Un grande balzo per l’umanità e i quattro citrulli che attraversano la strada

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di Gaetano Buompane

L’8 agosto del 1969, poco prima di pranzo, Paul Cole, un venditore di Miami di 57 anni in vacanza a Londra con la moglie, passeggiando nei pressi del Regent’s Park, più precisamente in Abbey Road, rimane incuriosito da quelli che in un primo momento gli sembrano quattro citrulli che si divertono ad attraversare un incrocio in fila indiana.

Uno è vestito di bianco, ha la barba incolta, i capelli lunghi e sembra un santone, un altro cammina addirittura scalzo.

Una persona, appollaiata su una scala aperta in mezzo alla strada, li sta fotografando e in uno degli scatti, divenuto immediatamente celebre in tutto il mondo, Paul Cole appare in fondo sulla destra intento ad osservare la scena.

La meravigliosa storia dei Beatles è ormai arrivata al capolinea e quel giorno sarà uno degli ultimi in cui si ritroveranno tutti insieme.

Malumori, disaccordi, problemi finanziari, gelosie, rancori hanno da tempo sfibrato l’unità del gruppo e la rottura è quindi imminente.

Abbey Road, nonostante sia il loro album di maggior successo vendendo più di 5 milioni di copie solo nel primo anno, è anche l’ultimo disco inciso in studio e salvo rarissime occasioni i quattro non parteciparono mai insieme alle sedute di registrazione.

Ma questa storia comincia da più lontano, in Svezia, durante la Seconda Guerra Mondiale. L’aviazione svedese ha bisogno di equipaggiare i suoi caccia SAAB B-17 con una fotocamera per effettuare rilevamenti durante le missioni.

Si rivolge così a Victor Hasselblad, discendente di una ricca famiglia di importatori di materiale fotografico, esperto fotografo e conoscitore della meccanica fine.

Grazie al suo acume e alla sua intraprendenza, in quegli anni nacquero dei prototipi che poi diventeranno rivoluzionari nel primissimo dopoguerra.

Nel 1948, dopo anni di miglioramenti, Hasselblad presenta a New York la reflex 1600F che i cinegiornalisti più importanti del mondo, invitati per l’occasione, intuirono subito essere un prodotto eccezionale.

Era una macchina di medio formato, che stava in una mano, aveva componenti intercambiabili e usava lenti di eccellente qualità.

Nel 1962 Walter Schirra a bordo della capsula Sigma 7 in orbita attorno alla terra usò una Hasselblad e nel 1969, dopo una intensa collaborazione con gli ingegneri svedesi, la NASA istallò sulla tuta spaziale di Niel Armstrong una 500 EL modificata.

“Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”.

Era il 20 luglio del 1969 quando Armstrong e Aldrin misero piede sulla luna.

19 giorni dopo, in Abbey Road, Iain Mcmillan arrampicato su quella scala in mezzo alla strada usò proprio una Hasselblad per immortalare i Beatles nella loro copertina di addio. Chi era presente alla sessione di foto parlò di un John Lennon serio, pensieroso, per niente coinvolto.

In una foto del back stage, probabilmente scattata da Linda McCartney novella sposa di Paul, John guarda lontano, sembra distante.

Le foto della crosta lunare scattate da Armstrong furono presentate alla stampa solo il 12 agosto, ma chissà se nella testa di John frullassero già pensieri profondi di pace fra gli uomini e conquiste che vanno al di là delle pochezze umane.

O molto probabilmente stava solo pensando che erano appena quattro citrulli che si facevano fotografare attraversando un incrocio.

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Foto da Pixabay

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