Social media, elezioni USA e democrazia nel futuro di Biden Trump

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È una magra soddisfazione ritrovarsi a pensare o dire “io l’avevo detto”.
I fatti di Capital Hill, i 5 morti.
Già settimane fa mi ero ritrovato a scrivere della pervasività dei social media.
Di come questi nuovi mezzi di “socializzazione” presentassero rischi non calcolati.
Dell’assurdo rappresentato da politici fino a Capi di Stato mondiale, impegnati ad anticipare gesti, atti politici, a colpi di tweet o post.
Sul fatto che le piattaforme social più popolari fossero divenute fonti di notizie mischiando le foto dei gattini, con l’ultima notizia sulle Presidenziali Usa o lo sbarco di migranti in Sicilia.
Ingenerando confusione.
In Usa c’è stato un black out comunicativo.
Inutile dire che i social non sono organi di informazione.
Che informarsi così è assurdo.
Comunicare così da parte dei politici altrettanto. Anzi lo è decisamente di più.
Il Presidente Trump invece ha basato la sua campagna elettorale sui social.
L’uomo con la valigetta dei codici nucleari ha continuato a usare i social come il suo ufficio stampa.
Esternando a suo piacimento e considerando i post e i tweet un diritto comunicativo e non una comunicazione social.

 

Da noi l’incidente c’era già stato con Casa Pound e Forza Nuova, organizzazioni di estrema destra, in cui era intervenuta persino la magistratura per sancirne la legittimità

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/12/12/casapound-vince-la-causa-contro-facebook-riattivare-il-profilo-_5c761b29-dc9d-4b70-b7cc-bc20c5bc7e10.html

Il magistrato aveva argomentato
“Il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento”.
Peccato che su Facebook “passi” di tutto.
Forse troppo. E non tutti i cittadini sanno fare distinzione a causa di una profonda ignoranza culturale che ancora colpisce molti strati di popolazione.
Negli Usa è anche peggio. I fatti lo hanno dimostrato.
C’è differenza tra radunare un gruppo di amici per una festa a sorpresa e una banda di facinorosi per una specie di colpo di Stato.
Invece è successo con uno sciamano guerriero e cappello da Toro Seduto.
Una “angry mob”, una folla arrabbiata mai tanto vera.
Come in The social dilemma.
Le informazioni personalizzate allo scopo di colpire la sua emotività e di catturare l’attenzione  dell’utente .
Si parla di uno scontro tra la comunicazione di Biden e quella di Trump.
  • Vittoria di Biden ma continua semina di dubbi da parte di Trump.
  • Di media tradizionali come tv che scendono in campo pro  o contro i candidati a colpi di audience.
  • Impeachment veri e annunciati.
Attacchi social russi e cinesi.
Mentre Stati come la California vedono aumentare il numero dei morti di Covid e incrementano il lockdown.
Le terapie intensive si riempiono.
È una situazione inaudita da emergenza nazionale.
Sul fronte delle Presidenziali Usa si tratta tra immunità e riconoscimento del risultato finale della nomina a Presidente.
Una situazione mai vista che ha portato a grande confusione il popolo più colpito del virus del mondo. Quello americano.
Mentre il Coronavirus uccide.
Per fortuna la squadra di Biden sta  cercando una soluzione di concordia nazionale che pacifichi anziché dividere o portare allo scontro.
Con quelli che non hanno capito.
L’emergenza Coronavirus è il problema più grave.
Gli Stati più avveduti combattono la malattia perché rischia di non esserci posto negli ospedali nemmeno per i casi più gravi di ordinaria malattia o di incidente.
Altro che marcia su Capital hill con capo sciamano.
Se prima era “fermate i social voglio scendere” ora è “controllateli al meglio per evitare altri guai”.
In Italia niente del genere a parte qualche passata manifestazione Covidiot.
La campagna di vaccinazione procede.
Anche se sui fatti di Bergamo ci sarà da indagare e chiarire.
Ma prima sarebbe il caso di concentrarsi sull’emergenza più grave non trattare nomine.
Invece.
Con la politica che twitta e posta di crisi anacronistiche, elezioni old style.
Diktat che in questo momento di attacco a colpi di vaccinazioni, al virus che ancora uccide non hanno nessun tipo di senso.
Con qualche negazionista persino tra i sanitari.
ASSURDO.
Qualche assembramento di ragazzi che non hanno capito che la malattia serpeggia tra loro e porta persone vere, a volte i loro genitori intubati nei centri Covid.
Lo avranno capito?
In tv per assurdo intrattenimento e balletti. Ci vorrebbe più informazione. Più chiarezza.
Sul proteggersi. Le mascherine.
I party non autorizzati. Sembra tutto chiaro ma a qualcuno non lo è.
La colpa più grave del nostro Governo? Questa.
Parlare e trattare di toto-ministri, nomine, nemmeno fossimo ai tempi della ai tempi della prima Repubblica.
Invece di trattare sulle emergenze piene, i morti, il Covid e su punti importanti dell’immediata necessità italiana di intervenire su tutto quello che è necessario per le emergenze italiane.
Diversa la situazione americana.
Lì il futuro è già iniziato.
BIDEN e TRUMP.
Il 25mo emendamento che permette di rimuovere il Presidente “senza che sia necessario elevare accuse precise” applicato nel 1974.
Democratici e Repubblicani starebbero già trattando.
Oltre il 50 per cento dei cittadini Usa ritengono che Trump andrebbe immunità rimosso. Per aver istigato ad un fatto gravissimo. La profanazione della Democrazia. Perpetrata con l’assalto al Congresso.
Papa Francesco ha esortato alla responsabilità e ad abbandonare ogni forma di violenza.
Speriamo tutti e soprattutto staremo a vedere.
Tempo di lettura: 2’30”

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