Addio Pablito

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di Fabio Bandiera

Addio Pablito,

questo anno maledetto ha portato via anche te.

Un brutto male ti ha stroncato lasciandoci attoniti e impotenti.

Il tuo sorriso gentile e i tuoi modi da vero gentleman mancheranno a noi e a tutti quelli per i quali le tue gesta hanno regalato attimi di gioia unica ed irripetibile.

Una generazione, la vostra, che rimarrà scolpita nei nostri ricordi più belli per tutti i valori che avete rappresentato e interpretato con l’esempio, e alla quale tutta l’Italia calcistica rimarrà sempre affezionata con nostalgica e agrodolce malinconia.

Addio Pablito: PRATO…….ANNI SETTANTA………

Nasci a Prato il 23 settembre 1956, sei figlio e fratello d’arte e sin da piccolo ti trovi giocoforza a condividere la passione pallonara con tuo fratello Rossano che segui a nove anni nella squadretta del Santa Lucia.

Poi il gioco comincia a farsi un po’ più serio e ti trovi catapultato a sedici anni nel mirino della Vecchia Signora, com’era successo infaustamente a tuo fratello.

I tuoi provano e resistere, ma davanti a sua maestà Italo Allodi c’è ben poco da fare, fai le valigie ed emigri a Torino………..

GIOVANILI………..E PRIMI CAMBI DI CASACCA……..

Nemmeno diciottenne sei già nel giro che conta, sei un predestinato e pronto a dimostrarlo, ma sin dalle giovanili la tua struttura gracilina complice la sfortuna non ti aiuterà.

Un buongiorno che si vede dal mattino di una carriera alla quale non mancheranno imprevisti trasversali ed ostacoli da superare, ma la tempra non ti manca e dopo l’esordio in maglia bianconera è giusto cambiare aria per fare esperienza giocando…………

Addio Pablito: LARIANO……..LANEROSSINO………

Vieni ceduto al Como nel 1975.

Stagione infelice con all’attivo solo sei presenze e nessuna rete e culminata con la retrocessione lariana in serie B, ma l’occasione per rifarti arriverà subito dopo quando la Juve convincerà il Vicenza a prendere la giovane promessa Paolo Rossi.

La ruota gira dalla tua parte, trovi in panchina G.B. Fabbri che non esiterai a chiamare secondo papà, e pian pianino prendi fiducia in te stesso trovando stimoli e motivazioni coerenti con un ambiente al quale regali da subito la promozione in massima serie con ventuno reti – capocannoniere cadetto – in trentasei partite.

E’ scoppiato un idillio che si ripropone sontuoso l’anno successivo in cui il neo promosso Lanerossi arriva incredibilmente secondo grazie alle ventiquattro reti dell’astro nascente del calcio italiano.

Anche qui sarai capocannoniere ed entrerai da subito nel mirino di un certo Enzo Bearzot, che deciderà di portarti nella spedizione argentina targata 1978, con il quale il tuo percorso umano e professionale si incrocerà più volte entrando nella leggenda………

Addio Pablito:  PERUGIA……INCUBO……E RITORNO IN BIANCONERO…………..

Sei ormai diventato una star, Juve e Vicenza si giocano la tua comproprietà alle buste e, ad una cifra astronomica e scandalosa per l’epoca, rimarrai lanerossino solo per un’altra triste stagione in cui, le tue quindici reti non basteranno ad evitare una incredibile retrocessione.

Resti nella massima serie alla corte del Perugia, provinciale ambiziosa, che per accaparrarti mette su un teatrino commerciale dando luogo alla genesi della sponsorizzazione sulle maglie che da quell’anno in poi resteranno uno del leitmotiv del calcio moderno.

Hai a malapena Il tempo di immergerti in questa nuova dimensione, disputando un dignitoso inizio stagione, ma vieni ahimè travolto dallo tsunami del calcio scommesse sul quale si sono scritti fiumi di inchiostro, spesso a sproposito.

Rimani esterrefatto ed incredulo, ma la sentenza sportiva è di quelle dure: un incubo che ti terrà fuori due anni dal calcio giocato, è un marchio di infamia che ti farà venire voglia di mollare tutto.

Anche qui però mamma Juve sarà pronta a tenderti la mano:

Boniperti ti vorrà alla sua corte per riabilitarti e rimetterti in pista, hai solo ventiquattro anni e il meglio deve ancora venire………

Addio Pablito:  TRAPATTONI……………..BEARZOT……..E PABLITO…………

Siamo nel torrido 1982, anno del tuo rientro al calcio giocato con tanto di Mundial alle porte.

Sei nella Juventus targata Trapattoni, quella del blocco azzurro nel quale torni a far parte il 2 maggio 1982 nella trasferta di Udine in cui riassaporerai la gioia del gol.

Solo un folle visionario ti avrebbe convocato in Spagna, ma quell’uomo che ha creduto in te ridandoti la vita e il posto che meriti dopo fango e offese esisteva davvero, il suo nome era Enzo Bearzot.

Contro tutto e contro tutti ti ha aspettato, masticando critiche feroci che non ne hanno scalfito né la forza e né l’orgoglio e, dopo lo scempio di Vigo, tu hai deciso che fosse giunto il momento di risarcire umanamente questa fiducia.

Sei gol in quattro partite, capocannoniere del mondiale e pallone d’oro, una nazione in delirio alla quale Pablito ha donato attimi di gioia indelebile……..

Campioni del Mondo…

..Campioni del Mondo…

…Campioni del Mondo……

Addio Pablito: GIOIE E DOLORI…..TROFEI E DISSAPORI……..

Sei entrato di diritto nella storia del calcio nazional-popolare

La tua stella brilla nel firmamento dei bomber mondiali più acclamati e conclamati di sempre.

Non ti resta che ributtarti a capofitto nel tuo club per raccogliere i trofei che a livello continentale ancora ti mancano.

Arrivano Boniek e Platini e in pochi anni raggiungerai un altro scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e la prima ambita e nefasta Coppa dei Campioni nella tragica notte di Bruxelles.

Stagioni immense, ma non facili per l’atleta Paolo Rossi:

Sei snaturato dal tuo ruolo, giochi progressivamente meno venendo spesso sostituito, i tuoi rapporti con la dirigenza cominciano a scricchiolare, l’ambiente Juve, a cui devi comunque tanto, comincia a starti stretto e decidi di cambiare di nuovo aria tornando tra le braccia del Milan targato Giussy Farina che avevi già avuto negli anni vicentini……………

Addio Pablito:  ACCIACCHI E RITIRO………………CELEBRAZIONE DEL MITO……..

Alla soglia dei trent’anni i ripetuti infortuni e le ginocchia di burro cominciano a farsi sentire, la stagione rossonera è condita da poche presenze e pochissime reti.

Sei il lontanissimo parente del predatore d’area dei tempi d’oro e l’anno successivo rientri nello scambio con Galderisi vestendo la casacca scaligera per un’ultima anonima stagione agonistica, dopo la quale il tuo fisico esausto ti chiede di lasciare.

Tredici anni di calcio giocato e vita vissuta, tra vette inesplorabili e cadute negli abissi degne di un romanzo, a cui si aggiungeranno celebrazioni e riconoscimenti tra le leggende delle Hall of Fame di tutti i tempi.

Il tuo volto familiare con quell’aria un pò timida e malinconica ci ha accompagnato negli ultimi anni, in cui hai svolto il ruolo di opinionista, lasciandoci quell’amaro in bocca che la tua dipartita così repentina ha generato in tutti noi che ti ricorderemo sempre come un uomo vero, che ha saputo reagire da par suo a tutte le prove affrontate nella vita.

Con Gaetano ed Enzo ti sarai ritrovato lassù, e finalmente potrete godervi in pace, rivivendoli, i ricordi dolcissimi che non smetteranno mai di pulsare nei nostri cuori………

Riposa in pace Paolo…….e grazie, grazie davvero…………….

Fabio Bandiera

Tempo di lettura: 1’30”

Foto tratta da: https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/2020/12/10-77230126/paolo_rossi_e_le_ultime_volont_ricordatemi_cos_

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