Il figlio di Alex e il senso di essere genitori o figli

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di Claudio Razeto

il senso di essere genitori o figli:

Penso al figlio di Alex Zanardi che aspetta il suo risveglio.
Sospeso in una bolla di incertezze sul futuro di una persona, determinante per la sua vita. Suo Padre.

Siamo stati tutti figli. Volenti o no.

Riconosciuti e amati, non voluti e abbandonati, tollerati e sopportati.

A volte abbiamo fatto penare i nostri poveri genitori, a volte sono stati loro la causa di tante sofferenze. Ognuno ha il suo destino, la sua vita.

Con quella casualità per noi incomprensibile che solo la vita sa dare.

il senso di essere genitori o figli:
Alcuni di noi sono stati a loro volta genitori. Non tutti.

Perché se si nasce per caso di solito, non sempre, si diventa genitori per scelta.

E anche quando non si voleva diventarlo poi bisogna farci i conti con questo evento.

Avere un figlio o una figlia. Un’altra vita. Un’altra possibilità aperta al mondo.

Le madri li sentono crescere dentro. Parte di loro.

I padri lo diventano. Quando prendono in braccia per la prima volta quei fagottini morbidi. Odore di borotalco. Pannolini e crema idratante.

Loro teneri, ti guardano come dei cuccioli.
L’uomo è l’essere che impiega più tempo a diventare autosufficiente.
Dieci anni almeno. Incredibile.
Crescendo, ti mettono a fuoco meglio anche loro.

Ti chiamano.
Mamma e papà. Di solito in quest’ordine.
Presto realizzano di essere al mondo diventandone consapevoli.
Piccole donne e piccoli uomini.

Col loro carattere.
E iniziano i guai. Quelli di quella cosa bellissima chiamata vita.

Alcuni figli non la prendono bene.

“Mi hai messo al mondo? La responsabilità è tua! Pensaci tu”.

Capita di sentirsi dire. Magari lo abbiamo detto anche noi ai nostri “vecchi”.
Quante stupidaggini si dicono in una vita.
il senso di essere genitori o figli:
Di solito da figli, si possono assumere diversi ruoli:
  • quelli che si fanno carico dei genitori e della famiglia
  • chi vorrebbe che gli altri si facessero carico di lui
  • infine chi realizza in fretta che la vita è sua e se la deve gestire.
Dipende dalla situazione sociale ed economica in cui si nasce.

Ma anche dal carattere e in parte dell’educazione.

Noi li vediamo come piccoli cloni di noi stessi. Magari guardando le foto di quando eravamo giovani ci rivediamo in loro.

Somiglianze, gesti, posture, modo di parlare, espressioni. Possono essere simili a noi ma non siamo noi.
Loro sono diversi. Sono una nuova, diversa, possibilità.
Ci ameranno? Ci detesteranno? Saranno parte della nostra vita?
È un libro a pagine bianche, tutto da scrivere.
Se li amiamo cercheremo di proteggerli.
Dal mondo, dagli altri, da loro stessi.

Sbaglieremo? Si, inevitabilmente. Qualcosa va sempre storto con loro.

Ma c’è rimedio quasi sempre.

il senso di essere genitori o figli:

L’albero siamo noi. Loro sono quello generato dalle nostre stesse radici.

Se siamo stati cattivi esempi, non possiamo pretendere che loro non facciano gli stessi sbagli.

O forse no? Magari proprio per questo saranno diversi.

Figlie turbate da madri onnipresenti. Belle, sexy, modelli competitivi difficili da raggiungere.

O da padri anaffettivi e freddi. Autoritari e prevaricatori.

C’è chi li educa troppo e male. Chi poco o affatto.
E chi esagera.

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2019/04/09/genitori-elicottero-come-stiamo-rovinando-la-vita-ai-figli_bdb60491-6afc-463d-8630-7369241a63ca.html

Ma ognuno ci prova con i mezzi che ha e dal modello che ha visto per primo. Quello dei propri genitori. Di mamma e papà.

Ai figli direi: non danno un manuale per fare i genitori quando nascete.

Ai genitori lo stesso. Nessuno ti spiega come si adempie al ruolo di figlio, a parte una buona educazione.

Ma c’è una differenza: i figli hanno il tempo di capire e rimediare ad errori.

Se ci riescono.
I genitori, non sempre.

il senso di essere genitori o figli:

Fortunato chi ha avuto un’infanzia amorevole.
Tutto di solito comincia lì.

Io ringrazio mia madre per avermi avvolto come una coperta morbida quando avevo freddo, consolato dalle prime delusioni, trasmesso la sensibilità, i sentimenti, il cuore che serve a scaldare la vita.

A mio padre devo l’amore per la storia. I libri, i musei, la cultura, i viaggi.

L’ambizione e il coraggio di fare.

Lui pilota di Jumbo. Mi sono scoperto adulto quando io, 17enne, l’ho portato in volo su un piccolo aereo.

Pilotavo io. Lui, il comandante, sul “mio” aereo.

Quel giorno ho capito che potevo fare tante cose. Sono cresciuto.

Un rito di passaggio che non tutti hanno la fortuna di fare.

Io l’ho avuta. Voglio bene ai miei genitori. Come tanti di noi.

Come figlio ho passato tutte le fasi. L’adorazione dell’infanzia, la delusione della crescita, la contestazione dell’adolescenza, l’affetto tenero della maturità.

Avevo un nido caldo e protettivo, da bambino.

Ma per crescere me ne sono dovuto andare.

Girare il mondo, vivere la vita, lavorare, scontrarmi con le difficoltà e mettere su famiglia. Diventare padre di un figlio.

Uno solo anche se avere in più una femminuccia non mi sarebbe dispiaciuto.
I figli unici non imparano a condividere. Vedono il mondo solo attraverso loro stessi.

Spesso. Ma è andata così.

Ho girato e rigirato, come canta Baglioni, ma poi sono tornato dove sono nato.

L’unico posto che ho mai sentito come casa mia.
Vicino ai miei genitori.

Questo il mio “giro” di figlio. Potevo risparmiarmi la fatica?

No. Quel tour è stato la mia vita e sono felice di averlo fatto.

Ma è stato il mio giro. Non vorrei che mio figlio seguisse quello che ho fatto.

Farà ciò che vuole. Sarà un’altra storia. Un’altra possibilità.

E come genitore?

Ho fatto bene? Ho fatto male? Non avevo il manuale né da figlio né tantomeno da padre. Ci ho provato. Sbagliando ma ci ho provato.

Ho cercato di esserci. Sempre. A volte troppo.

Magari quando servivo, non c’ero.

Chi può dirlo? Sono domande che ci facciamo tutti. Padri e madri.

Nel passato si mettevano al mondo figli sparpagliandoli qua e là.
Spesso, ma capita anche oggi, li si abbandonavano. La vita era dura.

Oggi il senso di essere genitori è più elevato. I padri, sempre più spesso, fanno i padri vicini ai bambini come e più delle mamme. A volte anche troppo.

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_bambini/la_crescita/2019/04/12/genitori-sempre-piu-tempo-coi-figli-eccesso-di-accudimento_61823deb-c7e1-4b3b-8750-3e1457fc78e0.html

Quello che sembra un pò perso e il senso di essere figli.

Il dovere di cambiare ruolo quando i genitori invecchiano o hanno bisogno.
Un tempo gli anziani erano parte della comunità. Oggi non più.

E i figli a volte fanno fatica a cambiare il loro ruolo.

Di farsi carico anziché pretendere sostegno. Questo non glielo insegniamo spesso, per risparmiargli anche solo il pensiero di tali tristi evenienze.

Li proteggiamo da tutto.
Invece non dovremmo.

Il dovere di un genitore verso i figli è speculare a quello dei figli verso i genitori. Espressione di quell’amore filiale dovuto a chi ti ha messo al mondo.

Il figlio di Zanardi al capezzale del padre è parte di questa visione giusta anche se dolorosa, del mondo.

Come quella di tante figlie e figlie che seguono i genitori nella parte più difficile e dura della loro vita. La malattia e la morte.

Sfortunato chi muore o soffre solo e dimenticato.

Genitori e figli. Sono due facce della stessa medaglia. Parte della stessa cosa.

La vita che è andata e quella che continua. Connessi ma non sovrapposti.

Non un proseguimento. Non un clone uno dell’altro.

Ma una nuova bellissima possibilità, di questo teatro umano in evoluzione chiamato esistenza.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

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