La Sindrome dell’impostore: Sapere di non sapere

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di Simone Buffa

“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”.

W. Shakespeare

Sindrome dell’impostore

“Come ho ottenuto il mio lavoro? Pura fortuna

Non sono qualificato come i miei colleghi, questo è evidente. E prima o poi tutti mi scopriranno. Sono un imbroglione, un impostore.”

Questo è circa il leit motiv rimuginativo di coloro che soffrono della cosiddetta “Sindrome dell’Impostore”.

Non si tratta di una condizione riconosciuta dall’ultima versione del DSM (Manuale Diagnostico dei disturbi mentali), ma suscita da tempo l’interesse di terapeuti e psicologi comportamentali.

La Sindrome dell’Impostore è l’estremizzazione di un’insicurezza che molte persone vivono, ritenendo di non meritare i traguardi raggiunti.

Una sorta di modestia del tutto inconsapevole che colpisce prevalentemente le persone di maggior successo. Sembra un paradosso ma è proprio così.

Chi si percepisce come impostore è vittima di una distorsione cognitiva che induce la sottovalutazione delle proprie abilità e delle proprie capacità, che vengono interiorizzate al punto da attribuire a fattori esterni o al caso i propri successi.

Oppure si tende a svalutare il grado di complessità delle attività che normalmente si svolge, ritenendole alla portata di chiunque altro.

Allo stesso tempo l’impostore si colpevolizza eccessivamente per i propri fallimenti o per quelle situazioni avvertite come tali.

Già, perché gli impostori sono anche dei maledetti perfezionisti:

Se non si raggiunge la perfezione allora è stato tutto un fallimento.

Solo maggiori conoscenze e più approfonditi studi possono colmare quel gap che produce insicurezza, andando ad alimentare la fiducia in se stessi, in una spirale di ricerca e scoperta virtualmente infinita.

I supposti “impostori” sono in realtà molto efficienti, sempre intenti a dare il massimo nella costante ansia di essere scoperti come incompetenti.

Il paradosso è proprio questo: quasi mai si tratta di persone davvero incompetenti, anzi si direbbe tutto il contrario. Una forma di inadeguatezza di matrice psicologica, correlata all’effettiva capacità degli altri da parte loro, sempre sovrastimata e ritenuta pari alla propria.

La Sindrome dell’Impostore fu studiata negli anni ’70 dalle studiose americane Clance e Imes e viene considerata oggi un corollario di un fenomeno ancora più ampio di distorsione meta-cognitiva nota come “Effetto Kunning-Kruger”.

Secondo questa teoria chiunque di noi tende a distorcere il grado di complessità di un dato argomento in funzione del livello di “expertise” che si possiede sull’argomento stesso.

Questo significa che una maggiore conoscenza della materia implica anche una maggiore consapevolezza dei propri limiti e nell’accedere verso livelli di conoscenza superiori e sempre più dettagliati.

Ne risulta una fiducia in se stessi traballante, data una maggiore cautela nel trattare argomenti di cui non si padroneggia al 100%.

Il dubbio socratico, appunto. Più ci si addentra nel sapere, più se ne scorgono le complesse ramificazioni e stratificazioni tortuose.

Sapere di non sapere.

Interessante conseguenza dell’Effetto Kunning-Kruger è quello che si è osservato nella situazione perfettamente inversa: basso grado di conoscenza di un argomento correlato a sovrastima delle proprie competenze.

Non riconoscere i propri limiti ed errori produrrebbe, quindi, una distorsione all’opposto che si manifesta come un’eccessiva fiducia in se stessi, a discapito di un’oggettiva inesperienza e della scarsa preparazione su un dato argomento.

In definitiva, poca preparazione e conoscenze sommarie hanno l’effetto di generare supponenza.

Gli individui più incompetenti riceverebbero, infatti, meno feedback circa come fare per migliorarsi, ritenendosi a livelli di conoscenza reputati più che sufficienti. Privi di ogni forma di dubbio, sprezzanti delle discipline aventi una qualsivoglia base scientifica.

Che si tratti di Sindrome dell’Impostore o di sindrome dell’ antivaccinista / terrapiattista di turno,

il principio è sempre lo stesso:

da un stremo all’altro, siamo tutti vittime di un autoinganno circa la nostra auto percezione oggettiva.

Diceva Shakespeare in “Come vi piace”:

“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”.

Simone Buffa

Tempo di lettura: 1’30”

Foto tratta da: https://coachlucabertuccini.it/sindrome-del-impostore/

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