Negli articoli precedenti ci siamo soffermati sulle malattie prevalentemente stagionali (influenza, covid e bronchioliti).
Tutte hanno almeno due elementi comuni: sono tutte di origine virale e possono essere prevenute utilizzando vaccini specifici.
I virus, la forma di vita più semplice in assoluto, quasi un anello di congiunzione tra la materia inanimata e quella vivente, seguono il famoso detto biblico “crescete e moltiplicatevi”.
Per vivere e replicarsi, sono costretti ad infettare un organismo superiore, superando tutte le difese dell’ospite che si oppongono alla sua sopravvivenza.
In generale i vaccini proteggono sia il singolo che la comunità da molte patologie, come faceva nel Medioevo la birra, quando, come dice la leggenda, le popolazioni barbariche del Nord Europa, bevendola al posto dell’acqua insana, si ammalavano di meno.
La leggenda fu ripresa dalla pubblicità con lo slogan “chi beve birra campa cent’anni”. E dal carismatico Renzo Arbore che invitava a “meditare” sulle virtù della birra sussurrando il suo celebre “Birra… e sai cosa bevi”.
L’umanità deve convivere con un numero incredibilmente elevato di microrganismi (batteri, funghi, virus).
Si stima che sulla Terra ci siano circa 1000 miliardi di sole specie batteriche. Per personalizzare il dato, nel corpo umano vivono tra 500 e 10 milioni di specie diverse di microrganismi, principalmente batteri, ma anche funghi e virus.
Semplificando ulteriormente, ciascuno di noi convive con un numero di cellule batteriche circa dieci volte più elevato delle proprie cellule.
Per fortuna non tutti i microrganismi sono nemici dell’uomo.
Basta pensare al microbiota intestinale, una vera e propria barriera contro gli agenti patogeni che vengono a contatto col nostro tratto digerente.
Purtroppo alcuni sono pericolosi per la nostra salute ed hanno la capacità di provocare gravi patologie, come peste, colera, tetano, tubercolosi, vaiolo, poliomielite, AIDS, rosolia, varicella e, ultimo ma non ultimo, la SARS-CoV-2.
Prevenzione e vaccini
La saggezza popolare suggerisce che “prevenire è meglio che curare”, e mai come oggi questo proverbio risulta vero. La prevenzione, infatti, è un investimento sulla nostra salute: a volte i benefici si vedono subito, altre volte solo dopo molti anni.
In realtà siamo sempre più attenti alla prevenzione. Pensiamo, per esempio, ai farmaci per abbassare colesterolo, pressione arteriosa o glicemia: li assumiamo per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari che potrebbero comparire anche 20 o 30 anni più tardi. In pratica, ci curiamo sulla fiducia, sapendo che questi gesti quotidiani ci proteggono nel lungo periodo.
Quello che è certo è che i vantaggi ci sono e che saranno forse tangibili dopo molto tempo.
Siccome non abbiamo farmaci efficaci contro molti dei patogeni causali, siamo “costretti” a potenziare il nostro sistema immunitario.
Dunque dobbiamo fare un piccolo salto, anche mentale, e pensare ai vaccini.
Vaccinarsi significa offrire una protezione a una persona che, in quel momento, è sana. Per questo è fondamentale una comunicazione chiara, scientifica e affidabile: solo così il cittadino può capire il valore di ciò che gli viene proposto e accettarlo, anche se al momento non avverte un bisogno immediato.
Alla fine, però, la nostra arma più potente non è né l’isolamento né il vaccino in sé, ma l’informazione: conoscere come funzionano le malattie e come possiamo prevenirle è il primo passo per prenderci davvero cura della nostra salute
Il prof. Massimo Andreoni, Direttore scientifico della SIMIT (Società It. Malattie Infettive e Tropicali) sottolinea che i vaccini sono forse “l’arma più importante per difendere non solo i singoli individui, ma l’intera comunità, perché il vaccino non solo protegge la singola persona, ma è in grado anche di non far diffondere le malattie e quindi coinvolgere e salvare le persone più fragili che magari non possono vaccinarsi”. Negli ultimi 50 anni i vaccini hanno salvato oltre 150 milioni di persone.
I vaccini, un po’ di storia.
Molto prima che esistesse la scienza moderna, diverse civiltà avevano intuito l’utilità di esporre una persona a una forma attenuata di malattia.
In Cina, India e nel mondo islamico, già dal X secolo, si introducevano nel naso o nella pelle piccole quantità di materiale prelevato da pustole di vaiolo. Era rischioso, ma spesso funzionava e riduceva la mortalità.
Personalmente sono grato all’intuizione che ebbe nel 1796 Edward Jenner, un medico di campagna inglese che osservando come le mungitrici che avevano contratto il vaiolo bovino (una forma lieve della malattia), non contraevano mai il vaiolo umano (tra i malati, una persona su sei moriva).
Jenner prelevò del materiale dalle vescicole bovine e lo inoculò in un ragazzo che, esposto al vaiolo umano, non si ammalò. Era nato il primo vaccino. Nella seconda metà dell’Ottocento, Louis Pasteur salì al livello successivo.
Dimostrò che era possibile “attenuare” i microrganismi per usarli come vaccini e sviluppò quelli contro colera aviario, antrace e rabbia. La vaccinazione divenne così un metodo scientifico e riproducibile. Era nata l’immunologia.
Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento arrivarono i primi vaccini contro: difterite, tetano, pertosse, tubercolosi (BCG), poliomielite.
Con campagne globali e programmi di immunizzazione infantile, i vaccini divennero una misura di massa: la mortalità per molte malattie crollò drasticamente.
Attualmente, nonostante ci fossimo distratti per far fronte alla pandemia da Covid-19, la scienza è andata avanti e ha messo a disposizione dell’umanità altri vaccini.
Parliamo del vaccino contro il Plasmodium falciparum, che causa la malaria e di quello contro l’herpes zooster, che provoca la varicella (nel bambino) e il fuoco di Sant’Antonio (nell’adulto). Eh sì, la vita è ciò che accade quando noi pensiamo ad altro (John Lennon).
Oggi esistono vaccini per più di 25 malattie. Ma la ricerca non si ferma. Ora sta lavorando su nuovi obiettivi, come i vaccini universali (come quello per l’influenza), vaccini contro tumori specifici, vaccini “terapeutici” per malattie croniche, piattaforme mRNA e a vettore virale sempre più sicure.
Ulteriori progressi sono stati registrati quando la vaccinazione è entrata nell’era della genetica e dell’ingegneria molecolare. Sono arrivati questi vaccini:
- a subunità (solo pezzi del virus);
- coniugati (più efficaci nei bambini);
- ricombinanti (ottenuti tramite DNA ricombinante)
- mRNA, usati contro SARS-CoV-2, sviluppati e testati in tempi record grazie a tecnologie già in studio da anni.
L’efficacia dei vaccini
L’iter registrativo di qualsiasi farmaco è molto lungo. In particolare qualsiasi farmaco, prima di essere somministrato, deve dimostrare nelle sperimentazioni cliniche di Fase 3 maggiore efficacia e sicurezza rispetto a un placebo, un altro farmaco o a nessun trattamento, in migliaia di soggetti.
Durante il 1967, il vaiolo infettò 15 milioni di persone e ne uccise 2 milioni.

Dal 2019 non una sola persona è stata infettata o uccisa dal vaiolo. È la prima (e finora unica) malattia umana completamente scomparsa grazie ai vaccini, nella storia dell’umanità.
Non dimentichiamo poi Jonas Salk e Albert Sabin che negli anni ’50 hanno sviluppato i vaccini contro la poliomielite (responsabile della paralisi degli arti di migliaia di bambini o, in caso di paralisi del diaframma, di morti per soffocamento), che hanno ridotto in breve tempo i casi globali da centinaia di migliaia a meno di mille.
Da questi calcoli è trascurato che per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”, che permetterebbe a soggetti davvero deboli o immunodepressi di non essere esposti alla malattia anche se non vaccinati, è necessario che almeno il 95% della popolazione sia vaccinata o immune
Gli eventi avversi dei vaccini

Ad esempio, per il morbillo, sappiamo che la malattia conclamata provoca lo 0,05% di encefaliti.
E le encefaliti hanno come conseguenza il 25% di danni neurologici permanenti e il 15% di decessi. La vaccinazione, lo 0,0001%. La malattia provoca lo 0,6% di convulsioni febbrili. La vaccinazione, lo 0,01%. Inoltre sappiamo che nessun vaccini copre il 100% della popolazione. Ad esempio, se va bene per il 99% della popolazione, cosa succede a quell’1% restante? …ed in particolare se quell’1% è tuo figlio? La realtà è che da un po’ di tempo in Italia prevale la cultura del troppo: troppi immigrati, troppe tasse, troppi politici, ristorante troppo caro/distante, bel viaggio, ma troppe ore d’aereo, bella la montagna, ma troppo freddo, salutare lo sport, ma troppa fatica o troppa noia. E, least but not last, troppi vaccini. Ma troppo rispetto a cosa? Rispetto all’opinione media, nazional-popolar-televisiva. Il risultato è che la polemica sui vaccini, che sembrava risolta, impazza.
I vaccini: il rapporto benefici – effetti avversi
Come tutti i medicinali, i vaccini non sono esenti da rischi, ma che questi sono di gran lunga inferiori ai rischi legati alle malattie che i vaccini prevengono efficacemente. A maggior ragione un vaccino, oltre ad essere efficace, deve essere anche ultrasicuro perché viene somministrato a gente sana e non ci si può permettere che qualcuno di loro si ammali a causa del vaccino. In generale la vaccinazione rimane uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute pubblica, ridurre la mortalità e migliorare la qualità della vita. Dati alla mano, il rapporto è generalmente molto favorevole.
Take home message
Dati alla mano, i dati scientifici sono evidenti. Come mai tante polemiche? Uno dei valori propugnati da Rousseau&Co è stata l’uguaglianza.
Oggi però ci stiamo rendendo conto che la società anche se applica una logica di massa, è fatta di singoli individui, diversi, unici nelle proprie caratteristiche, capacità, identità, potenzialità, fragilità ecc, che non si sentono adeguatamente “tutelati”, valutati, valorizzati e difesi nella loro unicità.
Forse la fuga di alcuni dai vaccini è una fuga dalla società dell’uguaglianza: non si crede più alle verità di massa (complotti oscuri, interessi economici che calpestano gli individui, notizie rimaneggiate ad arte per tenere buona la massa). Tutto questo a prescindere dall’efficacia innegabile dei vaccini.
La buona comunicazione, da parte di tutti i soggetti coinvolti, resta un elemento imprescindibile per contrastare la convinzione, ancora troppo radicata, che la vaccinazione sia solo “roba da bambini”, e sensibilizzare la popolazione adulta e anziana a usufruire di questa importante opportunità messa a disposizione dal servizio sanitario.
L’impressione è che non basta l’immunizzazione verso malattie come poliomielite; difterite; tetano; epatite B; pertosse; Haemophilus influenzae tipo B; morbillo; rosolia; parotite; varicella; etc. Forse manca ancora il vaccino contro la paura dei vaccini.
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