Il sesto senso: la propriocezione

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di Emanuele Aiuto

Tutti noi viviamo in una società caratterizzata da una crescente sedentarietà.

Questo comporta problemi di postura, anche nei più giovani, sempre più curvi sul proprio smartphone.

Spesso quando andiamo dal fisioterapista, ci sentiamo dire che abbiamo una postura sbagliata, da migliorare con esercizi particolari, in grado di risvegliare organi, che abbiamo costretto ad una specie di letargo.

Senza saperlo dobbiamo migliorare la nostra propriocezione.

Ma cosa significa?

La propriocezione consiste nella capacità di percepire la posizione del nostro corpo e dei suoi movimenti senza l’aiuto della vista.

E’ quindi ciò che ci permette di stare seduti, di muovere in maniera naturale i nostri arti e stare ritti.

Non ci pensiamo mai ma se siamo capaci di muovere un piede dietro l’altro per spostarci, di stare seduti con la schiena ben dritta e portare la mano alla testa in maniera del tutto naturale è proprio grazie alla propriocezione.

Postura, una parola che fa rima con Propriocezione

L’efficacia di ogni gesto che compiamo, da quello più semplice nella vita di tutti i giorni, a quello più complesso (ad esempio un gesto sportivo), è garantita da una serie di recettori, i Propriocettori e gli Esterocettori, che veicolano al sistema nervoso centrale informazioni relative rispettivamente alla posizione del corpo nello spazio e nel tempo e all’ambiente esterno. In ogni istante giungono a livello centrale impulsi dai 5 sensi, dal vestibolo e cervelletto, dai recettori cutanei, gustativi, termici e dolorifici.

Il sistema nervoso centrale li elabora, rendendoci consapevoli dei nostri movimenti nello spazio.

La propriocezione, considerata un sesto senso in quanto è regolata da una parte specifica del cervello, contribuisce a migliorare la postura e quindi a garantire l’equilibrio, la stabilità, la coordinazione e la corretta esecuzione dei movimenti.

Nella vita di tutti i giorni, però, l’uomo moderno non utilizza la propriocezione per sapere dove si trova il corpo e cosa sta facendo. Abbiamo quasi sempre a disposizione la vista, o altri strumenti che la sostituiscono.

La buona notizia è che i recettori si esercitano, esattamente come si esercitano i 5 sensi.

Come fanno i ballerini che si esercitano a compiere i movimenti corretti davanti allo specchio per acquisire la consapevolezza del proprio corpo, per poi replicare la coreografia in teatro senza nessun ausilio visivo.

Il training propriocettivo è fondamentale nello sport … e non solo

Ma se questo è vero nella vita di tutti i giorni, tanto più lo è nello svolgimento delle attività sportive, che necessitano di coordinazione ed equilibrio.

Nel gioco del calcio ad esempio conoscere la posizione del proprio corpo è indispensabile, sia per compiere i gesti atletici fondamentali (stop, passaggio, colpo di testa, etc) che per conoscere (in anticipo) la posizione dei compagni di squadra da coinvolgere nell’azione.

Se nel tennis non si prende la palla è ovvio che qualcosa non quadra.

Viceversa un calciatore che corre male non riuscirà ad esprimere tutto il suo potenziale.

In effetti il training propriocettivo riveste un ruolo determinante al fine di prevenire e ridurre l’insorgenza di traumi distorsivi alle articolazioni dell’arto inferiore e di migliorare la forza reattiva dei muscoli della gamba e del piede.

Per esercitare le posizioni di equilibrio è bene avvalersi di alcuni strumenti come la tavoletta propriocettiva o i cuscini gonfiabili studiati apposta per attivare l’equilibrio.

Salendo su questi strumenti si sta in un equilibrio instabile e, per evitare di cadere, bisogna attivare i recettori. In sostanza, allenare questi sofisticati meccanismi neurofisiologici, può migliorare la prontezza di riflessi, l’elasticità, e consente di acquisire automatismi utili anche nelle attività di tutti i giorni (fare le scale, appendere un oggetto, sostenere o riporre dei pesi in modo corretto, reagire tempestivamente a un dislivello o un inciampo, non cadere goffamente, etc) e anche avere meno dolorini che (troppo) spesso curiamo con gli antidolorifici.

Emanuele Aiuto

Tempo di lettura: 2’00

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