I nazisti dell’Illinois

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di Claudio Razeto

“Io odio i nazisti dell’Illinois”.

La frase rimasta celebre di John Belushi nel film, ormai cult per i cinefili, ha trovato un riferimento che resterà un pezzo di storia americana.

Ci fossero stati anche loro il quadro e la confusione del recente scenario made in Usa, di questi giorni sarebbero stati veramente totali.

Un Presidente regolarmente eletto e uno sconfitto che rifiuta di andarsene paventando irregolarità inesistenti fino ad arrivare a “mobilitare” bande di sostenitori armati e facinorosi tanto pittoreschi quanto pericolosi.

Tutto via web. Apparentemente virtuali ma che si sono materializzati davvero.

Addirittura alcuni di loro armi alla mano.

Se non fossero morte 4 persone sarebbe solo una specie di fiction.
Invece è accaduto. Davvero.

La domanda vera è: ora cosa succede?

Per prima cosa Biden ha iniziato dal primo passo. Il più ragionevole: la pacificazione.

Ferme restando le truppe a difesa del Campidoglio, non si sa mai, ha proceduto con la regolare cerimonia.

Ora è lui il Presidente degli Usa.

E ha con sé la valigetta con i codici nucleari.

Anzi le valigette perché per l’occasione sono state addirittura sdoppiate. Per dare un minimo di parvenza di totale regolarità alle elezioni.

E stabilire una volta effettuato  il passaggio di consegne con l’ultima parola chi è il Presidente degli Usa. Cioè  Biden. Su  questo non ci sono dubbi.

Nonostante qualsiasi recriminazione le elezioni sono state tra le più regolari mai svolte dalla nascita del Paese.

Anche il voto per posta, altro punto fortemente controverso, lo sta confermando.

Il partito dei Repubblicani, uscito sconfitto, ha abbandonato ogni tentazione strumentale di usare questa follia via web ed ha scaricato definitivamente il biondo tycoon ormai decisamente insostenibile.

Biden dovrà affrontare più in là l’analisi e le decisioni su quello che è successo e su come verrà eventualmente perseguito.

Ma lo sfratto esecutivo intanto si è consumato. E i “nazisti dell’Illinois” sono sotto controllo.

L’uscita di scena è stata disseminata di tante e se vogliamo infantili scortesie.

Tipiche più del personaggio Trump da serial tv, che da vero Presidente. Realizzata con una strategia comunicativa costruita “a tavolino” e basata sulla dirompente forze dei social.

Gli stessi che nella recente campana elettorale lo hanno poi scaricato “bandendolo”. E togliendolo dal circuito comunicativo.

Resta la domanda:

Cosa ha spinto un gruppo di “normali cittadini ” addirittura ad assaltare Capital Hill ?

Semmai è questo legame col cosiddetto “popolo” trumpiano che lascia perplessi e preoccupati per il futuro.

Tante persone pronte a sostenere un uomo che ha basato su un personaggio da tv
Un redivivo Trump per la prossima futura elezione è sostenibile?

Quale versante americano lo sosterrà? Il partito che lo rappresenta sarà capace di fare

Tanta gente crede davvero che Trump ingiustamente sconfitto tornerà a candidarsi?

L’America o almeno una sua parte va letteralmente rieducata?

In tanti hanno votato per lui. Troppi per ignorarlo. O almeno per ignorare quello che è successo.

Chi sono queste persone ?

Sono tutte il frutto di una serie di mancanze che la società statunitense non potrà pi fingere di ignorare. Per prima quel divario “culturale” che chi ha modo di conoscere gli Usa, non può non riscontrare. Un divario “cost to coast” che separa nettamente gli intellettuali newyorkesi dagli agricoltori dell’Arkasas.

Per cultura, estrazione sociale ed economica.

In mezzo un mondo diversificato. Che va dai miliardari del web ai produttori di Hollywood.
Da visionari che vogliono andare nello spazio e su Marte come Elon Musk.

Un paese complesso non semplice da capire per noi europei.

L’economia degli Stati Uniti d’America è la più grande del mondo tra

  • terziario
  • industria
  • agricoltura e zootecnia

Ogni suo cambiamento ha ripercussioni nel mondo.

L’amministratore Trump si è caratterizzata per una chiusura verso tutto quello che non era americano.

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Claudio Razeto

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Foto tratta da: http://www.artspecialday.com/9art/2020/03/05/mito-blues-brothers-missione-conto-dio/

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