Tutti i muri crollano: è ora di far cadere quello che ingabbia l’Italia che vale

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di Claudio Razeto

Tutti i muri crollano ma l’Italia in cui vivo non può essere questa.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/11/06/linea-dura-conte-con-arcelormittal-pd-vuole-scudo-m5s-divisi-_0b1e3eee-df12-4804-a31c-0be45b418cd0.html

L’Ilva che rischia di chiudere, dopo essere stata venduta a un Tycoon indiano, per il quale l’Italia era solo uno dei tanti stabilimenti con cui giocare come a monopoli.

Alitalia, altra compagnia in vendita, che funziona solo quando lo Stato non ci mette le mani, a rischio di una nuova chiusura.

Dopo i commissariamenti e la disastrosa esperienza con Ethiad che è servita solo ad accumulare altri debiti.

A Quargneto, Piemonte, una cascina esplode squassata da una bomba artigianale e uccide 3 vigili del fuoco. Un’esplosione, provocata da un “normale cittadino”, col solo intento di truffare l’assicurazione.

A Roma, come se non bastasse la spazzatura, i cinghiali a spasso, le metropolitane rotte e sabotate, adesso si spara come nei film anni ‘70.

E i negozi che disturbano i pusher, vanno a fuoco in sequenza.

Mentre la Sindaca Raggi chiede aiuto, ancora una volta all’Esercito.

Un’anziana signora, ex deportata nei lager, ha bisogno della scorta dei Carabinieri a causa di haters webeti.

Mentre i politici discettano sui se e sui ma facendo dubitare che abbiano letto per bene i libri di Storia.

O se siano vittime anche loro dei fake sui social.

Un ragazzino viene recuperato in Siria dove lo aveva trascinato la madre foreign fighters dell’Isis (fermarli prima no?).

Un “ultrà” a Verona, insulta un campione italiano di colore, facendo mettere sotto accusa un’intera città per razzismo.

Un altro “cittadino” ad Alessandria, occupa il sedile con la borsa per non far sedere una bambina di colore sull’autobus. Come in Alabama negli anni ’60.

Rob ‘de matt avrebbe detto mia nonna.  Ma è questo il Paese in cui vivo ?

Razzisti, psicotici omicidi, aspiranti terroristi, idioti conclamati, odiatori seriali, xenofobi e criminali truffatori assassini, per futili motivi?

Città malate, inquinate tanto da uccidere, lasciate a se stesse, senza legge e colpite dal  degrado ?

Non posso crederci.

I muri crollano ma questa non è l’Italia in cui sono nato e cresciuto.
E allora che succede in Italia?
Tutto d’un tratto ci siamo svegliati inondati di brutte notizie.

Aperture da prima pagina al limite del credibile.
Dall’economia, allo sport, alla cronaca nera compresa.

Dalla società civile alla criminalità alla sicurezza, dalla civiltà alla basilare educazione, fino valori fondanti del nostro Paese, alla sua educazione civica e morale.
Tutte notizie gravi. Tutte emblematiche.

Il 2019, secondo qualcuno, doveva essere un anno bellissimo.

Invece si avvia verso il suo ultimo quarto, tra nuove preoccupazioni e pensieri gravi.
Tanto da far pensare ai più scaramantici che, prima si leva dalle scatole e meglio è.
Eppure non basterà contare i giorni.

Recitare il fatidico “Adda passà ‘a nuttata”, purtroppo non sarà sufficiente.

Si è appena ricordato il 9 novembre 1989. La caduta del Muro di Berlino.

Quei giorni segnarono la fine di un’epoca buia e triste per l’Europa:

  • il crollo del blocco comunista
  • la fine dell’Urss e dei regimi dell’Est
  • la caduta del Patto di Varsavia, l’alleanza militare che doveva distruggere a suon di atomiche, le forze dell’occidente e la Nato (e viceversa)

https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino

Fu un crollo repentino. Inaspettato persino da chi governava all’epoca i Paesi coinvolti, oggi compresi, per lo più, nell’Unione Europea. Russia di Putin esclusa.

Nel 1987, solo due anni prima quegli incredibili eventi, ero stato a Berlino.

Avevo 20 anni e volevo vedere la città del Muro.

Non  avevo la minima idea di quello che sarebbe successo.

Ho visto il Wall, la terra di nessuno minata, i Vopos comunisti, le guardie di frontiera della DDR, la Germania dell’Est.
Berlino era la città delle spie, della guerra fredda, dello scontro invisibile tra Occidente e Urss.
C’era la stessa atmosfera raccontata nelle spy story di Le Carrè, o nei libri di Tom Clancy.

Ma era tutto vero.  Anche se con un visto si poteva passare il famoso Check point Charlie, il confine tra Est e Ovest, e fare i turisti in mezzo a ragazzi dell’Est che parlavano inglese e ci chiedevano musicassette rock occidentali. Sotto l’occhio vigile dei poliziotti in borghese.

https://it.wikipedia.org/wiki/Checkpoint_Charlie

Sembrava uno scenario immutabile, come i mitra minacciosi dei militari al confine.
Una dittatura da visitare con un visto sul passaporto, grazie ai marchi tedeschi occidentali che facevano comodo anche all’ortodossa Germania Est.

Ma la tragedia della divisione si vedeva eccome.

Ricordo a Berlino, sul lato Ovest del Muro una rampa dalla quale si poteva vedere, a poche centinaia di metri la parte Est.

In cima c’era una giovane coppia con un bambino. Era un bel pomeriggio estivo, quasi sera, con quella luce che sa dare solo l’Europa del nord.
Dall’altra parte, a est, oltre il Muro, le torrette, la spianata con le mine, c’era un’altra rampa sopraelevata. Una coppia di anziani guardava verso di noi, verso i ragazzi col bambino sollevato si sbracciavano.

Facendolo vedere ai due anziani dall’altra parte.

Erano i nonni che salutavano il nipotino. Senza poterlo abbracciare perché separati dal Muro e dall’ottusità dei potenti. Sembrava un film. Invece era tutto vero,

In un tardo pomeriggio estivo del 1987.

Due anni dopo tutto quello che avevo visto e di cui ero stato involontario testimone, sarebbe scomparso.

http://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/editoriali/2019/11/04/muro-di-berlino-anniversario-a-30-anni-dalla-caduta_acaa93a7-1711-42f1-af5b-493e289ea3b5.html

Forse, lo spero di cuore, quella famiglia tedesca, si è finalmente riunita.

E ha potuto vivere insieme gli anni a venire.
Quel Muro, il Berlin Wall, che oggi sopravvive come un monumento e solo per alcuni piccoli tratti, sarebbe crollato sotto le picconate dei tedeschi e dell’unificazione delle due Germanie.

Non lo avrebbero visto le oltre 130 vittime del Muro.

Le persone, uomini e donne, uccise mentre cercavano di attraversarlo cercando di raggiungere la libertà.

https://it.wikipedia.org/wiki/Caduti_al_muro_di_Berlino

La Germania, che oggi “guida” l’Europa, ha  gestito la nuova unificazione tedesca.
E’ rinata divenendo il “locomotore” dell’Unione europea. Ha assorbito minoranze come quella turca e ora siriana gestendo con metodo la loro integrazione sociale ed economica.

Uscendone unita e con un progetto per il suo futuro.

Anche per l’Italia la situazione è grave anche se per fortuna non siamo la Germania degli anni ’80. Il futuro si costruisce nei momenti più critici.

Oggi l’Europa si trova davanti a crisi complesse. Cerca la sua identità.
L’Italia che dell’Unione è stato un membro fondatore, è ancora più in crisi.

Fanalino di coda nella maggior parte delle graduatorie che ci mettono a confronto con i partner europei.
Stretta tra problemi strutturali, economici, sociali. Ma anche morali e sociali.

Lo ha verificato di persona il premier Conte recandosi a Taranto accolto da una protesta così sentita e vera da fargli ammettere “di non avere la soluzione in tasca”, per il complesso siderurgico che per anni ha ripagato il lavoro, con la morte per tumore e l’avvelenamento dell’ambiente.

Mentre c’è un Italia che fa finta di niente tra talk show e reality, politica spettacolo e strategie elettorali, tra ricerca del consenso e sondaggi, un’altra parte del Paese, la maggioranza, aspetta soluzioni che solo la politica “sana” e seria (se ancora c’è) può dare.

Il momento è critico, ma questo potrebbe essere il nostro 1987.

Per imboccare la strada del cambiamento vero e non solo annunciato.

Ripristinare l’applicazione di leggi che esistono.
Condannando chi gioca con la vita degli altri causando in maniera assurda la morte di tutori dell’ordine o della sicurezza. Come ad Alessandria o a Trieste.
Reprimere l’odio sociale. Dal web fino agli ultrà da stadio. In tutte le sue forme.
Arrivando ad arrestare e perseguendo in maniera esemplare chi offende e sparge odio, confidando nell’anonimato della rete.

Anche chi propaga sentimenti che esaltano i misfatti del nazismo e del fascismo.

Educare le nuove generazioni a valori condivisi e non a un edonismo da happy hour, tra sesso droga e rock ‘n roll. Creare lavoro.

Impiegare, rendendo l’impegno bello e soddisfacente, i tanti anziani sani e attivi.

Per non trasformare l’Italia in un paese di pensionati gaudenti fino a quando non finiranno i fondi dell’Inps.

Arginare le lobby finanziarie, tutto profitto e niente futuro.
Realizzare una vera politica che governi  e limiti lo strapotere di gruppi tecnologici che dall’estero rischiano di influenzare consenso, politica e governi magari sull’onda di fake news e socialmedia.

Tornare a controllare il territorio dando mezzi alle forze di Polizia e certezza alle pene da parte della magistratura.

Tornare a contare in Europa con un ruolo e un supporto vero per le questioni che riguardano il Mediterraneo e future aree di crisi come la Libia dove l’Isis sta insediando un novo pericoloso potentato e la crisi dei migranti non è stata mai risolta.

Ora che con la Brexit, verrà a mancare un partner importante come la Gran Bretagna (se riuscirà a gestire l’uscita dall’Ue), il nostro Paese dovrà far sentire il suo peso cercando di far cambiare la linea dell’Unione.

Ma soprattutto riportando la politica a governare con un grande progetto di rinascita.

Noi Italiani ne siamo capaci . Lo abbiamo già dimostrato in passato.
Ma bisogna impegnarci tutti. E crederci.

Perché non accada che gli eventi, dalle autostrade ai terremoti, dalle esondazioni (ricorrenti e ripetute anche negli stessi luoghi) alle crisi di gruppi industriali strategici, come Ilva o Alitalia, non ci colgano regolarmente impreparati.

Evitando, tra l’altro, che le continue emergenze divengano illecita fonte di profitto, anziché occasione di ricostruire meglio case, infrastrutture e reti di collegamento.

Per garantire un futuro migliore ai nostri figli.

Che non sia quello di andarsene all’estero per non tornare.

Guardare un po’ meno all’interesse individuale e di più a quello collettivo.

Pagare le tasse, tutti ma a un fisco equo e non a uno Stato prepotente con i più deboli e debole con i forti.

Una vera rivoluzione. Che come tutte le rivoluzioni non si realizzerà da sola.
Perché in gioco c’è la sopravvivenza di questa nazione chiamata Italia.

Servirà un Paese governato dai “capaci”  e competenti, e non da improvvisati paracadutati dai partiti. Uno Stato capace di imporsi a potentati stranieri e che non faccia trattare le risorse nazionali come una colonia dei tempi andati.

E una classe dirigente che possa presentarsi di fronte ai problemi degli italiani a testa alta.

In grado di gestire il Paese, senza usare la litigiosità da campagna elettorale, come arma di distrazione di massa.

E soprattutto preparata ad agire, e non solo ad ammettere candidamente… “di non avere un piano”.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.wired.it/attualita/politica/2019/11/09/30-anni-caduta-muro-berlino/

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