Consapevoli e meno ignoranti nel post lockdown 

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Post Lockdown:

Tanto più sappiamo, tanto più ci rendiamo conto della nostra ignoranza”,
Karl Popper

“Servono persone consapevoli, come si è visto in questi mesi durissimi: dove i cittadini erano adeguatamente informati, le reazioni sono state adeguate, responsabili”, Mauro Bonazzi  filosofo da Il Corriere della sera Pianeta 2020 del 24 maggio 2020

di Claudio Razeto

Fakers, imbonitori, ciarlatani, provocatori, gente a caccia di pubblicità e notorietà.

Il Coronavirus non ha sfoltito la pletora di cialtroni e di ignoranti che imperversa in ogniddove.

Un tizio in fila al supermercato senza mascherina né guanti. Lo invitano ad uscire.

Lui non risparmia la litania negazionista.

È tutto un complotto. Sono fandonie messe in giro dagli scienziati.

Sono sano come un pesce, non contagio nessuno.

Dopo tanta disciplina da lockdown cominciano le polemiche.

Anzi, ricominciano.

Post Lockdown:

In molte città, la prima reazione alla fine del lockdown e alla libera uscita, è stata una movida incontrollata.

Senza mascherine e protezioni.

Tutti in piazza o ai tavolini dei bar senza troppe preoccupazioni.

Le linee guida date dalle autorità, a volte non chiarissime, non sono state sempre rispettate.

Tanti dei trasgressori hanno giustificato il loro comportamento, negando il problema. Si è sentito dire:

  • il virus non esiste
  • le mascherine non servono
  • il Coronavirus è passato
  • è un complotto per tenerci chiusi in casa
  • tanto si ammalano solo gli anziani.

Non senza tensioni e discussioni, sui media, ma anche tra cittadini.

Nel Paese che vive di contrapposizioni, si ricomincia a dividersi e litigare.

Post Lockdown:

È diventato virale, online, il video di una signora che rimprovera un vicino su un treno ad alta velocità, per il mancato utilizzo di protezioni anti virus nel vagone in viaggio.

https://www.panorama.it/video/lite-treno-donna-mascherina-ragazzo-frecciarossa

Liti, scontri. Menefreghismo e scarso senso di responsabilità verso se stessi e soprattutto verso gli altri.

E la politica ci mette del suo.

Alimentando questi scontri.

L’ultimo quello dei gilet arancioni, riuniti in piazza a Roma.

https://www.money.it/Gilet-Arancioni-chi-sono-cosa-vogliono-Pappalardo-coronavirus

Alla guida Antonio Pappalardo, un ex generale dei Carabinieri in congedo.

Ha già fatto parlare di sé in passato e ora ci riprova.

Attaccando il Governo, l’Europa, negando la diffusione del Covid-19 e la necessità delle mascherine.

Aveva già contestato in passato gli sbarchi a Lampedusa, la legittimità dell’attuale esecutivo, persino alcuni vaccini.

https://youtu.be/49QTGnzH6pk

Eppure tutto servirebbe in questo momento tranne la solita divisione in fazioni.

Post Lockdown:

Il virus c’è stato, purtroppo. E anche i morti.

Negarlo non serve a nulla.

La malattia ha colpito duramente alcune regioni italiane.

Ma sta facendo strage nel mondo. A partire dal Brasile dove il negazionista Bolsonaro sta assistendo, senza far nulla, alla morte di migliaia di persone.

Compresi gli indios dell’Amazzonia già martoriata dagli incendi.

Negati, anche questi, dall’illuminato Presidente.

Anche Trump dopo aver negato la virulenza del Coronavirus, ha dovuto fare marcia indietro fronteggiando la malattia.

Addirittura dapprincipio si organizzavano party per contagiarsi e diventare, secondo loro immuni, come se il Coronavirus fosse il morbillo o la varicella.

https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/2020/05/06/gran-bretagna-nel-regno-dei-morti-ora-si-evoca-una-commissione-dinchiesta_aaabac82-7dcf-4fa1-89b0-5098d71bcf09.html

L’impennata dei morti ha fatto presto cambiare idea alla maggioranza degli americani travolti dal virus e dalla insufficienza di strutture sanitarie.

Post Lockdown:

E poi le rivolte per la morte di George Floyd in uno degli anni più neri della storia americana. Comprovati da foto e video.

La Svezia, uno dei paesi che ha negato l’esigenza del lockdown, ha avuto un alto numero di morti che ha fatto rivedere l’atteggiamento iniziale.

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2020/06/04/la-svezia-ora-fa-mea-culpa-e-ammette-troppi-morti_821b6d7e-9145-43a5-8a32-2529cba6c9e6.html

In Gran Bretagna, dopo un atteggiamento iniziale negazionista, il ricovero del premier Boris Johnson ha cambiato le regole costringendo il Regno Unito alla chiusura totale.

In Italia la situazione si sta stabilizzando.

La maggioranza di noi si è adattata molto diligentemente alle regole della cosiddetta Fase1 fino alla Fase3.

L’era post Covid-19.

Post relativamente perché secondo i virologi la malattia è ancora fra noi.

Se una mascherina protegge da una malattia e dalla sua diffusione tanto vale metterla.

Eppure i negazionisti “navigano” fra noi cercando di diffondere il loro verbo soprattutto sul web.

Il lockdown che ci ha costretti in casa per tre mesi, sembrava avesse spazzato via tanto ciarpame pseudo scientifico.

Assurdità che, in spregio alla libertà di espressione del pensiero, hanno purtroppo continuato a circolare.

Post Lockdown:

Non aiutano la chiarezza e la trasparenza gli scontri tra scienziati.

Come quello innescato di Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano, che affermando la fine del Coronavirus ha scatenato un vero vespaio scientifico.

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/05/31/zangrillo-clinicamente-il-coronavirus-non-esiste-piu-_5653a17f-dd88-44c3-ad28-1c5a84449be2.html

Il dibattito ha dato fiato a chi non vuole più usare la mascherina e le protezioni anti Covid.

E la supposta notizia è stata data da un singolo dirigente sanitario che per quanto professionalmente preparato, non rappresenta la comunità scientifica.

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/05/31/zangrillo-clinicamente-il-coronavirus-non-esiste-piu-_5653a17f-dd88-44c3-ad28-1c5a84449be2.html

Dare un annuncio del genere, con queste modalità, lascia come minimo perplessi.

E dà forza a chi vorrebbe chiudere la vicenda della pandemia con un corale “libera tutti” che riporti all’epoca pre virus così.

Come se niente fosse.

Come dire che la guerra è finita mentre il nemico ci sta sparando addosso.

Purtroppo,  non è finita finché non è finita.

Post Lockdown:

Ma cosa accomuna tanti eventi ed atteggiamenti in tutto il mondo?

Sicuramente la malsana cultura dell’ignoranza.

Che della confusione e della poca chiarezza si alimenta.

Il mondo è pieno di ignoranti che, come diceva Umberto Eco, oggi hanno la parola.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2015/06/10/eco-web-da-parola-a-legioni-imbecilli_c48a9177-a427-47e5-8a03-9ef5a840af35.html

Un diritto garantito dalla democrazia e dalle libertà che essa consente.

Ma che viene spesso abusato e male utilizzato.

È normale voler comprendere cosa stia succedendo.

Soprattutto davanti a eventi traumatici come quello che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo.

Ma non ci si può basare, per farsi un’idea, su quello che sentiamo in giro o leggiamo sul Web facendo zapping da un sito all’altro.

I siti sul web non sono tutti uguali.

Il fatto che internet, con i suoi motori di ricerca, sia costantemente in caccia di dati e audience finalizzati a venderci qualcosa (da una polizza assicurativa, a una vacanza, da un’auto a una maglietta) non ne fa un media di assoluta trasparenza.

Un po’ come farsi una cultura guardando solo spot pubblicitari o il vecchio Carosello tv.

Ci sono opinioni e ipotesi fondate, che si reggono sui dati e riescono a offrire una spiegazione convincente della realtà che ci sta intorno – ha scritto il filosofo Mauro Bonazzi – e  ci sono opinioni e ipotesi infondate, che dipendono esclusivamente dalla presunta autorità di chi le difende”.

Bisogna saper distinguere.

Dividere i millantatori dalle persone serie.

Chi ha studiato da chi non lo ha fatto.

Gli esperti veri, da quelli auto-dichiarati tali.

Se non sappiamo quello di cui parliamo, la colpa è solo nostra.

Della nostra ignoranza alimentata da fonti altrettanto ignoranti e disinformate.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/03/11/da-vitamina-c-a-cipolla-crescono-le-fake-news-sul-virus-_15a52353-ba09-4dbd-adc2-77f7f5c4a1ff.html

Un tempo la cultura, la conoscenza, erano esclusivamente riservate alle classi dominanti.

Non è un caso che i regimi anti democratici siano da sempre contrari alla cultura diffusa e libera.

Una delle prime brutture del nazismo fu bruciare libri e proibire opere d’arte definite degenerate.

Noi oggi abbiamo accesso a una massa di fonti inimmaginabili solo 20 anni fa.

Tutto on line, quando non nelle librerie.

E poi giornali, magazine, corsi di studio.

Cinema, televisione, teatro.

Che a molti mancano tanto, con questo isolamento forzato.

Anche internet se ben utilizzato è una fonte di conoscenza fantastica.

Ma, come in un’edicola, si sceglie cosa leggere, così internet presuppone la capacità di selezionare i contenuti e soprattutto le fonti a cui si accede.

Siti seri, certificati no fake, impegnati nella lotta alle bufale.

Chi si ferma al titolone strillato resta alla buccia delle notizie.

Chi legge solo notizie e considerazioni, con cui concorda, assimila conoscenze superficiali.

Non approfondisce.

Cosa che oggi, davanti a queste sfide storiche, non ci possiamo più permettere.

Dobbiamo:

  • informarci
  • sapere
  • capire quello che ci succede intorno.

E adottare comportamenti adeguati e responsabili.

C’è chi è morto per andare a una festa o a un funerale.

E chi ha infettato persone, andandole a trovare di ritorno dalla Cina.

Perché non sapeva. O non si era informato.

Noi italiani siamo un popolo strano.

Siamo capaci di rispettare le regole in massa. Come col lockdown.

https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2020/05/26/istat-sette-italiani-su-dieci-mai-usciti-durante-lockdown_20fe4906-f936-4ba9-a81e-2d7b66902790.html

Salvo poi, non tutti, eluderle con un’atteggiamento da anarcoidi alla moda.

Questo genera disobbedienze, più o meno civili, che comprendono:
  • non pagare le tasse se possibile
  • costruire case, manufatti, capannoni in zone vietate
  • saltare file e liste di attesa
  • disfarsi di rifiuti e spazzatura per strada o persino nei fiumi o nei parchi
  • fumare fin sotto o davanti al cartello di divieto persino in zone ospedaliere
  • buttare cicche di sigarette, bottiglie di plastica lattine dove capita
  • disfarsi di guanti e mascherine nella stessa maniera
  • rivolgersi all’amico dell’amico magari per vedersi riconosciuti servizi che spetterebbero di diritto.

E tanto altro.
Con la tendenza italica di fare i furbi.
E fregarsene.

La mancanza di rispetto per gli altri, unita all’ignoranza, genera tanti comportamenti che vanno dal riprovevole all’illegalità.

Ma, a volte, questo succede, anche per la mancanza di chiarezza, da parte delle autorità chiamate a far rispettare quelle regole.

Prendiamo le mascherine.

Tanti ragazzi in piazza senza protezione.

Manifestazioni con distanze assolutamente non rispettate.

Le autorità multano un bar per non aver rispettato la distanza tra due tavolini.

Ma poi non fanno una piega se uno butta una sigaretta per strada come se gira senza mascherina.

Questo con applicazioni, severità, sanzioni diverse da una città all’altra.

Un clima di incertezza generale che non aiuta ad essere rispettosi.

E la mancanza di sanzioni e regole certe nella loro applicazione.

Da Regione a Regione, persino tra lo Stato centrale e le autorità locali.

Si legifera in quantità.

Su tutto. Ma poi non si fanno rispettare quelle leggi.

Salvo poi mettere autovelox “a tradimento” magari con limiti di 20 chilometri orari per “gabbare” l’automobilista ignaro di passaggio. Persino in autostrada.

Il Coronavirus ci ha resi più consapevoli di quanto sia importante sapere, conoscere, informarci per comprendere le regole – quando sono logiche – che ci vengono imposte.

E a cui ci dobbiamo adeguare. Che ci piaccia o no.

Se le mascherine sono obbligatorie che lo di dica chiaramente.

E sanzioni chi non le usa.

Se non lo sono, lo Stato faccia risparmiare a tutti, soldi e sacrifici.

Le regole sono regole. Non opinioni. Non ipotesi.

Regole che richiedono informazioni chiare per cittadini consapevoli e avveduti.

Questo impongono i tempi.

Informazioni chiare e regole uguali per tutti.

Per migliorare e reagire.

Questo dovrebbe averci insegnato il lolockdown e la drammatica vicenda del Coronavirus.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

Foto tratta da: https://www.idealista.it/news/finanza/lavoro/2020/04/24/139802-fase-2-e-riapertura-uffici-sei-consigli-per-gestirla-al-meglio

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