Il Giardino dei Tarocchi

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Il Giardino dei Tarocchi
Il 15 maggio 1998 nei pressi di Capalbio, in Toscana, il Giardino dei Tarocchi viene ufficialmente aperto al pubblico.

Dopo un lavoro durato più di dieci anni, l’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle dà alla luce un’opera a dir poco incredibile.

http://www.giardinodeitarocchi.it/

Incantata dallo stile di Antoni Gaudì e del suo Parque Guell a Barcellona, Niki de Saint Phalle decide di realizzare, in un angolo di terra italiana che si affaccia sul Tirreno, la propria opera più preziosa.

Un omaggio al maestro catalano, da un punto di vista estetico.

L’impiego delle maioliche ne è un chiaro riferimento.

Ma nel suo progetto, Niki de Saint Phalle ha voluto innestare un elemento in più. Un elemento mistico, onirico, legato alla tradizione. Una chiave apertamente esoterica.

Il Giardino dei Tarocchi è un parco che conta ben 22 sculture, statue o strutture calpestabili o da esplorare internamente.

Ciascuna delle sculture corrisponde ad una diversa delle 22 “lame” (detti anche “Arcani Maggiori” o “Trionfi”).

Le sculture andrebbero visitate secondo un ordine preciso. Ma si fa presto a capire che il modo giusto è un altro.

Perdersi.

E lasciarsi guidare dalla curiosità.

Il Castello dei Destini Incrociati

Nel 1969 Italo Calvino pubblica “Il Castello dei Destini Incrociati”, un esperimento di letteratura combinatoria, come è stato poi definito il suo romanzo.

I personaggi e gli intrecci narrativi sono generati dal caso, da un susseguirsi -cioè- di carte pescate a sorte dal mazzo, capaci di tracciare una storia nel loro insieme, nel loro concatenarsi.

Aggiungere dettagli. Definire movimenti, dialoghi.

Nel romanzo ciascuna pagina riporta nell’angolo esterno in alto, infatti, l’immagine delle carte posate da Italo Calvino stesso al momento della stesura. Una storia tra le infinite possibili.

Un esperimento, va detto.

Se le storie sono infinite, quali ci sono state raccontate? E perché hanno più importanza di quell’infinito di storie taciute?

L’interpretazione delle carte dei tarocchi

Oswald Wirth ed Eliphas Lévi sono ritenuti i riferimenti principali per chiunque decida di avvicinarsi allo studio dei Tarocchi.

I loro testi aiutano a comprendere la fortissima carica simbolica di cui sono pregne le carte.

Simbolismo declinato secondo i diversi mazzi di Tarocchi:

  • Visconti Sforza
  • I tarocchi Sola Busca
  • I tarocchi del Mantegna
  • di Marsiglia
  • I tarocchi di Besançon
  • Le Minchiate
  • Il tarocchino bolognese
  • Il tarocco Piemontese

Qualunque sia il mazzo, tuttavia, le carte sono sempre le stesse e sempre 22.
Come 22 sono le lettere dell’alfabeto ebraico.

È possibile dividere il mazzo secondo coppie di opposti (ad esempio La Torre vs Il Carro) o in base a ciascuno dei quattro elementi naturali. Vi sono inoltre riferimenti alchemici, cabalistici, astronomici.

Ogni carta ha dentro di sé un universo espresso in simboli.

È persino possibile leggere una carta osservandola alla rovescia, rovesciandone dunque anche l’esito.

Ben più di un semplice alfabeto

È intuibile che i 22 Arcani Maggiori siano ben più di un semplice alfabeto.

Il termine “Trionfi” rimanda alla carica iconica dei poemi allegorici di Petrarca, percorso ideale dell’uomo dal peccato alla redenzione.

Ed ecco che la carta degli Innamorati diviene un rimando proprio al Trionfo dell’Amore.

La diffusione maggiore dei Tarocchi è dovuta però prevalentemente all’aspetto divinatorio legato all’atto di tirare le carte.

Prevedere il futuro.

Captare qualcosa tramite le carte, qualcosa di impercettibile e sottile, che in qualche modo comunica con noi. Ascoltarlo e trasformarlo in vibrazione, in movimento di carte. E infine tradurlo. Raccontarlo.

Eh sì, raccontare. I Tarocchi sono un mezzo per raccontare qualcosa.

Sì, ma cosa?

I personaggi di Calvino si muovono a caso, come casuali sono le combinazioni possibili di carte. E così facendo esse generano un intreccio, una trama.

Una composizione sempre armonica, plausibile, perfetta.

Io credo che con il suo lavoro Niki de Saint Phalle abbia voluto darci l’opportunità di farci giocare coi tarocchi ma in un modo un po’ più originale.

Facendoci piombare dentro al mazzo. Dentro ad un mazzo ridisegnato da capo.

Se decideste di andare al Parco dei Tarocchi (non appena sarà di nuovo possibile dopo il covid), tenete a mente questo: voi lì state facendo i vostri tarocchi. Che vi piaccia o no. È così, vostro malgrado. State tirando le carte. State per raccontare una storia.

Da quale carta cominciare, allora?

Il Matto, che sarebbe la carta zero.

Oppure no, dal bagatto, cioè il mago. La carta del bagatto comprende tutti e quattro i semi.
Sulla sua testa compare un infinito.

Ed eccovi adesso finalmente in cammino, un cammino iniziatico in lungo e in largo per il parco. Sbalorditi ad ogni passo, meravigliati da tanta bellezza. Carta dopo carta, tra un arcano e un altro.

Lasciando che siano i nostri sensi a guidarci in questo percorso.

Simone Buffa

Tempo di lettura: 1’35”

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