L’ospedale oftalmico

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Raccondi di vita vissuta: Ospedale Oftalmico

In cerca della liberà:

In Sudan, nella casa di un cittadino internazionale non erano permesse lavoratrici sudanesi. C’erano quindi ragazze quasi sempre etiopi o eritree. Queste ragazze, che spesso si portavano dietro fardelli pesantissimi di massacranti migrazioni e violenze, si separavano dalla famiglia con la speranza di riunirsi, un giorno, in un Paese più libero. Quando una riusciva nell’intento veniva sostituita da una sorella o amica.

Dalla nostra prospettiva, non essendo evidentemente pratiche di lavori domestici era necessario prestare una certa attenzione.

La pentola a pressione:

Un giorno, stavamo quasi per uscire, sentimmo un boato provenire dalla cucina. Nell’avvicinarmi, osservando polvere e sassolini dappertutto, mi aspettavo di vedere una delle due sorelle, Keru o Nurea, distesa in terra ferita. Arrivato in cucina, mi si presentò un reale disastro: era esplosa la pentola a pressione ed aveva investito tutta la stanza; fra l’altro, notai i pezzi della bachelite di cui era composto il manico. Sollevato per la assenza della ragazza, mi sentii più libero di arrabbiarmi per l’accaduto.

La dottoressa Iman:

Invece, quando vidi Keru, mi resi conto che era stata lei a cercare di aprire la pentola facendola esplodere; ne era stata investita in pieno e non riusciva ad aprire gli occhi che le si erano gonfiati. Con un asciugamani bagnato tenuto sugli occhi, presi in fretta la macchina cercando di trovare l’unica soluzione percorribile: la dottoressa Iman, ciò perché portarla all’ospedale equivaleva a peggiorarle la situazione.

L’ospedale oftalmico:

Fortuna volle che, nel mezzo di una moltitudine di gente, vidi la dottoressa; ci portò all’ospedale oftalmico della cui esistenza ero assolutamente all’oscuro ed i cui macchinari, oltretutto, erano stati donati dagli italiani.

Tali macchinari non erano stati mai usati per mancanza di professionalità adeguate e stavano li nel bel mezzo della polvere appiccicaticcia a causa della totale carenza di pulizia, probabilmente dall’inizio del loro arrivo a Khartoum.

Iman si rese conto che Keru era stata colpita ad un occhio, tangenzialmente, da un residuo di plastica sparato dall’esplosione e, nonostante le forti carenze della situazione, riuscì nel miracolo.

Adesso so che Keru è sposata, lavora e vive con Nurea e una terza sorella in un Paese del nord Europa.

Ne sono veramente felice.

Mudir

Tempo di lettura: 1’20”

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