Terza età. La nuova frontiera della società

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Podcast di Alessio Giangrande

Articolo di Alberto Aiuto 

Negli ultimi 70 anni, silenziosamente, l’aspettativa di vita è aumentata di tre mesi all’anno. Negli anni 50, mediamente si viveva 64 anni; negli anni 80 siamo passati a 71 anni.

Oggi siamo arrivati a più di 80. Una volta i centenari erano mosche bianche, oggi sono frequentissimi.

Questo risultato è stato raggiunto dalla scienza dopo anni di ricerca. Fra 14 anni gli ultrasessantacinquenni saranno il 42% della popolazione e il 50% del parco elettorale. Siamo entrati in un territorio diverso.

Cosa mai successa prima, mai sperimentata, per la quale non abbiamo ricette. È una condanna o una conquista?

Nel mondo reale, “il tempo procede sempre in avanti. Non si ferma e non torna indietro” (1Q84, Murakami).

Dunque in natura tutto ciò che è vivo invecchia e muore. La vecchiaia è un fenomeno di massa. Anche se tutti, uomini e donne, odiano invecchiare, perché i vecchi non sono socialmente considerati.

Di qui il ricorso ai ritocchini, ai seni pompati, ai trapianti di capelli. Tutti giovani, sani, belli e contenti, senza fatica.

La stessa generazione che è stata la più popolosa da giovane, ora lo è da anziana. Parliamo di persone che sono stati artefici dei grandi cambiamenti culturali di cui godiamo oggi. Ad esse dobbiamo gli attuali diritti sociali e civili, i progressi scientifici, la possibilità di vivere in un contesto molto meno autoritario e così via.

Tuttavia, invecchiare non basta, bisogna riempire di vita gli anni. Ma per far questo occorre partire dall’orgoglio di esserlo, anziano.

Terza età. L’orgoglio di essere “adulti – anziani”.

Terza EtàAnche se molte cose stanno cambiando (ad esempio, per la prima volta, con legge n. 33 del 23 marzo 2023 abbiamo una norma per gli anziani non autosufficienti, per la quale mancano solo i decreti attuativi), ancora non abbiamo maturato la consapevolezza che degli anziani non possiamo fare a meno perché sono la vera forza economica e sociale, che potrebbe acquisire un potere enorme sindacale, politico, culturale.

Da maggioranza relativa sarebbe in grado di dettare leggi che migliorino le vite umane nell’ultimo tratto di strada. Quello meno conosciuto.

A questo proposito, come non ricordare il monologo del film “Figli” con cui Adele, risponde all’accusa della figlia Sara (“La vostra generazione si è mangiata tutto, senza pensare alle generazioni successive”).

“Voi dovete capire bene che noi anziani siamo una forza silenziosa e tranquilla, ma se ci incazziamo sono dolori.

Perché siamo di più. Siamo tantissimi. Ogni 100 giovani ci sono 165 anziani.

E questo significa maggioranza assoluta, che già condiziona i palinsesti televisivi e le linee editoriali: da Sanremo alle grandi fiction nazional-popolari.

L’intera economia di questo paese si regge sulle case di proprietà e i libretti di risparmio.

Con il nodo pensioni teniamo in scacco l’intera economia nazionale. Ci manca solo un po’ più di consapevolezza e coesione”.

Terza età. Serve un cambio culturale

Terza Età L’allungamento dell’aspettativa di vita è un progresso e la generazione degli “adulti – anziani” potrebbe rappresentare una risorsa.

Purtroppo non c’è un modello da imitare. Va creato seguendo nuove direttrici: ridisegnare la società, ridefinire le classi d’età, lavorare per un welfare che tenga conto della dimensione di massa dell’invecchiamento, creare opportunità di lavoro e di espressione di sé, inventare stili di vita, costruire case comuni in cui abitare in compagnia, ricollocare competenze affinate negli anni, imparare a usarle.

E, per ridisegnare la nostra società a crescita zero, prevedendo che ci sia un posto per i giovani e uno per gli anziani, è indispensabile che questi ultimi siano protagonisti, dando fondo alla creatività che li ha caratterizzati in passato e all’esperienze vissute che possono suggerire la possibilità di discriminare e di scegliere le cose importanti.

Già oggi disponiamo, nell’ambito del Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, di un Dipartimento per l’Invecchiamento attivo, che nelle attuali condizioni appare necessario ma non sufficiente alle dimensioni del problema.

Non per niente Lidia Ravera, nel suo libro “Age Pride. Per liberarci dei pregiudizi sull’età”, ipotizza un Ministero per le politiche senili, che possa proporre un nuovo contesto normativo all’interno del quale operare e impegnarsi, favorendo un cambio culturale che porti gli ultrasessantacinquenni ad essere considerati parte attiva e centrale della società.

La longevità della nostra società ci impone di essere i driver di questo ripensamento e di questa necessaria rivoluzione.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2:50”

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