Allenare la mente al dubbio

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di Gaetano Buompane

In uno studio effettuato nel 2015 è stato presentato ad un gruppo di persone la situazione ipotetica in cui un’automobile guidata da una intelligenza artificiale sta per investire alcuni pedoni ed è stato chiesto loro come la macchina si sarebbe dovuta comportare.

La maggior parte rispose che avrebbe dovuto salvare la vita dei pedoni e sacrificare quella del proprietario del veicolo.

Allo stesso gruppo di persone è stato poi domandato se avrebbero comprato un’automobile programmata per sacrificare il proprietario in un certo tipo di situazioni. La maggior parte di loro rispose di no.

In pratica è la versione aggiornata del vecchio dilemma del carrello, l’esperimento concettuale di filosofia etica del 1967 secondo il quale un individuo incaricato di azionare lo scambio dei binari deve scegliere in poco tempo quale direzione debba prendere un tram senza freni, se andare ad investire un gruppetto di cinque persone oppure deviarlo sul binario dove ne investirà solo una.

Le continue rivoluzioni in campo scientifico, le nuove scoperte e i passi da gigante dell’uomo nel campo della biotecnologia, solo per fare qualche esempio, dovranno essenzialmente essere oggetto di riflessioni filosofiche.

Se nel 2015 la situazione della macchina automatica poteva ancora essere ipotetica, oggi, solo sei anni dopo, lo scenario non sembra più così assurdo.

In men che non si dica i governi e le case automobilistiche dovranno risolvere questa serie di problemi etici per poter impartire ordini precisi alle intelligenze artificiali che gestiranno le auto e il traffico sulle strade delle città del futuro.

Insomma, l’esperimento mentale del tram, che allora non si intendeva realizzare nella pratica, dovrà al più presto essere applicato ad esperimenti scientifici di laboratorio.

Si pecca di ingenuità se neghiamo che sia verso questo futuro che la scienza ci sta portando. E non è detto che in questo caso sia un male.

Più di 1 milione di persone ogni anno muoiono sulle strade di tutto il mondo per causa di autisti distratti, nervosi, ubriachi, ossia per condizioni umane che non sono calcolabili e dettate dall’irresponsabilità. Potremmo imporre corsi severissimi e intensivi di etica e morale per ogni nuovo patentato, ma sulle strade continuerebbe a prevalere l’irrazionalità dei sentimenti.

Le automobili a conduzione autonoma obbediranno a parametri di guida seguendo gli algoritmi delle loro intelligenze artificiali. Non potranno evitare incidenti, ma in specifiche occasioni faranno esattamente quello per le quali sono state programmate, seguendo specifici dettami di “etica stradale” precedentemente stabiliti.

E se è vero che sostituiranno gli uomini alla guida, dovranno essenzialmente essere migliori e più affidabili.

Quindi, come non concordare con Yuval Noah Harari che nel suo 21 lezioni per il XXI secolo si domanda: “Preferiremmo che l’auto dietro la nostra fosse guidata da un adolescente ubriaco o che fosse guidata da una equipe formata da Shumacher e Kant?”.

Così, a parte le indubbie applicazioni della filosofia (e di tutte le sue declinazioni) a lato della scienza e delle nove tecnologie, ecco che l’espressione “vivere la vita con filosofia” comincia finalmente ad assumere un significato preciso, che niente ha a che vedere col pregiudizio secondo il quale filosofeggiare voglia dire avere la testa tra le nuvole o prendere la vita con spirito scanzonato, lontano dalle preoccupazioni del mondo, così come qualcuno sempre suggerisce quando siamo immersi nei guai.

La proposta di inserire lo studio della Filosofia fin dalle scuole per l’infanzia e poi negli istituti tecnici e professionali non può che essere ottima, per tornare a stimolare fin dalla tenera età le persone a ragionare, a trovare relazioni con gli altri, a condividere e analizzare problematiche comuni sotto diversi punti di vista.

Perché pare proprio che questo sia il problema dilagante della nostra società, anche alla luce di quello a cui assistiamo tutti i giorni.

Allenare la mente al dubbio, alla riflessione, a porsi sempre domande, per sviscerare i problemi e analizzare tutte le possibili soluzioni, è diventata una urgenza sociale.

Essere filosofi, riuscire cioè a smontare i piccoli e grandi dilemmi della vita e osservarli a fondo scoprendone meraviglie o orrori invece di condividerli ciecamente, è senza ombra di dubbio uno dei modi più efficaci per la salvezza.

La filosofia non è semplicemente apprendimento, ma anche uno stimolo per la conoscenza.

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Foto da Pixabay

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