La fastidiosa certezza dell’anno che verrà

40785
Scarica il podcast dell'articolo

di Gaetano Buompane

Cosa c’è di buono è che l’anno sta per finire. Era il pensiero che puntualmente si formava nella mia testa in uno di quei momenti di malinconia a ridosso del Natale. Avete presente, no?

Pur nella sua estrema banalità, il mio pensiero conteneva intrinsecamente due riflessioni, che l’anno appena trascorso non era stato proprio da incorniciare e la speranza, forte, piena di sinceri propositi, che l’anno avvenire potesse essere, al contrario, ricco di soddisfazioni e di successi.

Cosa alquanto incredibile, mai si insinuava il timore di ritrovarmi al Natale successivo afflitto dalla stessa malinconia.

Quella speranza nel futuro risvegliava una certa aria decisa, un piglio differente, un desiderio di riscatto che mi faceva sentire un uomo nuovo, rinnovato, una sorta di ciclica e vitale resurrezione.

E allora volevo che il tempo passasse in fretta, perché il Natale e il Capodanno erano solo degli impicci che ritardavano il mio nuovo inizio. Occorreva cavalcare l’entusiasmo altro che riposarsi e festeggiare!

Volevo dimenticare presto il passato e saltare a piè pari nel futuro. Non avevo nessun interesse nel presente, anzi lo consideravo un ostacolo.

Quel pensiero che racchiudeva disprezzo per ciò che mi ero lasciato alle spalle e il desiderio impellente di un domani migliore, adesso tarda ad arrivare. E ho come l’impressione che non arriverà mai più.

Quella che oggi mi accompagna è una malinconia diversa, dalla quale – ne ho una fastidiosa certezza – non ne uscirò mettendomi fretta o desiderando un rapido riscatto.

Non so come dire, ma il futuro è diventato all’improvviso molto meno attraente del presente e il presente molto più importante del passato.

Ho letto, mi sono informato. In molti, moltissimi anzi, affermano che vivere il presente è decisamente la cosa migliore da fare, perché a guardare troppo indietro si rischia di rimanere imprigionati nel proprio passato e puntando troppo sul futuro si finisce per avvilirci per gli obiettivi mancati o falliti.

Ma per un incallito sognatore come me questa è davvero una magra consolazione.

Va bene, ve lo dico. Anche se un po’ me ne vergogno. Tutta ‘sta manfrina mi è venuta perché l’altro giorno mi sono sorpreso a passeggiare piacevolmente con le mani dietro la schiena, come gli anziani.

Allora ho pensato: non è che mi sono fatto vecchio prima del tempo? Sarà che due anni di pandemia mi hanno sconvolto così tanto la vita? Presto o tardi tutto quanto dovrà tornare a scorrere come prima, no?

Voglio tornare a camminare a schiena dritta guardando con cipiglio l’orizzonte sognando di oltrepassarne i confini e non essere condannato a guardarmi i piedi per essere sicuro di non pestare su un terreno cedevole.

Ho continuato a cercare, freneticamente, a studiare un’alternativa al solo vivere il presente. Perché, ad esempio, stare coi propri figli, ogni giorno, godendosi la loro crescita e i loro traguardi, è impagabile, lo ammetto, ma è anche un modo per ricordarsi ogni momento di quanto il tempo passi inesorabilmente.

Alla fine ho scovato un pensiero, una frase, uno slogan che mi ha fatto riflettere, “La vita è adesso, è vero. Ma si può benissimo vivere il presente con più futuro”.

Ho fatto subito mia questa idea.

Quando mia moglie mi ha chiamato dall’altra stanza urlando euforica di correre per vedere la prima cacca di mio figlio nel vasino, le ho risposto senza esitazione di fare un video e inviarmelo su WhatsApp.

 

Il Sofà è una rubrica settimanale.
Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.

Se hai voglia di leggere alcuni dei miei lavori li trovi su Amazon

 

Foto da Pixabay

 

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.