La Matematica: davvero così indigesta?
Un nemico. Da evitare accuratamente. “Io e la Matematica proprio…”, sentiamo dire, rifiutando qualsiasi grado di prossimità con quella materia astrusa.
Questa diffusa ritrosia può accompagnare giovani vite producendo ore di angoscia, può inseguirle adulte nei loro ricordi, minare autostima, limitare le scelte.
Quale l’origine? Quali i tratti di questa avversione?
Come affrontarla, controllarla, rimuoverla?
Escludiamo:
- che si tratti di essere più o meno “portati” (a meno di codificate difficoltà);
- che la Matematica sia materia più complicata o più faticosa di altre (anzi).
Semmai, ha alcune caratteristiche sue proprie, e specifiche.
La Matematica non entra nelle dinamiche relazionali quotidiane.
Difficile sentir parlare di logaritmi al bar, o di espressioni algebriche tra undicenni.
L’apprendimento non si avvantaggia di quei progressi che derivano naturalmente dagli stimoli che riceviamo semplicemente vivendo (impariamo parole in inglese ascoltando canzoni, ad esempio).
Relazioni, media e social si innervano di frammenti di materie umanistiche, tangendo le materie scientifiche (osservazione dei fenomeni, tecnologie), non la Matematica.
La Matematica richiede, già alle prime apprensioni, spazio e tempo dedicati, “luogo” di uno scambio che consenta di socializzare una difficoltà anziché interiorizzarla in solitudine.
Per portare a distanza di fiducia la Matematica è particolarmente importante che ci sia una figura guida.
Qualcuno che, quando occorra e quando tutto appare disperato, come scriveva Gramsci, possa ricominciare tranquillamente dall’inizio, ricco di una pazienza infinita.
L’abilità di questa figura può essere risolutiva, se agirà positivamente sul piano emozionale, relazionale, empatico-comunicativo.
All’insorgere della prima paura, ci sarà chiaro che non potrà essere l’insegnante in classe del momento a vestire i panni di questa salvifica figura, qualsiasi ne sia la ragione (tempo, caratteristiche, contesto classe, etc).
La presenza di questa figura ci comunicherà che l’apprendimento di un ragazzo “si risolve” come un problema di matematica, l’argomento si rispiega, l’allievo (vale la proprietà transitiva per la fiducia!) andrà bene.
La figura guida, in questo caso, sarà essenziale, chiara, non offrirà spazio superfluo alla esibizione di simpatia e umori, quindi di giudizi; tratti preziosi sempre, ma dirimenti per risolvere l’idiosincrasia per la Matematica.
La Matematica è molto sensibile alla stratificazione della conoscenza, argomento dopo argomento, “per piani”, per “strati”.
Già, le “basi”: un capitolo di storia non letto non ci tormenterà mai come quelle difficoltà con i polinomi mai risolte.
Appare più difficile aumentare il “gradimento” della Matematica avendo mancato alcuni “strati”, alcune lacune possono radicarsi, alimentare paura, inadeguatezza, e farsi ansia.
Questa tenderebbe a fissarsi, forte della debolezza di un mancato incastro di conoscenze (sostenute le une sulle altre) e di fiducia nella propria abilità: aumentando il disagio.
Acquisire e utilizzare il linguaggio Matematico è fondamentale: assegna importanza alla teoria, insegna a ragionare e a descrivere i passaggi, aumenta la sicurezza.
Già: lo studente, oltre a cercare di capire e di risolvere, può imparare da subito a “parlare” in matematica, a scriverne, combinando così la terminologia, il glossario con i concetti, le formule, gli esercizi.
E’ davvero molto frequente che i quaderni dei ragazzi siano pieni solo di numeri, figure, segni, e non di parole, spiegazioni, richiami.
La prima comprensione avviene invece attraverso la teoria, le definizioni, gli enunciati;
prima, – necessariamente prima – della memorizzazione delle formule o dello svolgimento di esercizi.
Ripetere ad alta voce teoremi o definizioni fornisce un aiuto sul piano logico e sulla capacità di comprendere e di memorizzare con parole appropriate.
Conoscere la teoria induce a argomentare i passaggi svolti, evitando le dannose scorciatoie degli espedienti e dei trucchetti.
Sapersi esprimere porta, naturalmente, a descrivere e a ragionare, e rende più sicuri, aiuta a costruire punti di ancoraggio utili a mantenere la calma anche durante le prove.
L’obiezione la conosciamo già: eh, no – diranno i ragazzi – così ci vuole più tempo.
Forse, all’inizio:
ma non sarà bellissimo non aver più paura e conquistare un buon voto?
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Foto tratta da: http://www.padovaoggi.it/cronaca/app-per-imparare-matematica.html





















