Intervista a Sylvain Bellenger direttore del Museo Real Bosco di Capodimonte

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di Fabio Bandiera

Inaugurata lo scorso 7 giugno, con tanto di presenza dei Capi di Stato Mattarella e Macron, la mostra Naplès a Parìs che permetterà ai visitatori del più importante museo parigino di ammirare una sessantina di capolavori provenienti dalle gallerie del museo di Capodimonte.

Evento di portata eccezionale e testimonianza tangibile del legame artistico che unisce indissolubilmente le due nazioni, ed occasione importante per la città partenopea per valorizzare le meraviglie di una delle pinacoteche più importanti dello stivale.

Le opere saranno esposte nelle varie sezioni della Grande Galerie  permettendo un confronto tra due delle collezioni di pittura italiana più importanti del mondo, un dialogo costante ed ininterrotto tra opere inedite tra le quali spiccano certamente la Crocifissione di Masaccio, artista assente al Louvre,  La Trasfigurazione di Giovanni Bellini e L’Antèa di Parmigianino, capolavori assoluti della Collezione Farnese di Capodimonte, ai quali vanno aggiunti quattro capolavori del disegno, tra un cartone autografo di Michelangelo e uno di Raffaello.

Un’Iniziativa straordinaria coordinata dal curatore Sèbastien Allard, capo dipartimento della pittura del Louvre, e dal Direttore del Museo Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger che nel 2015 ha preso le redini del prestigioso museo cambiandone in meglio il volto e chiudendo il suo mandato, in scadenza novembre 2023, con questo piccolo miracolo che regala alla città di Napoli quella visibilità che non sempre le è stata concessa a livello internazionale.

Abbiamo avuto il privilegio di poterlo intervistare per condividere alcune riflessioni su questa notevole rassegna e per tirare un bilancio di questo suo viaggio straordinario durato otto lunghissimi anni.

Direttore buongiorno, la mostra è stata da poco inaugurata alla presenza dei due capi di Stato, un evento di una portata eccezionale. Le sue emozioni in merito a questo straordinaria esposizione? 

Credo che la data del 7 giugno 2023, giorno di inaugurazione della mostra con i due presidenti Mattarella e Macron che hanno concesso l’Alto Patronato all’esposizione, resterà nella memoria delle relazioni istituzionali e culturali tra Italia e Francia, nonché nella mia personale storia professionale.

E’ stata davvero una grande emozione esporre i capolavori dell’arte italiana nelle collezioni del Museo di Capodimonte accanto a quelle del Louvre e scoprire che è un dialogo tra due giganti. 

Come nasce Naples a Paris? Chi l’ha resa possibile, anche economicamente, e quanti anni di lavoro ci sono voluti per realizzarla? 

L’invito del Louvre al Museo di Capodimonte è davvero senza precedenti per portata e ambizione. Come ha sottolineato anche nel catalogo la mia collega presidente e direttrice del Louvre Laurence des Cars, l’obiettivo è far incontrare due collezioni d’arte italiana tra le più vaste e ricche del mondo in un dialogo potente e fecondo, fatto di corrispondenze, echi e incroci di sguardi.

L’originale allestimento mette mirabilmente in luce la forza e l’eccezionalità di questo partenariato europeo: le opere di Napoli non sono esposte isolate in uno spazio apposito, ma collocate accanto ai dipinti delle collezioni italiane del Louvre, negli ambienti più storici e illustri del museo.

Il soggetto della mostra non è un artista, né un movimento, e nemmeno un Paese, ma un museo. Come sappiamo da tempo, e ogni giorno di più, il museo non è un semplice contenitore ma un attore della storia. Le sue collezioni costituiscono una grande narrazione, e con la mostra questa narrazione si trasforma in un dialogo, le opere si incontrano e raccontano la storia del museo, dei due musei.

L’incontro è tanto più forte in quanto l’invito rivolto a Capodimonte, è quello di esporre non isolatamente i suoi capolavori, ma in dialogo con le collezioni italiane del Louvre, nella Grande Galerie, nel Salon Carré, nella Salle Salvator Rosa e nella Salle de la Chapelle, i luoghi storicamente più iconici e illustri del museo.

La scelta delle opere è stata fatta per favorire questo incontro che getterà nuova luce sulle opere ma anche sulla collezione, sul suo spirito e sulla sua storia.

Abbiamo cominciato a lavorare alla mostra un paio di anni fa.

Il museo del Louvre, come organizzatore della mostra, ha pagato gli imballaggi, i trasporti e le assicurazioni.

Da parte nostra abbiamo voluto presentarci a questo appuntamento importante avviando una campagna di restauro e pulitura delle opere d’arte e una campagna di acquisito e restauro delle cornici, operazioni finanziate dai nostri mecenati.

Voglio ringraziare perciò la Regione Campania per i fondi POC, la GESAC nostro main sponsor, Grimaldi Lines, Seda Group, Intesa Sanpaolo, Caronte, Tecno, Antony Morato, Cesare Attolini, Codime, Tefin, Jobson e, naturalmente, gli Amici di Capodimonte e gli American Friends. 

L’unicità e la completezza delle collezioni del Museo di Capodimonte non sono del tutto note ai fruitori dell’arte? Questa è una grande occasione per evidenziarle in un contesto così importante? 

Molti dei capolavori di Capodimonte, come la Danae di Tiziano, il Ritratto di Paolo III Farnese di Tiziano e L’Antea di Parmigiano, non saranno una sorpresa per molti visitatori, essendo presenti in molti manuali di storia dell’arte, ma la sorpresa sarà ricondurli a Capodimonte, un museo famoso per gli intenditori, ma ancora da scoprire per un pubblico più vasto.

Nonostante lo storico legame dei francesi con Napoli, i visitatori di Pompei non sempre pensano di includere nei loro itinerari questo museo, che è uno dei primi in Europa.

Napoli in generale sta vivendo un momento magico dai vari punti di vista? Potremmo definirla, oggi una città alla moda che fa tendenza? 

Napoli è una città che non invecchia mai e, nell’epoca della globalizzazione spinta, riesce ancora a mantenere intatta una sua chiara identità, ma la sua natura ‘porosa’ ne fa una città-mondo, sempre all’avanguardia capace di assorbire le influenze culturali di chi viene e chi va in questa grande città-porto.

Il suo fermento è sempre contemporaneo, come ci racconta la storia dell’arte: qui gli artisti osano sperimentare anche grazie a un continuo confronto con culture diverse che qui trovano accoglienza e si mescolano.

Come è stata allestita la mostra? I capolavori di Napoli saranno in un’ala a parte o si fonderanno tematicamente con le opere del Louvre? 

L’intento dei due musei è quello di vedere i capolavori di Napoli che si mescolano con quelli del Louvre, in una presentazione davvero eccezionale: l’incontro delle due collezioni.

Tre gli spazi espositivi interessati: il Salon Carrè, la Grande Galerie e la sala Salvatore Rosa al primo piano, la sala della Chapelle e la sala dell’Orologio.

Parliamo delle Opere dei due Musei che si confronteranno in simbiosi, può svelarci alcune chicche in merito?  

Al primo piano sono esposti trentuno dipinti provenienti da Capodimonte, tra i maggiori della pittura italiana, in dialogo con le collezioni del Louvre (opere di Tiziano, Caravaggio, Carracci, Guido Reni, solo per citarne alcuni) oppure in grado i completarle consentendo la presentazione di scuole che sono poco rappresentate o non lo sono affatto – in particolare, la singolare Scuola napoletana, con artisti dalla potenza drammatica ed espressiva come Jusepe de Ribera, Francesco Guarino o Mattia Preti. Sarà anche un’occasione per scoprire la Crocifissione di Masaccio, uno dei maggiori artisti del Rinascimento fiorentino, ma assente dalle collezioni del Louvre, un grande dipinto di Giovanni Bellini, La Trasfigurazione, di cui il Louvre non ha un corrispettivo, e tre delle più bei dipinti del Parmigianino, tra cui la famosa ed enigmatica Antea.

Il confronto di queste opere con i dipinti di Raffaello promette di essere uno dei momenti salienti dell’incontro.

Nella sala della Chapelle si potrà scoprire la ricchezza della collezione di Capodimonte, riflesso e testimonianza delle differenti età del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie con opere in grado di raccontare le tre dinastie (Farnese, Borbone e Bonaparte-Murat): il Ritratto di papa Paolo III Farnese con i nipoti, opera di Tiziano e il Ritratto di Giulio Clovio di El Greco, sculture e manufatti spettacolari, tutti prestiti eccezionali, tra cui la Cassetta Farnese, la più preziosa e raffinata delle opere di oreficeria del Rinascimento insieme alla Saliera di Benvenuto Cellini, e lo straordinario biscuit de Filippo Tagliolini, La Caduta dei Giganti.

Infine, la sala dell’Orologio è dedicata ai disegni e ai grandi cartoni preparatori Mosè davanti al roveto ardente di Raffaello e il Gruppo di armigeri di Michelangelo, propedeutici alle decorazioni in Vaticano, conservati nel ricco Gabinetto dei disegni e delle Stampe di Capodimonte che vanta quasi 30mila opere e deve parte dei suoi tesori a Fulvio Orsini, umanista, grande studioso e bibliotecario, prima, del Cardinale Alessandro Farnese, noto come il Gran Cardinale e nipote di Papa Paolo III e poi del Cardinale Odoardo Farnese.

Orsini ha costituito la prima collezione al mondo di disegni di studio e disegni preparatori.

Questi capolavori sono presentati in dialogo con celebri disegni conservati nel Cabinet dei Disegni del Louvre, come la Santa Caterina di Raffaello o il cartone recentemente restaurato de La Moderazione di Giulio Romano, l’allievo più vicino a Raffaello e suo stretto collaboratore.

Una parentesi a parte merita il Barocco Napoletano non così conosciuto all’estero, una grande occasione per renderlo visibile? Quali artisti e capolavori saranno visibili al Louvre? 

Le faccio un esempio per tutti: il Louvre, dopo questa mostra, rifletterà sull’esatta collocazione di Jusepe de Ribera, ora nella loro collezione di arte spagnola, ma dopo questa mostra si capirà che Ribera, spagnolo di origine, è davvero molto napoletano. 

C’è un capolavoro del Louvre che si porterebbe volentieri a Napoli a fine mostra? Se dovesse sceglierne uno solo su quale punterebbe? 

Li adoro tutti ma non me ne porterei nessuno, perché credo che i musei siano i luoghi ideali in cui conservare le opere, anche se alcune di esse non hanno propriamente uno stretto legame territoriale. Ci sono ragioni storiche per le quali un’opera o una collezione di trova in quel museo.

Prenda l’esempio della nostra Collezione Farnese, che è giunta da Parma a Napoli come dono al figlio Carlo, futuro re, da parte della madre Elisabetta Farnese.

Lei è a Capodimonte dal 2016, se dovesse tracciare un bilancio del suo operato quali meriti si darebbe e cosa ancora non è riuscito a portare a termine? 

Se penso a questi 8 anni di lavoro intenso ho difficoltà ad elencare tutto quello che abbiamo realizzato, senza rischiare di dimenticare qualcosa: 32 mostre a Capodimonte, tra grandi mostre e mostre-focus, oltre alle mostre all’estero – quella del Louvre è sicuramente la più importante – restauri, acquisizioni di nuove opere, cito per tutte le due importanti donazioni della collezione “Lia e Marcello Rumma” che sarà allestita nella Palazzina dei Principi e delle serie fotografiche di Mimmo Jodice con la sua camera oscura, destinate alla Casa della Fotografia che sorgerà nell’edificio Cataneo.

Abbiamo realizzato moltissime attività culturali per il pubblico, molte delle quali a fruizione gratuita, come il cinema all’aperto e in auditorium o il Luglio musicale (a metà luglio partirà l’edizione 2023). Abbiamo avviato un’intesa opera di digitalizzazione del patrimonio museale, abbiamo improntato la cura del Bosco come “restauro e governo del nostro giardino storico”, stiamo per annunciare la scuola dei Giardinieri, finanziata dalla Regione Campania, che partirà nell’autunno 2023 e darà concrete possibilità di lavoro a tanti giovani del nostro territorio.

Tantissime azione concrete che hanno avuto come faro le nostre 4 missioni: tutele e cura delle collezioni, missione sociale, missione ambientale, missione digitale.

E a breve partiranno i lavori di efficientamento energetico alla Reggia che ci permetteranno di produrre in proprio il 91 % dell’energia di cui abbiamo bisogno, oltre a realizzare finalmente l’impianto di climatizzazione e un nuovo lighting museale.

Ecco, spero di non aver dimenticato nulla, se non il ringraziamento alla mia squadra di lavoro, molto sottorganico, ma con una forza e un’energia che ha sopperito in questi anni a tutte le carenze.

Chiuderei con una domanda sui rapporti artistici e storici tra Napoli e la Francia, questa mostra li fortifica ancora di più? Sarebbe pensabile un domani una grande mostra a Napoli con alcuni prestiti da parte dei più importanti musei francesi?  

I rapporti culturali tra Francia e Italia sono solidi e questa mostra che dà grande visibilità non solo al Museo di Capodimonte ma anche a tutta la città di Napoli, porterà enormi benefici misurabili nei prossimi anni.

Per quanto riguarda la politica dei prestiti tra musei, posso dire che la circolazione delle opere d’arte tra paesi stranieri è abbastanza standardizzata e pratica regole di reciprocità.

Voglio ricordare a tutti che per la nostra mostra Caravaggio Napoli nel 2018 abbiamo ricevuto il prestito di un importante Caravaggio da Rouen.

Fabio Bandiera

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