_931be2af-6a6c-471c-ad56-ccea2d49b2b6.html

Soldi. Non bastano le bare allineate a far passare in subordine l’egoismo e il più bieco interesse economico.

E nemmeno la pena per la “prigionia”  imposta a tutti noi.

Quella che stiamo vivendo, chiusi in casa, annichiliti dagli eventi.

Inevitabilmente quella del Coronavirus sarà necessariamente anche una storia di soldi.

Non solo solidarietà, sentimenti, abbracci mancati, morti in solitudine.

Non solo il lockdown, il protocollo d’emergenza che consiste nell’impedire alle persone di lasciare una determinata area, restando confinati in abitazioni, ospedali, caserme.

No. Non solo. Purtroppo.

È inevitabile.
Come in passato, in altre situazioni altrettanto tragiche.

Anche all’epoca del terremoto c’era chi, intercettato al telefono dall’autorità giudiziaria, rideva beato pensando a quanto si sarebbe guadagnato col sisma.

https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/10/20/Piscicelli-ecco-politici-pagati-10-anni_7663393.html

Oggi tocca ai “traffic” legati alla pandemia.

Ma al contempo si pensa al dopo.

Alla ripresa. Al “dopo-Coronavirus”.

Appena saremo liberati dalla prigionia da contagio.

C’è tanta voglia di ripartire per migliorare le cose.

La campagna di Actionaid, dedicata a queste pesanti giornate di #lockdown, che stiamo vivendo.

Dice: “Niente sarà più come dopo”, mettendo a confronto la nostra situazione con quella dei paesi più poveri.

https://www.actionaid.it

Noi speriamo tutti che le cose migliorino. E presto.
Ma potrebbe non andare così.

La pandemia è un problema globale e richiede una soluzione globale.

Un nuovo modo di vedere il mondo e la vita.

Finora però si sono viste logiche vecchie applicate anche a una crisi dirompente e nuova.

Fare come se niente fosse accaduto sarebbe un grande errore.

Il danno potrebbe essere devastante. Non solo per l’anima dell’Europa.

Il problema è comprendere, in fretta, che il mondo dopo il Coronavirus non sarà più come quello di prima. E dovremo cambiare anche noi.

Non basterà far ripartire il sistema girando la chiavetta dell’accensione.

Mai come in questo momento servirebbe una visione e un piano GLOBALE nuovo.

Solo che questa visione non c’è.

  • Non c’è nei partner europei che rifiutano di condividere valori comuni fondanti dell’Unione.
  • Nei governi che ora sembrano meno colpiti e chiedono un prezzo per “dare” la propria solidarietà.
  • In quei politici che hanno deciso cinicamente di sacrificare i più deboli e vulnerabili.

Rassegnandosi alla morte dei più deboli e anziani.

In nord Europa, dove il lockdown, è stato limitato, si è pensato di seguire questa politica.

Paesi che ora iniziano a vedere le vittime aumentare.

E corrono ai ripari. In ritardo.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2020/04/11/premier-svezia-non-fatto-abbastanza_340cfa98-7b92-4f98-8e3a-04166e08dfd2.html

L’Italia chiede solidarietà. La chiede all’Europa.

E chiede i soldi necessari per alimentarla. Soldi per le attrezzature sanitarie, per sostenere economicamente chi sta perdendo il lavoro, per reagire allo tsunami Covid19.

L’Europa, secondo alcuni, quella solidarietà dovrebbe non solo darla ma addirittura venderla.

Farla ripagare con gli interessi.

Paesi meno indebitati di noi, che puntano i piedi e dicono NO.

Gli Olandesi – tra l’altro grande paradiso fiscale – con la Finlandia, l’Austria, la Svezia e la Danimarca.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/04/09/parlamento-olanda-vota-contro-eurobond.-oggi-riunione-eurogruppo_fd0cc912-f493-48cf-a776-35a9f559b68a.html

I politici tedeschi, compresa la Merkel, nonostante il ruolo della Germania in Europa hanno fino ad oggi “alimentato e stuzzicato il nazionalismo economico autoreferenziale e l’autocelebrazione dell’export tedesco come campione del mondo, non senza la compiacenza della stampa (…)” (Urgen Habermas, int. cit).

Con casi abbastanza eclatanti e discutibili come il Dieselgate.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/01/02/dieselgate-vw-apre-a-risarcimenti_fc839e8a-2bb9-457b-9479-e7d459af5505.html

L’Italia farà fatica a riprendersi dalla crisi che seguirà la pandemia.

Ci sono settori interni letteralmente paralizzati dal contagio come:

  • turismo
  • servizi
  • trasporti
  • ristorazione
  • cinema, teatri e intrattenimento e molti altro

Le grandi aziende, che vivono di esportazioni, subiranno forti danni.
Ancora più forti se non ne usciranno presto, ripartendo.

Sul mercato interno alcuni segmenti stanno lavorando a pieno regime come:

  • farmacie
  • supermercati e grande distribuzione
  • agroalimentare
  • vendite on line

Ma si pensa che comunque alcune imprese non inizieranno a riprendersi prima dell’ottobre del 2020.

Questo inciderà su occupazione e anche sulla situazione economica e sulle buste paga di tanti italiani.

Ma si cerca di guardare avanti.

Con l’ottimismo sparso a piene mani dai nostri politici al governo.

Dopo l’enfasi – giusta – sugli EROI, ora bisogna rassicurare gli italiani sul fronte economico.

Ora è “Andrà tutto bene”, la parola d’ordine del Governo.

Gli eroi che ci hanno curato, pagando un pesante (non si sa se inevitabile) prezzo di vite tra medici e sanitari.  Si pensa già al dopo.

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/04/08/coronavirus-il-sacrificio-dei-camici-bianchi-95-i-medici-deceduti_8ad55788-37d9-4098-bd24-479b67eee6ce.html

Eppure c’è chi sembra ignorare questo inevitabile futuro.

Tanti non aspettano altro che la fine dell’isolamento solo per tornare a fare la vita di prima.

Come in una sorta di infantile “libera tutti”.

Andare a correre, giocare a padel, in vacanza, riprendere una vita come quella ante Virus.

Tutti in casa riuniti dall’hashtag #iorestoacasa.

Stanchi, stressati, insofferenti alle nuove regole imposte da virologi e autorità sanitarie.

In tanti smaniano insofferenti per la mancata libertà.

Cercano una via di fuga per arrivare alle case al mare.

E impazienti contano i giorni per il “dopo Coronavirus”.

Senza rendersi conto che forse un vero “dopo” uguale a prima, non ci sarà più.

Che soddisfare subito, qualsiasi desiderio, non sarà più possibile.

Ci eravamo abituati ad avere qualsiasi cosa, con il click di un mouse o lo sfiorare del dito sullo schermo di uno smartphone.

Dal prenotare un viaggio, dall’altra parte del mondo, a ordinare un pranzo dal ristorante con l’app telefonica.

Dall’acquisto di un mobile a conoscere l’anima gemella su un sito di incontri.
Per forza di cose non sarà più tutto così automatico.

Cambieranno tante cose:
  • il lavoro più da remoto e meno in presenza
  • la scuola e l’insegnamento dei nostri figli
  • la gestione della Sanità la cui sterzata verso il privato va ripensata
  • una nuova solidarietà sociale
  • la gestione dei rapporti umani e l’intera nostra socialità 

Niente più strette di mano.

Meglio un Namaste, con inchino alla giapponese.

Una riunione via web che dal vivo. Un saluto da lontano. La spesa in fila.

Ci sono fenomeni e dinamiche che sono state travolte.

Il turismo e i grandi viaggi per esempio.

Chi salirà tranquillo su un aereo di linea o su una nave da crociera?

Nessuno lo farà almeno prima di esser stati rassicurati sulla sicurezza di spostamenti.

Ma gli aerei e gli aeroporti vuoti incideranno sul futuro lavorativo di chi lavora nel settore aereo come on quello portuale.

Il web ante-virus, sotto processo per aver “virtualizzato” all’eccesso le nostre esistenze, ne è uscito rafforzato.

Senza internet le nostre vite, in queste dure giornate di quarantena, sarebbero state certamente più difficili.

Ora sarà uno strumento ancora più cruciale.

E andrà ripensato in termini di gestione, proprietà, sicurezza.

Andrà difeso da attacchi. Come dimostra anche l’impennata dei casi di cybercrime.

I tentativi di truffa via web.

La guerra andrà fatta a:

  • #hackers i truffatori del web
  • #fackers i seminatori di bufale on line
  • #haters i propagatori di odio su internet

sarà un obbligo ancora più sentito e dovuto, sia a livello di utenti che di grandi aziende.

La nostra vita cambierà? Sì!

E ci saranno conti da pagare – economici e morali – anche se non si ancora sa bene a chi imputare l’origine di questa tragedia.

Qualcuno sta già cercando il colpevole:

  • la tecnologia 5G?
  • i pipistrelli mangiati in Cina?
  • un laboratorio militare segreto ?
  • la terra piatta?
  • i farmaci delle multinazionali?
  • l’inquinamento?  

https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2020/04/10/coronavirus-iss-da-approfondire-nesso-inquinamento-covid_d08f83b5-7aac-46fb-a85b-c50b6176d0ad.html

Chissà se i #novax hanno realizzato che ci serve in fretta un vaccino.

Ma che da questo dipenderà il futuro dell’intera umanità.

Che persino quello anti influenzale e polmonite sarà inderogabile. Per tutti oltre che per bambini, anziani e immunodepreessi.

E che la nostra sarà una visita da “sorvegliati speciali”.

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/29/coronavirus-il-dopo-e-vita-da-sorvegliati-speciali-_069e248e-f471-435d-9d8b-e62e7ba7abd9.html

E cosa succederà dopo la fine del “lockdown”?

Mascherine per tutti, distanziamento a lavoro e tracciamento dei positivi?

Le nostre libertà saranno limitate?

Probabilmente, sì!

Si parla di droni, app per verificare gli spostamenti, controllo di temperatura a campione.

Probabilmente importeremo tecnologie, da stato di polizia digitale.

O le produrranno startup italiane.

Quelle limitazioni alla privacy che in Cina potranno sembrare normali, arriveranno da noi, nella tollerante e civile Europa.

E faranno certamente discutere.

Le ormai famose mascherine diventeranno parte della vita di tutti i giorni.

Magari griffate e alla moda. Prodotte dalle grandi firme e in vetrina nelle vie dello shopping.

Molto cambierà nel dopo-coronavirus.

In alcuni Paesi si sta già ragionando sulla cosiddetta era d.c., l’era dopo Coronavirus.

In Francia è nato un movimento d’opinione.

Si chiama  #LeJourdAprès, il giorno dopo.

Anche da noi incalza il dibattito.

I politici attaccano, imputandole gran parte delle zavorre che ci frenano, una non meglio identificata BUROCRAZIA.

Che poi è la stessa che dallo Stato e dalla politica è stata alimentata in tutti questi anni.

Con scelte, norme, nomine determinando

  • il dominio o l’eccessivo potere della pubblica amministrazione sui cittadini
  • l’improduttiva pedanteria delle consuetudini, delle forme, delle gerarchie

– componente e uscita che incide sul crescente e irrefrenabile DEBITO PUBBLICO

Quel debito causa prima della nostra cattiva fama europea che ci fa pagare interessi crescenti per ricevere la solidarietà di tedeschi, francesi ma anche di olandesi, ungheresi e i soldi per sostenerla in casa nostra.

Un’entità che ci costa e talvolta ci danneggia.

La BUROCRAZIA, che la politica accusa quasi fosse un’entità aliena arrivata come il VIRUS, con l’obiettivo di rendere tutto più difficile:

La burocrazia alimentata da quella stessa politica che oggi la contesta con l’enorme quantità di leggi e regolamenti che la politica crea e la burocrazia usa per rallentare riforme e modernizzazione

Zavorre che pesano su aziende, attività, ma anche sui cittadini che vivono spesso situazioni assurde e surreali persino per vedere riconosciuti i propri legittimi diritti.

Dai processi civili (e penali) interminabili ai tempi per il rilascio di una comunissima licenza commerciale.

I servizi che lo Stato a volte malamente ci fornisce e la cui qualità cambia così drammaticamente al solo spostarsi da una regione all’altra (come visto anche nella crisi sanitaria nelle strutture ospedaliere).

E forniscono una inaccettabile giustificazione in chi lo Stato lo evita, non pagando le tasse, frodandolo e quando può truffandolo.

L’Italia approfitterà di questa crisi per migliorare quelli che sono i suoi grandi punti di debolezza?

  • l’alleggerimento della burocrazia
  • la digitalizzazione del Paese e in particolare della Pubblica amministrazione
  • gli investimenti in infrastrutture, energia e ambiente ammodernandoli
  • sostenere effettivamente le PMI, piccole e medie imprese, vera struttura portante del Made in Italy

Intanto la partita, per avere la solidarietà indispensabile alla sopravvivenza, è aperta.

Coronabond, Eurobond, Mes.

Lo scontro è aperto.

Solo che il contagio non aspetta. E nemmeno la crisi economica mondiale che lo seguirà.

L’Italia ma ora anche la Spagna e presto anche la Francia, sono in attesa.

Il rischio è di uscirne vivi, ma indebitati ed economicamente in sudditanza.

Dell’egoismo di paesi più cinici ma finanziariamente più solidi e affidabili di noi.

Presto toccherà ai paesi più poveri. Attaccati da una vera crisi planetaria.

Resta da vedere se i grandi paesi del mondo, ma anche l’Europa, guarderanno solo al portafoglio o se invece, come consiglia un filosofo tedesco, vorranno salvarsi l’anima e guardare oltre un mondo che non sarà mai più, quello che conoscevamo ed è stato, prima del Covid19 e dei suoi terribili effetti.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 3’00”

Foto tratta da: https://financecue.it/mes-meccanismo-europeo-stabilita/15093/

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