Peter Gabriel: elogio al mito

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di Fabio Bandiera

Tanti auguri Peter Gabriel, splendido settantenne e cittadino onorario del mondo globale.

Tu che il mondo lo hai veduto annusandone trasversalmente le sue recondite flagranze.

Tu che da artista eclettico quale sei hai viaggiato sempre avanti nel tempo, tu che la musica l’hai amata e la ami ancora non ti sei mai accontentato della mediocrità.

A sedici anni nella tua Charterhouse inizi a sognare e condividere una passione con i futuri compagni di viaggio.

Il resto lo ha fatto il tuo talento e la tua teatrale genialità.

Volevate essere una cooperativa di compositori, ma avete fondato un gruppo che definire leggenda non è affatto riduttivo.

Lo hai fatto talmente tuo che ad un certo punto i Genesis si erano fusi con la tua persona.

I tuoi travestimenti monopolizzavano l’attenzione a scapito degli altri creando non poche tensioni interne per cui dopo aver creato un mito hai capito che era il momento di cambiare.

Hai preso la tua strada portandoci per mano tra i Seventies e gli Eighites senza mai sminuirti e prospettando sempre forme nuove.

Ma che cos’è la musica per Peter Gabriel?

Contaminazioni, sperimentazioni, elettronica pioneristica integrata alla ricerca di  sonorità legate alle tradizioni etniche del mondo e della sue comunità.

Un melting pot complesso e stratificato chiamato world music.

Innovare, andare avanti questo è il tuo credo, non sedersi sugli allori e tirare dritto per la propria strada.

Il 22 maggio 1975 a Besancon andava in scena il tuo ultimo show del Peter Gabriel Lamb Tour:

Lacrime e commozione pervasero il mondo del rock che avrebbe perduto il suo più grande  progressive performer.

Ma in fine dei conti da un trauma del genere ci abbiamo guadagnato un po’ tutti, no?

Perché?

Perché togliendoti la maschera ti sei sentito libero di spiccare il volo, diventando un uomo e un padre compiuto.

Hai pagato la cauzione liberandoti dall’ostaggio che eri diventato.

Proiettandoti in un altro universo, “a new world impreziosito da nuove ed emozionanti perle mentre i Genesis, targati Collins, liberandosi di te hanno proseguito mantenendo degli standard elevatissimi per poi incanalarsi successivamente in un remunerativo universo pop .

Da qui in poi si entra nella tua galassia sonora:

Quattro dischi solisti i sei anni (1977-1982) che hanno riscritto la storia  facendo emergere tutte le istanze e il desiderio di cercare nuove strade.

I, II, III, IV questi i titoli del tuo nuovo corso,

il sound è meno barocco e più electro-oriented arricchito dal basso del tuo amico Tony Levin, da alcuni inserti alla chitarra di sua maestà Robert Fripp e da atmosfere sperimentali in cui coesistono riff abrasivi e synth graffianti.

Bob Ezrin, lo stesso Fripp e Steve Lillywhite si alternano al timone produttivo forgiando il tuo sound in cui coesistono pezzi ritmati con venature funk o raggae che si fondono ad arrangiamenti più cupi scanditi dalle tue indiscusse abilità vocali, vero e proprio strumento aggiunto, e dalla tua magistrale capacità di tradurre in note le più svariate istanze che sgorgano dai tuoi testi.

Discorso che raggiunge l’apogeo nel 1980

col tuo terzo capitolo in cui l’uso della drum machine, unito al gated reverb sulla batteria e all’elaborazione di nuovi suoni campionati col Fairlight ci proiettano in netto anticipo nelle alienazioni sonore di là a venire, e i brividi nell’ascoltare Biko sono sempre gli stessi da quarant’anni a questa parte, a ricordarci la tua attenzione per le cause dei più deboli e dei perseguitati.

Un impegno che hai portato avanti con coerenza e sempre in prima linea nella veste di ambasciatore di Amnesty International.

Coinvolgendo e sensibilizzando l’intero establishment musicale sul tema dei diritti umani.

Tornando alla musica,

nel 1982 il grande successo di Shock the Monkey, e la tua memorabile apparizione nel Sanremo targato 1983,  chiude gloriosamente la tetralogia numerica, la somma algebrica di questi fattori richiede d’urgenza il capolavoro che metta d’accordo tutti nessuno escluso, cosa che avviene nel 1986 con la tua quinta gemma, “So”.

Ti getti a capofitto nel mondo dei videoclip raccogliendo premi e riconoscimenti con la tua Sledgehammer che sembra prevenire ed annunciare il futuro.

Disorienti, dividi, analizzi, progredisci, vai oltre senza mai guardarti indietro e finalmente nel 1989 fondi la Real World, l’etichetta discografiche che incarna a pieno titolo il tuo mantra:

Diffondere suoni e ritmi provenienti da tutte le etnie del globo, celebrandone il linguaggio emotivo globale.

Passion ne segna l’esordio discografico, insignito da un Grammy quale migliore album new age, colonna sonora ideale per L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese e ricco di collaborazioni multietniche da Billy Cobham e Youssou N’Dour.

Peter Gabriel: Strike!!

Anni complicati i novanta, un divorzio e un disco come “Us” che non delude le aspettative come i tuoi teatrali tour promozionali ricchi di effetti scenografici in linea col tuo personaggio.

Collaborazioni, colonne sonore, produzioni musicali riempiono la tua fitta agenda scandita dall’ingresso nella web rete globale del nuovo millennio, con risultati sorprendenti e al passo coi tempi.

Nel 2000 è la volta di Ovo,

concept album ricco di numerose collaborazioni incentrato sulla storia generazionale di una famiglia e dell’intera umanità, mentre nel 2002 “Up” è ultimo canto del cigno da studio in cui coabitano le inevitabili esigenze della social-modernità e i temi ricorrenti della nascita, la vita e la morte.

Il resto caro Peter è ancora da scrivere,

ma di sicuro ad un fresco settantenne come te non mancheranno né idee né spunti di riflessione e noi da bravi adepti non esiteremo ancora una volta a farci stupire e trascinare nel tuo meraviglioso e imprevedibile Real World.

Fabio Bandiera

Tempo di lettura: 1’30”

Foto tratta da: https://tg24.sky.it/intrattenimento/approfondimenti/foto/peter-gabriel-compleanno.html

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