Lucciole su Marte

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di Gaetano Buompane

Guardate, è meglio se in questo periodo mi lasciate stare. Sono facilmente irritabile e va a finire che vi risponda male per qualsiasi cosa.

Lo so, è antipatico iniziare un discorso in questo modo, ma che ci volete fare? Mi si può anche capire, quando le cose non vanno per il verso giusto è difficile essere affabili.

E poi, lo vedete anche da voi, a parte le mie beghe personali, ce n’è sempre una nuova. Non si può più stare tranquilli un attimo che dobbiamo già fare i conti con nuovi drammi e nuove preoccupazioni.

Anche in estate.

Com’era bello, invece, quando si andava tutti quanti in vacanza – anche gli uomini cattivi – e per combattere di nuovo contro le tribolazioni della vita ci si rivedeva solo dopo il 15 di settembre.

Si andava al mare a fare il bagno, a fare le piste sulla sabbia e a giocare a palline con le facce dei ciclisti. Si leggevano libri in giardino, si coglievano i fichi, si faceva la marmellata di more e poi, la sera, si catturavano le lucciole per metterle sotto il bicchiere.

Che fosse caldo torrido o caldo normale, si aprivano tutte le porte e le finestre e in genere quel bel riscontro riusciva anche a rinfrescarci un poco le idee. Al massimo sbatteva forte una porta e qualcuno sussultava per la paura. Altro che aria condizionata.

Eccolo là, il solito nostalgico, il solito vecchio rompiscatole con i piedi nel presente e la testa in un passato che, forse, nemmeno era così bello come ci sembra di ricordare.

Magari avete ragione voi, però adesso – e non ditemi che sia la stessa cosa – il mio desiderio più grande non è quello di andare in vacanza, ma di mollare ogni cosa e di mandare tutti quanti a quel paese.

Insomma, altro che “boomer”, altro che Generazione X. Sono solo un uomo che con questi ritmi, con queste melodie, se così si può dire, non riesce proprio a ballare.

Hai voglia a dire di spegnere la televisione, di non leggere più i giornali che alla fine, le persone, coi guai, con la fame e con le guerre c’hanno sempre avuto a che fare.

Speditemi piuttosto sulla luna, su Marte, fatemi passeggiare tra le stelle insieme ad Astrosamantha, che io da vicino questo mondaccio non riesco più a guardarlo.

Sono più come quel tipo nella canzone di Finardi, avete presente, che se ne stava su un abbaino “per avere il cielo sempre più vicino”.

 

Perché a lui non importava niente/Di quello che faceva la gente/Solo una cosa per lui era importante. [..] Extraterrestre portami via/Voglio una stella che sia tutta mia/Extraterrestre vienimi a cercare/Voglio un pianeta su cui ricominciare.

Il Sofà è una rubrica settimanale.
Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.

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Tempo di lettura: 2’00

Foto da Pexels

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